Quale il futuro di Roma Capitale? Ci salverà forse l’entropia di Grillo?

Quale il futuro di Roma Capitale? Ci salverà forse l’entropia di Grillo?
(https://www.corriere.it/)

Nella esplodente dialettica politica del momento, sembra strano chiedere aiuto al volo degli uccelli, forse gli unici esseri liberi, obbedienti a quella bussola interna allineata col campo magnetico terrestre. Sicuramente anche noi umani dipendiamo da quei campi magnetici. E tutto ci fa credere che il nostro cervello, in una delle transizioni più critiche della storia del mondo, stia subendo certi influssi spingendoci alle azioni più deliranti.

Dal nostro osservatorio privilegiato di Colle Salario, alle falde della Capitale, il pensiero si perde nell’ampia vastità del cielo ora gonfio di nuvole, dominio incontrastato di ogni specie di volatili. Transumanti aerei, nomadi del cielo, gli uccelli sanno obbedire a quelle loro leggi naturali, in sorprendenti formazioni che sfruttano l’aerodinamica cara a Leonardo da Vinci. Eccoli, ad inizio inverno, trasmigrare da nord a sud in spettacolari teorie verso i paesi caldi del mediterraneo.

Noi umani, invece, stiamo spopolando la Capitale. I nostri giovani “gabbiani” se ne vanno da Roma perché non si riconoscono più in questo crogiuolo di contraddizioni sociali e malaffare. Loro vanno verso nord o, meglio, fuori Italia. Forse neanche più verso Milano, per antonomasia la città italiana del fermento economico e culturale, anch’essa in crisi a detta di molti, dopo averci regalato le meraviglie di un’Expo 2015, riconvertita ora in sede di eventi di ogni tipo.

La benefica entropia di Grillo

Dopo la lunga divagazione dell’incipit, entriamo nel vivo di quanto ci interessa esporre, tra il lusco e il brusco e le vaghe reminiscenze scolastiche di quella meravigliosa scienza che si chiama filosofia. Eccoci a Beppe Grillo che liscia le penne al giovane pupillo Luigino Di Maio, il quale, insospettato romantico in apparente contrasto con le teorie materialiste dell’Illuminismo sventolate nel manifesto 5Stelle col “contratto sociale” di rousseiana memoria, si dichiara nostalgico dei tempi andati. E qui potremmo aprire una bella disquisizione sul tema delle “nostalgie”.

Beppe si affretta, invece, a buttare acqua sul fuoco di quei bollori giovanili, sconfessando certe convinzioni secondo quanto appare nel suo blog, là dove viene decantata la teoria del “caos“, o “entropia” che dir si voglia, brodo essenziale entro il quale fermenta quel cambiamento tanto voluto dal popolo. In altri termini, la degenerazione totale del sistema dovrebbe aprirci nuovi spiragli per la ricostruzione. E l’argomentazione non fa una grinza dal punto di vista filosofico, grazie anche e soprattutto allo zampino della Casaleggio&Co.

In definitiva, bisogna toccare il fondo per rialzarsi. Anche perché, dopo quel fondo, non c’è che il nulla. E allora, chiediamo a Grillo cosa rispondere al Presidente del Consiglio, alias Conte, quando, di fronte ai vari e serissimi problemi del momento, come il graduale smantellamento dell’Ilva di Taranto e la chiusura delle più gloriose industrie italiane che lasciano migliaia di operai a bocca letteralmente asciutta, l’avvocato del del popolo, assai di recente, si è dichiarato candidamente “sprovvisto di soluzioni“.

Così, anziché alzare gli occhi al cielo e chiedere divinazioni al volo degli uccelli, si reca in Cina, che un tempo si diceva “vicina”, ma oggi vicinissima. Eccolo quindi a interloquire coi signori dagli occhi a mandorla, che meglio è tenerseli buoni per quella “longa manus” sullo Stivale, il cui sperone potrebbe risultar loro piuttosto indigesto.

Ci salverà la filosofia o l’egida dello Stato?

Mentre l’Italia si sta sbriciolando da tutti i pizzi, esistono aziende ancora floride lungo tutto il Paese specie nei settori agricolo e manifatturiero, gente che lavora duro, che paga le tasse, che sa stringere la cinghia per evitare il licenziamento dei suoi dipendenti, gente che lotta con le continue mareggiate e tutti i rischi idrogeologici derivati non solo dal surriscaldamento globale ma sicuramente dall’irresponsabile gestione del territorio.

Roma l’eterna, Roma la capitale del vizio, del commercio di droga che si sniffa anche nell’aria che respiriamo, non si sa dove andrà a finire quel suo “trono” di regina d’Italia, un trono ormai immeritato, laddove si campa per lo più di assistenzialismo usufruito illecitamente anche dai signori delle mafie o di lavoretti in nero dei meno abbienti.

Restano i nostri amici del cielo, veri democratici della creazione divina, senza dominio di sorta, padroni dell’aria in perfetta autonomia delle loro scelte, che sanno dove precisamente riposare le loro ali stanche, ora qua ora là, ora su ora giù, dalle fronde dei pini secolari sotto le nostre finestre su verso le grondaie, ignari e garruli protagonisti di quella libertà che ognuno di noi vorrebbe poter ritrovare. Il titolo di sovranità spetta a loro.

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