Non più figli di un dio minore

Non  più figli di un dio minore

La chiamano già  “legge Filomena Marturano”. Si tratta del decreto approvato dal Consiglio dei Ministri che  pareggia ogni  discriminazione esistente tra figli naturali e figli legittimi. “ I figli so’ figli e so’ tutti uguali”  recitava  Filomena Marturano  nella famosa commedia di Eduardo De Filippo.  Tempi passati, un  diverso contesto sociale, ma un concetto  morale di grande attualità.

     Figli di N.N.  si diceva un tempo dei  figli nati  fuori dal matrimonio: suonava un marchio infamante quell’ acronimo  pronunciato  quasi sottovoce, causa di  compassione e vergogna. Cosa significavano quelle due lettere che la legge imponeva  sulla carta d’identità? Nomen  Nescio,  relativo  all’identità del padre che era d’obbligo nominare sui documenti personali.  Scaturiva  da  un  principio del  diritto romano  secondo il quale  “mater semper certa est,  pater numquam” ( la madre è sempre certa, il padre mai), per cui, senza il vincolo matrimoniale, il padre veniva considerato inesistente.

    Fu nel 1955 che questo anacronismo  fu annullato  per iniziativa  della parlamentare socialista Lina Merlin, la stessa che passò alla storia italiana per l’abolizione delle “case chiuse” nel 1958,  riforma che negli anni è stata oggetto di  dibattute  “quaestio” sull’opportunità o meno di quell’operazione  che registra ancor oggi  dei  ripensamenti  da parte di… nostalgici.  E Filomena Marturano era  il  personaggio legato  a quelle  “case”  dei  bassi napoletani frequentati da Domenico Soriano, dal quale la donna si fece sposare  con un coraggioso  inganno dopo una vita spesa  a servirlo, ottenendo anche  il riconoscimento  dei suoi tre figli naturali, dei quali solo uno   era  veramente figlio di Don  Mi’. I risvolti della commedia edoardiana sono noti a tutti.

     A distanza di sessanta anni dagli interventi della Merlin,  la legislazione italiana in ambito familiare  ha compiuto nel frattempo  altri passi  assai significativi  con la riforma del diritto di famiglia del 1975, valida  ancor oggi.  Le modifiche più  sostanziali  furono:  – la sola potestà del marito  sostituita  dalla condivisione della potestà  tra i coniugi, equiparandoli;  – in merito al  regime patrimoniale della famiglia  l’ ottenimento della separazione dei beni oppure  comunione legale; – in caso di separazione, l’abolizione di separazione “per colpa” sostituita da  separazione per  “intollerabilità alla convivenza”, più comunemente chiamata “incompatibilità di carattere”.

    Lo snellimento dei codici  registra ora una tappa decisiva. E’ di giorni fa che il  governo Letta ha inviato al Parlamento  un decreto legge in materia di filiazione già predisposto dalla precedente legislatura. La riforma annulla ogni forma di discriminazione tra figli naturali e figli nati dal matrimonio.  L’equiparazione  contiene in sintesi i seguenti  principi :  il diritto all’eredità;  anche i figli adottivi “minorenni” vengono equiparati con esclusione degli adottati “maggiorenni”;  la potestà genitoriale viene sostituita dalla “responsabilità genitoriale”; la figura dei nonni acquista il diritto di mantenere rapporti significativi con i minori; il minore ha diritto all’ascolto secondo i principi dettati da convenzioni internazionali.

    Una riforma, questa, attesa da tutti, un atto dovuto, un’altra pietra miliare per la trasformazione di una società al passo coi tempi.  Ormai da anni la società, a livello globale, ha rivoluzionato i suoi  canoni  di vita ed i figli che nascono sono tutti o quasi figli “naturali”. La realtà ci conferma come la maggioranza delle   coppie preferiscano sottoporsi a un periodo più o meno lungo di rodaggio prima di compiere il grande passo, considerata  l’enorme mole di separazioni e divorzi.  Uno sguardo in giro e ce ne rendiamo conto sia nell’ambiente familiare che amicale  e quanto più tra i personaggi dello spettacolo e della politica.  Non si sente più o quasi parlare di “moglie” o “marito” ma di “compagno” o “compagna”.  Ciò che un tempo faceva scandalo ora è sistema di vita che comporta  delle regole, dei diritti  legalizzati.

     Ce n’è di carne sul fuoco in campo di  diritti reclamati da tutte le parti. Al momento, dare una boccata di ossigeno al mondo del lavoro è una priorità indiscutibile poiché  solo la sistemazione economica della coppia ne favorisce l’unione, anche nel matrimonio, e la stabilità nel  tempo traendone vantaggio  quei figli che non hanno chiesto di venire al mondo.

Angela Grazia Arcuri

Roma 15 luglio 2013

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