MATRIMONIO? Vorrei ma non posso….

MATRIMONIO? Vorrei ma non posso….

due rotoli di banconoteLa  marcia  di Mendelssohn   stenta a farsi sentire.  S’odono  invece nell’aria  solo le note dei “chiari di luna”  e magari fossero quelli  di Beethoven.

I nostri giovani  anelano, oh  sì che anelano,  al tradizionale… anello nuziale  (inevitabile calembour),  ad onta dei loro atteggiamenti  modernisti. Il cuore non cambia, ma i sentimenti debbono fare i conti con la realtà.
Per  costruire  il  benedetto “ focolare” ci vuole un lavoro e una casa.  Un tempo  ci si sposava restando a vivere  nelle case patriarcali di una volta  tutti insieme appassionatamente.    Poi, le  moderne coppie calate nel sistema produttivo poterono  affrancarsi  dal nucleo originario con il classico  regalo dell’appartamento  da parte dei genitori più benestanti.  Oggi, mala tempora currunt ed anche i genitori hanno le loro belle gatte  da pelare. Per  una casa occorre il mutuo e per il mutuo occorrono garanzie.  Se il lavoro fisso non c’è, addio casa, addio matrimonio. Ora, la maggior parte delle coppie che si amano vivacchiano come possono ancorati rispettivamente alla casa di mamma e papà, nel ruolo di  eterni fidanzati.  Oppure  convivono  in un  mini-mini  appartamento in affitto, io e te,  noi due soli, sbarcando il lunario con qualche lavoretto  co-co-pro e  l’aiuto dei  rispettivi genitori,  sempre pronti a mettere panni in lavatrice e fare cene  riparatrici  dei frettolosi  lunch  dei giovani   a base di  pizza e panini.   Moderne vittime sociali,  i genitori ormai anziani  se la  sognano di mettersi  spaparanzati al sole della pensione.  E beati loro che ce l’hanno….diranno  molti giovani, ma  fa tanto comodo  quella di mamma e papà.
D’altronde,  esiste  ancora la cultura di indebitarsi per la festa di nozze   e ciò  per gli occhi della gente: l’abito bianco e sfarzoso, la  carrozza di Cenerentola, cerimonia  nella villa storica con centinaia di invitati.  Se poi ci si adegua  giocoforza  ai tempi,  i giovani  meno conformisti si risolvono al  “famolo strano”,  matrimonio  tutti in bicicletta  e  tutti in jeans, rinfresco  in campagna  con bruschette, pizzette  e rustici. C’è modo e modo per arginare la crisi e arrangiarsi  se non si vuole fare a meno di portare al dito quella fede nuziale tanto ambita . E se  il matrimonio non viene fatto in piena consapevolezza  di  sentimenti  e senza una base di autonomia  economica,  ecco l’enorme mole  di  separazioni e  divorzi.

Oggi le ragazze giunte al traguardo  dei trenta o più vogliono un figlio.  Hanno paura di perdere  quel  treno  speciale per le donne.  Ma la crisi non permette alla maggior parte di  loro di accarezzare un desiderio tanto legittimo, almeno nell’immediato.   L’interrogativo è piuttosto un altro.   Cosa significa al giorno d’oggi mettere al mondo  figli  nella prospettiva di un futuro tanto nebuloso?  Che tipo di mondo gli andiamo a consegnare, un mondo inquinato e irrespirabile, un  debito nazionale  che andrà a pesare sulle loro piccole spalle  fino  a quando  non saranno  adulti?  Ma allora,  se non nasceranno bambini  sarà davvero un  Paese di vecchi. Uno squallore, un prato  senza  verde.   Il dilemma  ci lascia  assai  in pensiero per le future generazioni.   Poi leggiamo di   quel padre di 39 anni –è cronaca di ieri – che dimentica il figlioletto in macchina  anziché portarlo all’ asilo. E il bimbo muore soffocato.  Non si possono fare figli con la testa da un’altra parte.   Non  possiamo sposarci  con leggerezza  né con leggerezza mettere   al mondo  figli con  la chimera  del “ tanto Dio provvede”.  Troppe  cose c’ha da sistemare  questo  Padreterno! Prendiamoci  le nostre responsabilità  e lasciamolo in pace.
Le ragioni del cuore  diventano in questi frangenti  degli  optionals  da accantonare. L’amore  si frantuma  nel  tornado della recessione,  gli entusiasmi  amorosi  della  prim’ora   vacillano   e si spengono  nelle secche  delle difficoltà  quotidiane.
Questo benedetto matrimonio, tanto invocato da alcuni e per tanti altri quasi un’utopia!  Ormai tutto è riducibile alle ragioni dell’economia e della politica  nell’intreccio di interessi convergenti.  Anche l’istituzione matrimoniale non sfugge  a certi diktat, laddove  anche  i soggetti  facenti parti delle cosiddette minoranze  diventano delle  entità  numeriche  rappresentanti  una  congrua  risorsa  di “ capitale umano”  finalizzato  a riempire  certe  lacune  elettoralistiche.   Ci si  chiede quanto  in realtà  abbia peso  il  reale consenso  ideologico  e quanto l’opportunismo  politico  nella difesa di certi diritti  umani.  In Italia, in Francia e Oltreoceano…

di Angela Grazia Arcuri

Roma,  5 giugno 2013

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