Europee 2019 : tutto cambia per restare come prima?

Europee 2019 : tutto cambia per restare come prima?

Nell’ultimo periodo ci eravamo allontanati dai nostri caserecci  tentativi di proferir verbo sui temi politici volgendoci  al gossip sentimentale dei nostri due protagonisti della scena italiana.  Ciò perché eravamo stanchi di sentirne di cotte e di crude in questa tornata elettorale talmente attesa come fosse la manna dal cielo, una linea Maginot del prima e del dopo.

Forse, una buona fetta di astensionismo ha giocato il suo ruolo, ma non abbastanza per la sorprendente compattezza dei risultati che vedono lo stivale cambiare di colore. Ciò che esce fuori dal bussolotto elettorale lascia perplessi,  pensosi e dubitosi. Ma dobbiamo toglierci qualche sassolino dalla scarpa senza far nomi e “paragoni“.  E chi ha buone orecchie intenda.

Dispiace che il tenero piccioncino  Di Maio abbia perduto qualche penna. E le ragioni della sua debacle sono sotto gli occhi di tutti.  Vero è che i concomitanti incarichi sia come vicepremier, sia come ministro dello Sviluppo economico  e ministro del lavoro abbiano rappresentato un vulnus  dell’assetto governativo a dir poco ridicolo e mai verificatosi in tutti i governi precedenti del Paese con figure di grande eccellenza  ed ora sulle spalle di un giovane di 33 anni alla prima esperienza politica.

Ora, il personaggio innominato di cui sopra, anche se tutto ciò lo sapeva bene e gli andava a pennello al momento della sua entrata nei 5Stelle,  non ha posto tempo in mezzo affrettandosi  a rassegnare le dimissioni  non appena a conoscenza della debacle elettorale del giovane pentastellato.  Le  pesanti critiche  rivolte a Di Maio e l’autodifesa di non essere un “traditore” ( excusatio non petita….)  rivelano la statura di chi, in tutta la sua carriera, non ha fatto altro che saltellare da una posizione politica  all’altra da un iniziale e ben chiaro  orientamento leghista.  Ora, con Salvini vincitore, il salto è breve per tornare ai vecchi amori.

Gli esclusi dal Parlamento europeo sono nomi ben noti e non ci destano eccessive sorprese. Era scontato che gli elettori italiani non avrebbero gradito chi, degli estremisti di destra e sinistra, entrambi vicini alla linea degli euroscettici e quindi di una brexit dall’euro, ci avrebbe condotto a un rovinoso isolamento economico.  Né, della pari, avrebbero gradito i garanti dell’esodo africano nel nostro continente.

In realtà,  gli italiani vogliono restare sotto l’ala protettiva di un’Europa riveduta e corretta da tutti i suoi limiti, pur di non restare in brache di tela come nel drammatico sfacelo della Grecia di Tsipras che vede  una galoppante disoccupazione e i suoi migliori cervelli in fuga.   Con un “Italian first” di stampo trumpiano, per certi versi infelice citazione ,  ma  soprattutto nel timore assai diffuso dell’insicurezza sociale del momento,  questo è sembrato il grido di dolore di un Paese che si è visto malamente rappresentato in quest’ultimo decennio  da un sistema  antidemocratico.  E quando la democrazia piange,  si fa terreno fertile per ogni tipo di avventure e corruzione.

Salvini tutto questo lo sa bene e intende provarci.  E’ il suo tempo.  E’ la sua ora.  L’Italia,  arcistufa dei continui tentennamenti,  si aspettava un decisionista, uno che sapesse prendere il toro per le corna e guardare dritto avanti.  Va a ripetersi così ciò che succede da secoli quando il popolo non si sente rappresentato nei suoi bisogni più elementari.

Ma, per carità, caro il nostro Matteo, quella della coroncina del rosario durante il tuo comizio milanese  è stata una mossa all’apparenza  spontanea, quasi ingenua, ma volutamente politica.  Se si dichiara credente, può sbaciucchiare tutte le Madonne e tutti i santi del rosario, ma nell’intimità della sua casa.  A cosa pensava facendolo in piazza?  Di arruolare i voti delle famiglie cristiane che l’hanno visto come un atto blasfemo?  Poi, si sta già parlando di “crocifissi” da sbattere sul petto nell’eventualità di una visita in Vaticano, laddove il Matteo dovrà attendersi una qualche reprimenda da Papa Bergoglio che non gliela manderà a dire sulla pietà verso gli emigranti.

Va  tuttavia riconosciuto, con obiettività, che Salvini  sa riuscire simpatico alle masse,  con quel suo saltare gli steccati come faceva quello dell’olio  salvacuore, con i  suoi giubbottini  alla “sanfasò” e la camicia scravattata . E poi quando si vince, tutti a salire sul carro del vincitore.  Oh …è un bravo politico, sempre col sorriso sulle labbra anche se gli arriva tra capo e collo un bell’avviso di garanzia.  Ma lui guarda avanti imperterrito, con un ottimistico “chi se ne frega”.

Dopo la tregua del 2 giugno, quando lo Stato tira fuori tutti i suoi giocarelli militari per far sapere che esiste, quando i nostri due rampolli si sono presentati ai giardini del Quirinale mano nella mano con le loro fidanzate senza nemmeno guardarsi in faccia,  ci si chiede come andrà a finire fra i due nella gestione di un Paese  dall’assetto geopolitico  quasi monocromatico da nord a sud.

Vediamo fin quando Salvini potrà fregarsene di quanti vogliono far cadere il governo. Vediamo come finirà con le letterine da e per l’Europa e se andremo incontro a pesanti sanzioni che aumenterebbero il nostro debito ad libitum,  strombazzato dai leghisti come innocui cioccolatini  duri come pietre che faticheranno a sciogliersi in bocca ai nostri figli e nipoti.

Se dovessimo poi andare incontro a nuove elezioni,  saremmo da capo a dodici.  Non ci resta che fare gli scongiuri con il vecchio, tradizionale gesto napoletano di sapore apotropaico.  Quello doppio delle corna e biscorna.

Angela Grazia Arcuri

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