L’ imperativo categorico ha nome e cognome: Gino Strada

L’ imperativo categorico ha nome e cognome: Gino Strada

Che fine ha fatto la sinistra? Ma soprattutto, cosa storicamente ci permette di
caratterizzare un’azione, un pensiero, un atteggiamento come “di sinistra”? È Gino
Strada a defibrillare il corpo morto di una tradizione politica che nell’oggi appare
disorientata ed evanescente. Gino Strada la propria vita l’ha dedicata agli uomini e
alle loro richieste d’aiuto.
Quel moto animoso che alle elementari prendeva forma nel petto quando il
prepotente della classe ti rubava la merenda, l’impeto rabbioso che a sinistra già da
sempre sorge dalle ceneri delle ingiustizie è ciò di cui si rende manifesto il fondatore
di Emergengy. La tematica è quella dell’immigrazione evidentemente, fenomeno
caratterizzante la natura umana dal suo sorgere sino ad oggi (più o meno dal
paleolitico, non proprio una notizia dell’ultim’ ora). Ma andiamo avanti.
Seppur nell’appello a sentimenti di giustizia e umanità, che potrebbero inquadrarsi
sotto la luce della deformazione professionale, rimane lucida e serrata l’analisi
critica che egli porta avanti contro le voci più ascoltate della attuale propaganda sul
tema. Prendendo in esame uno dei dibattiti più recenti, è contro le illuminate
posizioni di Mario Giordano, giornalista de La verità, che si scaglia la logica di Strada.
Le Organizzazioni Non Governative, con le loro navi, sbaglierebbero per il Giordano
pensiero ad appostarsi entro il Mediterraneo. Già, perché così facendo le precarie
imbarcazioni stagliate sulle coste libiche subirebbero un non meglio precisato
“effetto calamita”. Cadrebbero cioè preda di un campo gravitazionale la cui forza
renderebbe vano ogni tentativo di resistenza al vizio migratorio a destinazione
italica. Insomma, le ONG sarebbero il miele, e il migrante l’orso, con il discrimine che
nella realtà dei fatti le prime rappresentano la sopravvivenza e il secondo un
rifugiato di guerra con le caviglie nell’acqua salmastra. È dunque preferibile non
incitare questo tipo di movimento, così da ridurre le morti in mare e facilitare il
ritorno di quelle genti nei centri detentivi libici. Ma andiamo ad analizzarli un po’
più in profondità.
La Libia non rientra fra gli stati firmatari della Convezione di Ginevra, un corpus
giuridico sui diritti internazionali umanitari e sulle vittime di guerra. Riconosce infatti
lo status di rifugiato agli appartenenti a sole sette nazionalità. Questi centri, crocevia
del transito migratorio, si tramutano presto in luoghi di sovraffollamento e tutela di pratiche disumane piuttosto che umanitarie. Numerose testimonianze attestano di
violenze e torture al loro interno. A ben vedere sarebbe dunque giusto, anzi
necessario, soprattutto per l’Italia, che queste persone anziché usufruire della
protezione internazionale europea che gli consenta di accedere a condizioni umane
di vita, ristagnino nel disumano e accettino che la loro vita abbia il valore della
merce in deposito, sempre meglio che morire. E pensare che c’è chi ha preferito la
morte per il solo sfizio di affermare che il Sole fosse una stella fra le altre.
L’Italia è un paese retrogrado, che non è in grado di fronteggiare un’emergenza
umanitaria di questo tipo: l’Italia non può accoglierli tutti. Ma quali tutti? Tutta
l’Africa? Risulta a questo punto banale ripetere quanto irrisoria sia la percentuale di
migranti accolta dal bel paese, ciò che però si fatica a riconoscere è che a pagare lo
scotto per una società che non è riuscita ad accaparrarsi l’attributo di civile, siano
degli individui. Ma c’è di più.
Queste persone in cerca d’asilo, per l’acume di alcune figure di spicco nostrane sono
tacciate di inverosimili sgarri, dal rubare il lavoro alla nostra povera progenie alla
pericolosa equivalenza fra etnia ed inclinazione a delinquere. È come quando alle
elementari colto in flagrante per aver rubato la merenda al tuo compagno, con voce
incolpevole dichiaravi: “è stato lui”. Ma tutto questo Gino Strada lo sa, e lo
sbandiera a gran voce. Non c’è politica o balbettata apologia del confine che possa
dimostrare che aiutare non sia sacro e santo, parafrasando le parole pronunciate a
Cartabianca, in qualità di ospite della Berlinguer. Non aiutare, oltreché disumano, è
criminoso: il nostro stato chiudendo il recinto del proprio cortile, legittima
l’uccisione di persone. Il 90% delle vittime di guerra, ci racconta, sono vittime civili,
persone cioè non direttamente interessate alla guerra, che nulla hanno a che fare
con mine o artiglieria: “clandestino”, “irregolare”, sono “parolacce del mondo”. Un
mondo che sta in piedi per miracolo se si riesce a credere che l’80% di tutta la
ricchezza è racchiusa nelle mani di sole 26 persone fisiche, afferma ancora con occhi
vivi. L’importante testimonianza di Gino Strada ha tutto l’aspetto di un accorato
appello a quella voce politica che, dimessa, ha cessato d’essere contraltare di un
certo stato di cose, di una realtà che, suffragata dal più cinico individualismo, tutela
e nutre la povertà dell’animo.

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