Italia all’osteria del gambero rosso, in cammino verso il campo dei… miracoli

Italia all’osteria del gambero rosso, in cammino verso il campo dei… miracoli
fonte: www.finedininglovers.it

Aiutati dalle metafore, ci sentiamo come tanti Pinocchi alla ricerca dell’albero dagli zecchini d’oro. Volevamo il cambiamento ed ora ci ritroviamo nel piatto un succoso gambero rosso che, per definizione, la natura ha condannato a camminare all’indietro.

Nell’occhio del ciclone ecco i nostri due eroi, che la favola chiamava “il gatto e la volpe”, trasformati dalla faunistica dell’odierno politichese in “falco e colomba”. Se il falco predatore sembra al momento prevalere sullo scenario della res publica, la colomba riesce a sfuggire ai suoi artigli reclamando una sua qual certa autonomia ideologica. Due anime che si attraggono e si respingono. È un’altalenante dialettica che crea sconcerto nell’opinione pubblica provocando l’interrogativo se il connubio scoppierà come la maggior parte delle coppie mal assortite. Ed allora ci si chiede quale altro scenario potrà aprirsi e con quali protagonisti.

L’Europa, assai vigile sul nostro portafoglio, continua a bacchettarci  come spendaccioni. Da parte sua, Christine Lagarde, direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, peraltro sempre assai disponibile a farsi immortalare dai flash come sua primaria preoccupazione, quando il 2 aprile scorso parlò alla Camera di Commercio degli Stati Uniti sulla situazione europea, con particolare riguardo all’Italia e alla stessa Germania,  ha avvertito a gran voce che “l’economia globale è nei guai“.

Giurin giurello, se non ce lo avesse detto la Lagarde, non ce ne saremmo  accorti!

Battute a parte, l’affascinante signora ci ha fatto sapere, in estrema sintesi, che già per ben due volte quest’anno l’Europa ha dovuto azzerare le previsioni per la crescita perché non attendibili. In secondo luogo ha parlato della dilagante corruzione che frena gli investimenti e che occorre, non ultimo, rafforzare il sistema bancario affinché la recessione tecnica in atto non diventi strutturale.

C’è di che pensare e chiedersi a questo punto che cosa non abbia funzionato in Europa. Dal gennaio 2002, entrata ufficiale della moneta comune, sono ben diciassette anni che l’opinione generale resta convinta che l’euro sia stato l’inizio dei nostri guai. Ripulire l’Europa dalle sue  regolette centimetrate sui prodotti del consumo, rivedere i trattati comuni  e tutto il resto, è ormai chiaro a tutti che siamo in balia dell’alto potere finanziario e delle sue leggi.

Notre Dame, fuoco non caduto dal cielo  

Eravamo tentati di mettere un punto. Ma nel frattempo accadono fatti nuovissimi, ma frutto di vecchie e trascurate responsabilità. L’Europa sembra bruciare nel fuoco di Notre Dame, scatenando una ridda di ipotesi. Alla già fragile situazione politica di un Macron va ad aggiungersi l’esultanza ridanciana di quelle frange musulmane residue dell’Isis che guardano al disastro come ad un castigo divino sui simboli della cristianità occidentale.

Non solo. Dalla Libia sono in procinto di muoversi verso l’Italia ben 800.000 rifugiati dalla guerra civile che incombe su quelle coste. I “rifugiati” non sono semplici migranti economici e la questione andrebbe risolta in opportuna sede diplomatica, in unitarietà di intenti col resto dei Paesi europei per non scaricare come al solito il problema solo sull’Italia. Come la giri e la rigiri, sembra una chimera, tra un Visegrad (pappa e ciccia con Salvini) che rappresenta una cellula dissenziente e la stessa Francia che  continua a stringere la frontiera di Ventimiglia.

Il ministro dell’Interno, che per inciso dovrebbe mordersi la lingua un po’ tranchant anziché ritrattarsi il giorno dopo, resta per ora tetragono sulla chiusura dei porti nel timore di infiltrazioni terroristiche e ciò può sembrare a molti una mossa a scopi elettorali, rischiando però un’altra tegola sulle sue spalle. Di Maio, dal canto suo, si affretta a rimproverarlo con un secco “non sei Napoleone!”.

Stufi dei  “litigarelli “, dell’Iva sì dell’Iva no, della flat tax se è proprio il caso, degli ultimi casi di corruzione spuntati all’ultimo momento come funghi trifolati per il pranzo di Pasqua, del povero Tria messo in croce  per la  processione della settimana Santa, ci mettiamo allora a braccia conserte in attesa dell’esito delle Europee che ci aspettano dietro l’angolo. Così, tanto… “per vedere di nascosto l’effetto che fa”.

A chi il “palmarès” del gambero rosso? A noi, solo a noi, i soliti noti.

Angela Grazia Arcuri

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