MORALISTI NOI?

di Angela Grazia Arcuri

Non è la prima volta, in questi ultimi anni, che la  C. E. I.  (Conferenza Episcopale Italiana)  si pronuncia contro il diffuso degrado dei costumi. E’ di giorni fa l’ultima ed  energica “bacchettata” del Cardinal Bagnasco che, occorre ammetterlo, ci trova tutti, ma proprio tutti, consenzienti. E quelli che fanno muro agli strali del cardinale sono infine solo coloro ai quali il discorso torna assai scomodo.

   Ci sentiamo laici, persone libere per scelta da ogni confessione religiosa ( e politica ) e riteniamo di  interpretare la morale come ci suggerisce la nostra coscienza più profonda e non secondo gli insegnamenti  provenienti da questo o da quel  pulpito. Ci sentiamo spesso molto critici verso  i  proclami antiprogressisti della Chiesa cattolica,  ma stavolta la sua voce coglie nel segno in un momento tanto delicato per gli equilibri del nostro Paese. Quando ci vuole, ci vuole!  Oddìo, ci viene anche il dubbio che il Vaticano, visto l’allontanamento della massa dai banchi delle parrocchie, voglia solleticare la gente nel punto debole del momento, compartecipando alla sua ira funesta al fine di riportare a sé il gregge sparpagliato.
   Stiano come stiano i disegni nascosti, l’intervento della Chiesa appare ora un forte deterrente, opportuno come non mai  in questi nostri, sciagurati frangenti. La corruzione dei costumi, da che storia è storia, ha sempre portato allo sfascio degli Imperi. E allora è il momento di parlare di  morale a coloro che  accusano certa parte degli italiani di “moralismo”. E’ questione di scelta: si è morali o immorali. Lasciamo l’analisi filosofica a chi di competenza, seguendo un semplice percorso di ragionamento
   Chi dice di  poter “ essere libero di fare ciò che vuole”, lo faccia.   Ma attenzione, questa sua libertà ha un limite assai sensibile, il muro  della “responsabilità”, quella verso se stessi e verso gli altri.  Quando nelle tue azioni coinvolgi  l’esistenza di chi sta oltre quel muro virtuale,  allora  la tua vantata libertà va a farsi friggere.  
   Il discorso vale anche per chi sappiamo, il quale si sente colpito e bistrattato dal Paese intero. Non ci meraviglia più di tanto se un qualunque miliardario si concede degli svaghi “particolari”. Ne è pieno il mondo. Non ci meraviglia nemmeno che gli oggetti dei suoi svaghi siano delle minorenni. Che gli uomini preferiscano “la carne fresca”, anzi freschissima, ce lo  insegna la storia. Non ci meraviglia nemmeno che un uomo ultrasettantenne abbia tanta vitalità. Non è l’unico… e che Dio “glielo conservi”!  Ma se il qualunque miliardario ricopre una delle più alte cariche dello Stato, ecco il muro delle responsabilità.  I cittadini, e specialmente i giovani che stanno attraversando un periodo tanto critico per la crisi occupazionale, guardano al Presidente del Consiglio come al buon padre di famiglia,  che  deve dare ai suoi figli il buon esempio e non la lampante dimostrazione che i soldi, e tanti,  si possono guadagnare nel più facile dei modi e non facendo la fila all’Ufficio Collocamento.
    Sono discorsi moralistici? Bene, meglio moralisti che immorali. “Fatti non fummo a viver come bruti, ma per seguir virtude e conoscenza”, ci insegnava padre Dante. Ma qualcuno conosce più il significato di “ libertà morale”, presi come siamo nel vortice del moderno relativismo ?  “Libertà va cercando ch’è sì cara….”, non la libertà  di fare il proprio comodo, ma quella  che ci libera dalla  schiavitù di arrenderci senza limiti  all’attrazione  del Dio Sesso e  del Dio Denaro.
   Noi “moralisti”, gente comune che vive delle piccole e sane cose di ogni giorno,  siamo  stanchi  di tutto ciò che vediamo e sentiamo,  stanchi di preoccuparci del futuro dei nostri figli, stanchi dei corrotti e dei corruttori che stanno trascinando  il Paese in una pericolosa spirale di non ritorno.

 

30 settembre 2011

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