Grande Vecchio, ci manchi!

di Mirko Tomasino

In pochi hanno avuto il privilegio di conoscere l’uomo di Fucecchio, il vecchio Indro, nella sua professionalità e nell’esercizio delle sue funzioni. Chi lo ha conosciuto di certo, ha sempre affermato che non avesse un bel carattere, scontroso, irriverente e sempre controcorrente.

Eppure una figura come questa – tre giorni fa è stato celebrato il suo primo decennale dalla dipartita terrena – manca a una nazione come l’Italia, da tempo impoveritasi intellettualmente e priva di figure giornalistiche e accademiche di riferimento.

La storia di Montanelli, è la storia di un giornalista di destra in un Paese che andava a sinistra, in una nazione in preda ai sessantottini e alla loro voglia di rivoluzione in vista di una imminente restaurazione (gli attuali “baroni” universitari sono figli di quel periodo) e di uno strapotere del Pci ampiamente sovvenzionato dalla Russia falce e martello.

Non era facile in quel periodo, e parliamo degli anni ’70, andare a preferire a un Berlinguer qualsiasi un Andreotti, un Moro o un Dc in genere in quanto male minore a un’ondata rossa sempre più dilagante (“Turiamoci il naso e votiamo Dc” diceva Montanelli riprendendo il vecchio adagio di Salvemini), supportata dalle Brigate Rosse e dal neonato terrorismo di sinistra che in alcuni passaggi della nostra storia ha avuto anche il tacito consenso di aree del Pci e dei sindacati “rossi”.

Indro, nonostante l’attentato delle Br, continuava a denunciare, con veemenza, un’Italia pronta a crollare nel baratro pur ammettendo i mali derivanti da una Dc corrotta e incline ai rapporti con la mafia.

Quale eredita lascia Montanelli alla sua morte? I suoi eredi naturali pur ammettendo in numerose interviste i principi base che caratterizzarono l’ideologia montanelliana (conservatorismo, antissessantottismo, propensione alle forze armate negli scontri di piazza anziché ai manifestanti, anticomunismo e  apprezzamenti ai modelli liberaldemocratici) supportano la stampa e la tv di sinistra.

Ma i riferimenti e i modelli spesso tradiscono le azioni e i suoi pupilli non sembrano degli esempi in questo senso. La destra italiana, destra intellettuale degli anni sessanta e settanta  rimane sguarnita senza Indro, e ci sarebbe piaciuto in un momento in cui si ha una destra taroccata e contraffatta al potere, affidarsi a un personaggio rassicurante come lui.

Ma è solo un sogno. Grazie Indro.

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