CHI E’ SALVATORE PAROLISI’ ? ( analisi di un uomo )

di Angela Grazia Arcuri

Assediato dalla gogna mediatica, e assediati noi, divenuto il personaggio più vivisezionato di un “Crimen” 2011  (i più anziani ricorderanno questo tabloid a tinte scure degli anni ’40), l’aitante protagonista di un fattaccio orrendo tormenta i nostri approcci televisivi quotidiani.

Ce lo vediamo continuamente caracollare sulle spianate di Colle San Marco, nei jeans stretti e piumino azzurro col cappuccio orlato di pelo di cane, occhialoni Ray Ban,  ampi gesti teatrali di chi sa di essere ripreso dalle telecamere: classico prodotto dei tempi ,  lui pencolante tra l’eredità di una cultura paesana di un centro  come Somma Vesuviana, l’impatto con l’ambiente duro delle missioni in Afghanistan e il quotidiano professionale nella famigerata caserma di Ascoli.  Una tempra forte sa reggere certi contrasti esistenziali, Salvatore Parolisi si lascia travolgere dalle sue fragilità endemiche. Quando si conquistano certi traguardi, il più immaturo  trova  in agguato il pericolo dell’onnipotenza, del disprezzo delle convenzioni, dell’azzardo. Yes, I can.

 

   Già prima di conoscere Melania, era noto  in paese per la sua spiccata propensione verso “ ‘e femmene”. Non ha fatto in tempo a sposarsi che già  tradiva. Gli andava stretta quella moglie, pur bellissima, ma ancora legata  al clichè  delle sdolcinatezze da fotoromanzo, delle conventicole da parrucchiere di paese, forse troppo banale a fronte delle sue nuove, mascolinizzate conquiste presso la caserma. Ma se un uomo il tradimento ce l’ha nel sangue, tradirà comunque, non hanno retto i cuoricini di Melania né avrebbero retto tutte le soldatesse di questo mondo, nemmeno l’algido e seducente sguardo di una Ludovica.

   Di uomini come lui ce n’è tanti  in giro, fedifraghi, quaquaraquà, saltimbanchi, uomini capaci di barcamenarsi in situazioni sentimentali parallele con grande disinvoltura, incapaci di  prendere di petto le situazioni.  Vedi Parolisi e sembra il ritratto dell’innocenza, lo sguardo buono, i tratti somatici dai  contorni  ovali , ben lontani  dai prototipi delinquenziali del Lombroso!… Però, poi,  viene tradito da certi atteggiamenti espressivi che vanno  a  sconfessare tutto l’apparato delle  bugie e sotterfugi: vedi la voce lamentosa, il singhiozzo represso, il voler suscitare compassione con un incipit lacrimale che stenta a sciogliersi dagli occhi, ove la sua maggiore preoccupazione sembra quella di salvare la faccia davanti al giudizio della gente. E l’intercettazione di quei suoi soliloqui  autoreferenziali in automobile, tipo “…Perchè, perché l’ho fatta andare sola…da quelli!?”. Basta un’ammissione del genere, per uno squarcio di verità vera.  E tu che avresti fatto, caro Salvatore? Ti sei tenuto alla larga, lasciando Melania al suo destino? Ladro è chi ruba e chi tiene il sacco e tu di sacchi ne stai reggendo troppi.

   Parolisi è  colpevole di aver tradito Melania, colpevole di essersi lasciato coinvolgere negli ingranaggi perversi di una caserma, colpevole di aver trascinato una moglie, rivelatasi molto coraggiosa e determinata, ad esporsi in una brutta e pericolosa faccenda.  Sapeva, era d’accordo con questi fantomatici assassini, erano mandanti mandati da lui o da chi o soltanto interlocutori di Melania che voleva sistemare le cose, forse intimorendo ingenuamente dei balordi disposti a tutto pur di farla tacere?

   Chi sei, Parolisi? Un  imbelle, un guardone degli ultimi momenti di tua moglie? Anche tu l’hai ammazzata….e, se così stanno le cose, sempre nel dubbio,  molto meglio che fossi stato tu personalmente ad alzare il coltello.

 

24 settembre 2011

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