Italia in attesa di chi e che cosa

Italia in attesa di chi e che cosa

Come in cielo così in terra, dacci la nostra perturbazione quotidiana. Le perturbazioni atlantiche ci hanno preso gusto, una ne va e  l’altra la rimpiazza a stretto giro di vortici anticiclonici  e  non vorremmo essere rimproverati dal  simpatico  colonnello  Giuliacci  per l’eventuale  inesattezza  della nostro indice meteo.

Qui sotto,  di pari passo,  i vortici della politica  ci risucchiano a colazione, pranzo e cena.  Da una parte  Letta, quel caro  “ragazzo”  con la faccia pulita, ci conforta  dandoci per scontato  uno stiracchiato  1%  di  ripresa del Pil a fine 2014. Ma, sulla scia montiana,  resta legato mani e piedi  alla politica di austerity  dettata dai cugini d’Oltralpe. Lui ce la sta mettendo tutta.  Sicuramente  ci crede e noi  gli concediamo  e  ci  concediamo un margine di speranza. Ma il tempo stringe  e  le cose vanno prese per i capelli  perché parlano i dati di una crescente disoccupazione giovanile  per  il prossimo anno.  Di  stretta economia non ci capiamo un’acca, ma come è possibile un minimo di crescita se le  imprese non si… riprendono con tutto quel che segue?

Giorni fa ha parlato un piccolo imprenditore, costretto a rifugiarsi in Albania con baracca e burattini. Là ha trovato  le condizioni più favorevoli del momento, dove c’è gran fervore di sviluppo e zero vincoli fiscali e burocratici. Tanto che ha già potuto comprarsi una villetta con giardino e una macchina nuova.
Ed ecco che  qui sopravviene il presidente  INPS Mastrapasqua  a rimetterci in fibrillazione  per i suoi conti in  profondo rosso.  Ma il Ministro dell’Economia  Saccomanni,  “cuor contento”  della situazione per  il  sorriso sempre stampato sulla bocca,  si affretta  a tranquillizzare  gli italiani, pensionati, esodati e quant’altri fruitori di un assegno mensile più o meno legittimo, che si tratta di quisquilie e pinzillacchere, cioè  di un  semplice “ problema tecnico”…  come quello di  sturare un lavandino. Chi idraulico chiameranno? E quanto si farà aspettare?

Poi  arriva davvero un esperto di non so quale organismo, il quale, con la faccia  da gufo,  un muscolo che non si muove  e  cifre alla mano, dichiara che  “l’Italia morirà” (sic!).  Secondo lui non  c’è  via di scampo e lo dice tanto  convinto che anche noi ci convinciamo di una convinzione già sottopelle.  Sballottati tra la realtà che tocchiamo con mano e i pasticcini avvelenati  della propaganda,  navighiamo tra l’oggi e il domani perché domani l’altro è un’incognita.
Il popolo non deve sapere fino a che punto stiamo sull’orlo del baratro.
Grillo  continua a  imbestialirsi nel sacro furore  di  denuncia  populista, ma  ci vuole fuori dall’euro. Eureka, è la soluzione di tutti i nostri mali, così navigheremo da soli con il portamonete alleggerito da tutti quei centesimi  e la moneta-carta del valore della cartapesta.  Ma tanto ricchi dentro. Ricchi di un patrimonio artistico che non trova sponsor  per  i restauri.
Lo zoo della politica  ci estenua col  suo bestiario di delfini,  falchi  e colombe, che ci sembra una  lunga  puntata del  “Kilimangiaro” della Colò.  Chi e che cosa dobbiamo attenderci, se  dentro lo stivale italiano  c’è un millepiedi  impazzito?

di Angela Grazia Arcuri
15  novembre 2013

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