SENZA IN MANO UN CALENDARIO…. (il non pensiero di Tremonti)

di Angela Grazia Arcuri

Non siamo politologhi,  nè  tantomeno economisti, ma ci piace fare alcune semplici considerazioni da persone della strada. L’assai recente  “desculpami” pubblico di Tremonti, in merito al reintegro delle festività nazionali del 25 aprile e del 1° maggio (cassate sic et simpliciter con tutte le altre infrasettimanali in seno alla frettolosa manovra), appare come quello di un bambino colto con le mani nel barattolo della marmellata.
Per scusarsi della svista, subito bacchettata dai sindacati, ha dichiarato con  candore davvero sorprendente in chi ha in mano le sorti economiche di un Paese: “Non ci avevamo pensato”.

Diciamolo, una simile ammissione la dice ben lunga sul sistema pressappochistico e raffazzonato col quale si è messa mano a sistemare i conti dello Stato. Ma insomma! Al momento di prendere delle decisioni intorno a un tavolo, in questo caso per quanto riguarda la soppressione di certe festività , volete prendere un calendario in mano?!
Intanto, va subito detto che il capitolo “festività” è solo un granello di sabbia nel mare di tutti quegli oneri, ben più corposi, gravanti sulla finanza pubblica.  Quello non si tocca per non perdere consensi, quell’altro rimettiamolo al posto suo, oggi va bene così, domani  è un altro giorno, dopodomani  è un’altra retromarcia…… Chi paga?  Chi va infine a rimetterci? E’ retorico, i soliti noti….  Gli interventi presentati sono solo dei tappabuchi temporanei, delle “romanelle”, al di là di  interventi strutturali che davvero possano salvare l’economia in una prospettiva a medio e lungo termine. Qui si cerca soltanto di salvare il salvabile al momento giusto per farci scappare il placet dell’Europa. Ma l’Europa ci guarda, ci osserva e non ha poi e più tanta pazienza.
Un suggerimento ci sarebbe. Considerato che la famiglia è in scala un piccolo stato economico, dove il capofamiglia, quando vede che i conti non tornano,  fa la voce alta e si mette a tavolino con carta e penna e, cancella di qui, cancella di là, riesce a far quadrare il bilancio a fine mese, infischiandosene delle proteste e dei piccoli ricatti degli altri componenti familiari, allora…. perché non chiamare a far parte di certe commissioni economiche anche l’esperienza e il buonsenso di un qualunque buon “pater familias”? Siamo sicuri che farebbe assai meglio di certi cervelloni nutriti con le teorie economiche di Keynes, che non hanno mai visto  una borsa della spesa, né mai entrati in un ufficio postale per pagare le bollette. E’ una boutade, ma non tanto…

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