A NODO MIO

di Cinzia Albertoni

Ogni mattina stringersi attorno al collo un nodo scorsoio. E’ la condanna del maschio. Impalato davanti allo specchio, l’uomo deve scegliere e abilmente annodare quel capestro velleitario che molto dirà di lui per tutto il giorno. Poiché la vanità non è un’esclusiva femminile, la scelta può essere lunga e sofferente, messaggera di ansie e dubbi.  Fortunatamente le bizzarre evoluzioni della moda, regalando agli individui maschili una variegata selezione di tessuti e fantasie, li hanno ormai salvati dalla tetraggine della classicità. Se gli abiti rimangono reclusi nelle galere cromatiche delle grisaglie di vigogna, dei principi di Galles, del fumo di Londra e dei gessati malavitosi, le cravatte esultano esibendo, sullo sfondo di viola cardinalizi, di verdi pisello, di gialli canarino: arabeschi turchi, razze canine e ornitologiche, emblemi ippici, nodi marinari,  righe e pois, mappe geografiche, pentagrammi, mongolfiere, equini, bovini, suini.

 

Per chi non osa, c’è la classica minuteria che va sempre bene.

Questo serico relitto borghese, per quanto abbia visto celebrare in più occasioni le proprie onoranze funebri, non è per niente defunto. In ufficio, in televisione, in treno, in aereo, ai matrimoni, ai funerali, ai rendez-vous platonici o erotici, esso distingue l’uomo elegante, dacché…. l’abito fa il monaco.

Il diktat dell’eleganza impone che il nodo non sia allentato e che non si scorga il bottone sottostante, errori da evitare a costo di rimanere impiccati per tutto il giorno. Vietato anche infilare l’indice nel groppo per allargare la presa d’aria e favorire  movimenti respiratori.  Del resto se le donne si tengono addosso guaine corazzate, armature per sostenere seni e glutei, tacchi a rischio di tracollo e body asfissianti per piacere agli uomini, è un fatto altrettanto sacrosanto che gli uomini vivano in apnea per conquistare il gentil sesso.

 Cravatte infagottano anche qualche collo femmineo, non solo di virago dedite al sado-maso ma anche di hostess, impiegate, commesse, che seppur non arrivando all’arditezza di George Sand che le abbinava a sigaro e bastone, ricevono comunque dall’imbelle cappio un camuffamento virile.

Per par condicio, ora gli uomini si depilano con la ceretta.

Quelli che si tengono il torace irsuto, possono aspirare al papillon, cravattino acconcio alle forti personalità, ai compiaciuti di sé che si amano come sono.  I più disinvolti lo indossano tutti i giorni, i più azzimati lo abbinano al colore dei boxer.

C’è poi il problema del nodo. Quello del farfallino richiede un virtuosismo raro, quello della cravatta si risolve in quattro inderogabili mosse: incrocio, infilo, incastro, tiraggio, un poker d’abilità che va insegnato ai maschi precocemente, ancora imberbi, onde evitare grottesche manovre protratte fino alla senilità.

E chi la cravatta non la sopporta ?  Non tutti soggiacciono all’incomodo di imbellettarsi  la gola con quell’onnipotente cappio strangolatorio capace di trasformare un insignificante bipede nel Grande Gatsby. Per quanto potere sia riconosciuto a questo frivolo accessorio, non tutti  vi ricorrono per migliorare il proprio look, per ottenere un posto di lavoro, per sedurre una donna o stupire il nemico.

Se poi sia più seducente una camicia abbottonata con il suo inamidato colletto cinto di seta, oppure la sua studiata apertura per far intravedere un petto inorgoglito da masculo pelo, è questione di gusti: femminili, maschili e ibridi.

Comunque vadano le mode, la cravatta sopravviverà, dribblando le metamorfosi del costume e i tentativi di boicottaggio; non andrà mai in pensione e continuerà a tener banco rimanendo un indiscusso simbolo di classe, sia per chi s’accontenta dell’impiego da Monsù Travet, sia per chi ambiziosamente aspira al Parlamento.

Il suo acquisto è un gesto strettamente personale, legato all’afflizione o alla spensieratezza dell’umore, al bersaglio designato, alle location da frequentare,  pertanto il gentleman non può delegare ad altri la sua compra.

Ciò nonostante le donne s’incaponiscono nel farne oggetto di regalo ai propri compagni, ma scegliendola con psicologia femminile raramente c’azzeccano, escludendo a priori che anche l’uomo più tradizionalista e compassato può cambiare i propri gusti e improvvisamente preferirne una vivace e al di fuori dei propri schemi. Se ciò accadesse, essendo la cravatta  un accessorio logorroico, potrebbe spifferare qualche indizio sospetto.

Non ne avesse abbastanza di essere protagonista del guardaroba maschile, dispensatrice di messaggi subliminali, complice in strip-tease, argomento filosofico e test psicologico, può diventare anche aggeggio da agente speciale. In una normale cravatta può infatti essere inserita una micro telecamera che registra suoni e immagini, diventando così parte di un kit di spionaggio portatile. Ma questa è roba per James. James Bond.

 

 Cinzia Albertoni

www.cinziaalbertoni.it

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