Mauro Corona: ghiaccio bollente dalle nevi dolomitiche a Cartabianca

Mauro Corona: ghiaccio bollente dalle nevi dolomitiche a Cartabianca
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Vien facile lasciarsi andare a qualche innocuo “calembour” che il cognome del personaggio, di cui vogliamo parlare, oggi ci offre. Ma vero è che il martedì sera lo scrittore montanaro, Mauro Corona, imperversa sugli schermi televisivi al pari di un “coronavirus“. Per carità, ben lungi dal volerci servire di un problema sanitario globale tanto grave al momento, è da tempi non sospetti che intendevamo soffermarci sull’insolita personalità di Mauro Corona, quell’ossimoro fatto persona che oggi ce ne porge l’abbrivio.

Ri-trovata la sua Heidy nell’indomita “Bianchina“, alias Bianca Berlinguer, il loro duetto di botta e risposta su Rai 3 in prima serata regala indubbiamente un piacevole svago a tutti gli affezionati del divano, forniti di cric-croc e snack vari dedicati all’altare del dio colesterolo, non esattamente rispettosi dell’antico detto latino del “post-coenam deambulabis“.

Si è molto parlato dell’avversione di Corona per l’acqua, peraltro da lui stesso tranquillamente dichiarato con il suo -si fa per dire- coming out igienico, quando ha confessato di farsi la doccia solo due volte l’anno!In realtà, la sua pulizia si concentrerebbe ogni giorno e puntualmente solo in quel determinato posto là dove non batte  il sole. E per chiari motivi…Bisognerebbe chiederlo alla moglie.

Non sembri avventato arguire che le continue scalate sui ghiacci a temperature ben sotto lo zero e a braccia nude siano già di per sé un benefico contatto con l’elemento acqua, anche considerando qualche “birretta” corroborante che Corona non si lascia mancare.E questo, invece, chiediamolo alla Berlinguer, assai attenta a che nella sua trasmissione non debba avvertirsi il benché minimo odore di luppolo…

Chi è dunque il protagonista dell’odierna narrazione, quel Mauro Corona la cui odissea personale ci arreca un qual certo imbarazzo, tanto complessa e articolata è la sua vita. Ripercorriamo insieme i passi più salienti di quella che non vuole essere una mera biografia, tante ne sono state scritte con dovizia di particolari, ma un itinerario quanto più sintetico sui suoi trascorsi umani e professionali.

Il “piccolo montanaro” dall’Alpi all’Oltremare

I suoi 69 anni compiuti nell’agosto 2019 offrono un bel segno del Leone, che fin da bambino seppe dimostrare il vigore della sua ricca e scomposta criniera.

Aveva solo 13 anni quando, nel lontano 1963, avvenne il disastro ambientale del Vajont con l’esondazione dell’omonimo torrente dalla sua diga artificiale nella vallata sottostante, provocando la morte di duemila persone e mettendo in ginocchio per anni quel territorio dalla debole economia montana. E l’immane tragedia dovette restare impressa come una fotografia indelebile negli occhi e nel cuore di un adolescente.

Scopriamo inoltre che la passione dimostrata da Mauro per la lettura fu eredità materna. Ma come? I genitori erano dei semplici ambulanti che sbarcavano il lunario come meglio potevano nel territorio trentino. Si racconta che Mauro vide fortunosamente la luce su uno dei loro carretti a Baselga di Pinè. Fu la madre, donna molto bella e di vedute assai lungimiranti a quel tempo, a fare incetta dei libri più significativi della letteratura europea trovati lungo i loro spostamenti.

Rientrarono poi nel loro luogo d’origine, il comune di Erto e Casso, due minuscole frazioni nella Valle del fiume Vajont, dove il nonno gli insegnò l’arte della scultura lignea e il padre i segreti della montagna. È necessario mettere in luce che, nel frattempo, Mauro dovette subire altre due amare perdite familiari, che non riteniamo rivangare, e che seppero incidere come lame nelle pieghe più intime del suo inconscio temprandolo ancor più contro le avversità di quello che sarebbe stato il futuro uomo.

Con l’andare degli anni, “le petit montagnard” è oggi il Mauro Corona che tutti conosciamo: un grande scalatore a livello mondiale, essendosi spinto dalle cime di tutta Europa fin verso la più settentrionale isola della Groenlandia e sulle pareti assai scabrose delle montagne della Yosemite Valley in California.

E scrive, scrive libri e racconti sull’onda delle sue emozioni, delle sue avventure e di quello spirito libero da ogni imposizione, su quanto nel corso degli anni sedimentato a contatto fisico con la terra, con i ghiacci, a tu per tu con il silenzio assordante delle solitudini e le continue sfide con se stesso.

A seguito della notorietà raggiunta, c’è chi gli rimprovera di aver perduto la sua primitiva genuinità di “piccolo montanaro” facendosi prendere da qualche sorta di vanità. Ma chi di noi non possiede un pizzico di vanità che non è un vano sentimento, ma il sale della vita, la spinta a procedere sempre in avanti giorno dopo giorno.

Non va peraltro dimenticata la strenua difesa di Corona circa il nostro patrimonio boschivo distrutto dalle recenti intemperanze atmosferiche, nonché il suo caparbio sostegno per il reintegro della guardia forestale, una “costante”, quasi un mantra, che ne fa il paladino più acceso e libero da coinvolgimenti politici della sostenibilità ambientale. Perlomeno fin quando non vorrà cadere in qualche pietra d’inciampo che potrebbe farci rinculare dal sentimento di vera simpatia nei suoi confronti.

Per il momento, che vogliamo rimproverargli, suvvia. Che non si lava? O forse che durante il programma Cartabianca la sua testa è visibilmente protesa al momento che si spengano su di lui i riflettori per andarsi a bere in santa pace una bella birretta?

Nondimeno, sornione com’è, appare tutt’altro che agnostico alle gambe invero seducenti della Berlinguer, che sembra perdonargli l’idiosincrasia per la vasca da bagno esprimendo al riguardo una certa incredulità. In
attesa che Mauro accolga il suo invito a venire a Roma, staremo a vedere se, alla sua presenza fisica, darà  evidenti segni di turarsi il naso. Almeno, così è tutto ciò che ci pare…

E chiudiamo alfine la nostra tirata con un aforisma dello stesso Corona.
“Vivere è come scolpire, tirare via il di più, per vedere dentro”. 
Proviamoci.

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