Miss Italia va in pensione

Miss Italia va in pensione

miss-italia-20111La notizia ci turba profondamente,  i nostri sono  sogni  da incubo. E’ ufficiale che mamma Rai, dopo ben ponderate riflessioni, abbia rinunciato ad inserire nei suoi palinsesti la trasmissione dello storico concorso che si terrà in settembre. Anche Mediaset  rinuncia a mandare in onda l’evento. Motivo?  Spending review  televisiva.

Nulla  si muove  sotto la luce malata del sole  che non sia “spendibile”,  sottoposto alle fredde leggi del marketing. La constatazione non  significa  però  che  la decisione dei saggi Rai  di defalcare  dal registro  dei  passivi  il  “prodotto  Miss Italia”  ci trovi personalmente  contrari.   Quanti  degli utenti tv  hanno  dedicato le briciole del loro  tempo libero a guardare l’esibizione annuale  di cosce e culetti?  Forse qualche guardone  irriducibile  ormai in età,  stufo della  mogliera  casalinga che si aggira  tra i fornelli e la lavatrice  in triste grembiule acquistato  al mercatino.  Ahilei,  povera degna donna votata all’altare del  sacrificio  quotidiano,  residuato  di  una  figura  femminina  fulcro di tutti simboli  della famiglia,  pagana  Mater  Matuta  che non ha mai  guardato  con occhio desideroso  la benché minima possibilità di affrancarsi  dal giogo domestico.
La madre moderna osa.  Zitto tu marito!  Mi hai dato una figlia splendida  da presentare al mondo e lei sarà  la mia rivincita.  Così, madre e figlia  in  competitivo  look coordinato,  si tufferanno  tra le offerte concorrenziali  del mercato televisivo.  La madre, coach della situazione,  è più agguerrita  della figlia,  talvolta ancora più bella,  bionda e chiccosa  cinquantenne  d’assalto, deus ex machina delle sort  filiali.  Quando poi  la fanciulla, intervistata  sui suoi interessi sociali,  risponde  con occhio peregrino : “La pace nel  mondo”, sorge il dubbio che  l’impalcatura  del concorso regga solo su  quelle cosce e quei culetti.  Già  quel “Ciao, Darwin”  di Bonolis è lo specchio  di una  certa Italia  che non riuscirà mai  a salire  oltre quello step dove sta scritto “Sex” a lettere d’oro.  Sesso è bello, anzi bellissimo, per chiosare quelle “tasse bellissime” di Padoa Schioppa, ma c’è  anche qualcosa d’altro per non restare  a testa bassa come il “catoblepa”.

Vogliamo parlare  del fenomeno prorompente dei femminicidi?  Al di là delle  esigenze dei libri contabili Rai,  non sembra proprio “ igienico “continuare a presentare la donna come strumento di attrazione per ogni dove, finanche sulle copertine di seri magazines  economici e finanziari.  Di igienico resta soltanto la carta-donna  di cui si servono  i cervelli pubblicitari.  Alla luce dei fatti straordinari  che stanno accadendo sul pianeta  femminile,  appare urgente  una seria  rivisitazione  dell’editing  pubblicitario  sui giornali, sui cartelloni stradali e quant’altro.  Ma soprattutto  agire nella scuola, che sembra essere l’ultimo  dei pensieri  del governo,  laddove  soprattutto  il corpo insegnante  dovrebbe  inculcare nei giovanissimi il rispetto per la donna cercando di demolire  pian piano il culto atavico del maschilismo.  Quando poi spuntano maestre d’asilo che usano violenza  sui minori, allora facciamoci un segno di croce.
Le miss di qui e le miss di là  sono  cresciute  alla scuola delle loro madri.   Pacchetti di fazzolettini  quattro veli andranno a tergere le lacrime  delle   fanciulle in fiore,  deluse  per essere state esodate  dalla speranza di rimediare almeno come premio di consolazione  il flirt mediatico col calciatore di turno.  Siamo vicini al dolore delle rispettive e rispettabilissime  maman,  agguerrite tutor delle figliole in passerella.

Angela Grazia  Arcuri

Roma,  20 maggio 2012

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