Pot-pourri di una calda stagione euritaliana

Pot-pourri di una calda stagione euritaliana
foto: greenme.it

Il geco portafortuna di Montecitorio

Regaliamoci un incipit piuttosto gustoso a una miscellanea di argomenti atti a stemperare un solstizio estivo contrassegnato da assai delicati equilibri politici. È accaduto che degli innocui gechi, comunemente conosciuti come tarantole muraiole, abbiano messo in subbuglio la sala stampa di Montecitorio. Dove si saranno ficcati? Per stanarli, i colleghi della Camera hanno chiesto l’intervento nientemeno che dei vigili del fuoco, i quali, muniti di retino, hanno invano cercato di catturare gli innocenti rettili che, velocissimi, si sono rifugiati dietro uno specchio. Diciamolo, ogni essere strisciante ci crea un invincibile disgusto che l’inconscio ancestrale identifica nel famoso serpente di evitica memoria.

Tranquilli. Nulla di tutto ciò. Non solo il geco porta fortuna, ma un esemplare adulto è capace in pochi secondi di ingoiare almeno 200 insetti tutti d’un fiato, tra zanzare, ragni, pappataci e quanti altri animaletti di un’infuocata estate romana. È da tenere inoltre presente che, quale simbolo di rigenerazione, il geco può vivere anche una decina d’anni! Ciò ci conforta a credere che, in due lustri di tempo, quanti ancora si troveranno a scaldare i sedili del Semicerchio saranno pervasi da un continuo “ballo di San Vito” nel timore che quelle tarantoline possano ricomparire infilandosi nelle loro mutande. Brrr….

D’altronde, se l’immobilità di un Paese è segno di declino, come sembra essere al momento, pare che quei gechi servano a tenere movimentata la situazione italiana con buona pace degli “scoraggiatori” di turno che pur si stancheranno di scoraggiare. Vogliamo essere ogni tanto ben auguranti sul futuro dell’Italia anche se… con un po’ di fatica.

Ombre sull’ombra

foto: www.tpi.it

Da quando i 5Stelle ce l’hanno consegnato alla Presidenza del Consiglio, è sotto gli occhi di tutti che l’ “avvocato del popolo” Giuseppe Conte – come volle autodefinirsi – si è visto procedere nei suoi spostamenti in limitata autonomia di movimento, gomito a gomito con l’onnipresente alter ego e portavoce che dir si voglia Rocco Casalino e i suoi “Rocco boys”.

Quest’uomo, spuntato dalla casa del Grande Fratello da illustre sconosciuto, con una innegabile forza di volontà ha saputo incrementare la sua formazione culturale da un semplice diploma tecnico ad una laurea di ingegneria elettronica e ingegneria gestionale che ne hanno fatto un personaggio di insospettato potere politico, fors’anche con occulte manovre che non ci interessano e non intendiamo conoscere.

Tant’è. Ma, al momento, ciò che è nel mirino dell’attenzione pubblica sembra il suo conto in banca. Pare che l’ingegnere, secondo quanto pubblicato dall’Espresso, guadagni in un anno 169mila euro (lordi) contro i 114mila ( lordi) dello stesso Presidente del Consiglio Conte. Sembra che nel prosieguo di una infinita campagna elettorale, si voglia creare una frattura tra l’avvocato e il suo “consigliori” o non addirittura l’emarginazione di un personaggio che comincia a dare fastidio per il suo portafoglio troppo gonfio in barba alle decantate trasparenze dei 5Stelle?

Corruzione a gogò

Il detto biblico “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” ci esorta alla più popolare locuzione romanesca “il più pulito c’ha la rogna”.

Spesso ci chiediamo quanto il nostro senso comune si scontri con il buon senso. Tutti, più o meno, ci lasciamo trasportare da quei sentimenti che albergano negli umori di pancia, appiattendo i nostri giudizi ad un comune denominatore. È quel senso comune che ci dà una qual certa soddisfazione nell’allinearci a confronto con gli altri e poter convenire: “Signora mia, so’ tutti ladri, tutti delinquenti, ci stanno mangiando vivi….”.

Poi, una volta nel chiuso delle nostre pareti, sopraggiunge quell’altro sentimento del “buon senso” che va a sospendere la foga del giudizio. Ma anche il benedetto buon senso non ci vieta di operare delle distinzioni tra i veri approfittatori del bene pubblico e i buoni italiani che sono ancora tanti e cercano di recuperare il salvabile di un Paese in bilico tra l’essere e il non essere.

Tutto il resto è un bel “niente”, concetto non poi così astratto personificato da quegli “innominati” che rimbalzano da un salotto all’altro della tv (non ci stanchiamo di ripeterlo), trasformisti della prim’ora dalle strafighe casacche di velluto e chiome intinte nell’h2o, opinionisti riciclati da un’Italia perennemente immemore di vecchi e ben noti episodi di profitto personale, cancellati, eliminati, cassati da equipe difensive ben remunerate.

Si fa un bel parlare di corruzione e dei suoi disastrosi riflessi sulla credibilità di una nazione e si razzola male. Ma di questi “niente” l’Europa non lo sa. O lo sa molto bene.

Angela Grazia Arcuri

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