Il Natale degli innocenti

Il Natale degli innocenti
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Questa fine d’anno, che si è fatto sentire sulle nostre spalle con venti di tempesta non solo metaforici, ci offre l’avvio, prezioso, per porre in primo piano un argomento dei più scottanti, un argomento che non esitiamo a definire capitale per la crescita buona di un Paese.

È quello della salvaguardia dell’infanzia, che ci piace sottolineare ad libitum. Avvertiamo, infatti, come nostro dovere riportare alla ribalta la sconvolgente e inenarrabile storia di Bibbiano, laddove quella presunta onlus denominata, (strana ironia), “Hansel e Gretel”, ha visto protagonisti appunto quegli innocenti che sono i primi, veri attori delle festività natalizie.

Angeli fra i demoni

Non sappiamo in quale girone dell’Inferno nostro padre Dante avrebbe collocato i responsabili di questa limacciosa e puteolente vicenda di “Angeli e Demoni”. La fede cristiana ci dice che la vendetta verso chi ci ha fatto del male offre solo una felicità provvisoria, mentre il perdono ce la dà per sempre. Ebbene, in questo caso estremo, ci piace discostarci con tutto il nostro vigore da tale rispettosa massima cristiana.

Si parla di bambini maltrattati, stuprati, manipolati, in quanto sottoposti a strumenti altamente tecnologici che agiscono sul cervello e che la stessa tecnologia non dovrebbe nemmeno inventare per i delinquenti più incalliti. E tutto ciò al fine di indurre quei piccoli martiri ad accusare i genitori, dichiarandoli colpevoli di mancanza di cure nei loro riguardi e quindi togliere agli stessi la patria potestà affidandoli, a pagamento, a quelle coppie impossibilitate ad averli per via naturale. Un gioco di soldi, tanti soldi, di soldi maledetti. Cosa ne sarà di questi bambini, del loro futuro psicologico?  Ci duole solo il pensarlo.

Divagazioni consolatorie

Lungi da edulcorate narrazioni da Mulino Bianco, che pur vanno a creare gioiose aspettative nell’universo infantile – ed è ciò che in fondo ci preme – anche a noi adulti questa festa della Natività offre, semel in anno, motivo di ricongiungimento familiare. E fors’anche di pacificazioni a seguito di qualche incomprensione che non manca nelle migliori famiglie di tutto il mondo, legate peraltro da solidi sentimenti di affetto. E qui vale, forte, il perdono di cui si parlava.

Il 25 dicembre eccolo che viene, che incombe, pressati dalle lusinghe del Moloch consumistico. Possiamo trastullarci nel dimenticatoio solamente in quelle poche giornate di riposo mentale intorno a una tavolata di parenti ed amici, distolti dagli addobbi luccicanti riesumati da uno scatolone che, più giri di nastro adesivo presenta, più mette in evidenza il gran numero di anni della sua esistenza in cantina. Qualche nuova sfera sull’albero, spesa dell’ultimo minuto, farà la sua egregia figura consolatoria.

Auguri sì, ma a fornello spento

Giunge poi l’ora degli auguri, irrinunciabili, magari di persone che durante l’anno non si sono mai fatte sentire e che telefonano proprio quando il ragù borbotta in pentola rischiando di asciugarsi rovinosamente. Quante di quelle pentole bruciate per rispondere a una chiamata dimenticando di spegnere il fornello…

Non facciamoci prendere dai classici mal di pancia prenatalizi, godiamoci in santa pace questa parentesi assai breve di rinvio di quei problemi che si riaffacceranno, puntuali, dopo il 31 dicembre. Ecco in primo piano il tema assai caldo della sostenibilità ambientale, di cui dobbiamo occuparci senza ulteriori indugi a scongiurare, con buona pace degli scettici ben noti, che i nostri figli e nipoti si ritrovino a camminare su una Terra di nessuno.

Si avverte peraltro l’urgenza di ricostruire le scuole distrutte dai terremoti e di mettere in sicurezza quelle pericolanti, con un’attenta formazione a livello pedagogico dei giovani che saranno l’Italia avvenire e, in parallelo, offrire i dovuti riconoscimenti di stimolo al corpo docente. E non va dimenticato un adeguato sostegno alla fascia degli anziani più fragili e bisognosi, che sono, invece, la custodia insostituibile delle nostre memorie.

Una preghiera particolare vada in ricordo delle vittime dei femminicidi, alle altre donne maltrattate che hanno il dovere verso se stesse e verso i figli di unirsi alla battaglia delle “scarpette rosse” ribellandosi, senza alcun indugio, senza “se” e senza “ma”, al dominio di un maschio antidiluviano.

Entra qui allora in gioco il tema unificante della giustizia, che va riformata su vari fronti, invocando pene certe per i reati più aberranti. E infine ultimi, ma non ultimi, gli auguri più accorati a quei bambini che vanno salvati dalle fabbriche dei mostri.  I bambini sono sacri. I bambini non si toccano.

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