Un Paese di “grandi fratelli”

Un Paese di “grandi fratelli”
foto: linkiesta.it

Le due anime del governo Italia si attraggono e si respingono come i poli delle batterie, due anime nate da una legittima scelta di voto, ovvero dal comune intento di riaffermare la sovranità popolare. Nord e sud Italia, dopo mesi di estenuanti ripensamenti e controbattute, sembrano giunti a dei compromessi piuttosto difficili da legare con un filo non ancora alieno da una evidente propaganda elettorale su entrambi i fronti.

Intanto, numeri e statistiche del pollo di memoria trilussiana servono e distrarci dai problemi reali che ci preoccupano. E per alleggerire il peso sullo stomaco ci inoltriamo nelle dettagliate note relative al “decreto” emesso dal vicepremier Salvini su “sicurezza e immigrazione”, che ha visto finalmente tutti d’accordo in quanto approvato all’unanimità. Servivano delle regole su temi di così scottante attualità che riguardano ognuno di noi, le nostre famiglie, i nostri esercizi commerciali alla mercé della dilagante delinquenza che tanto oltraggiosamente ha colpito gente indifesa come ci raccontano le sanguinose cronache degli ultimi giorni.

Ora i fatti parlano più delle parole, delle cifre e delle leggi. E parlano più dei “summit” che si susseguono ad oltranza e che, vivaddio, non riescono a concretizzare alcunché di definitivo, vale a dire un bel nulla ad ogni livello che riguarda i temi caldi del pianeta.

Salvini sul reddito di cittadinanza – ultime news

I fatti nostri riguardano in primo luogo il lavoro dei giovani, più chiaramente problematico al sud, laddove il vicepremier Di Maio ravvede la soluzione in quel provvedimento “tutto suo” che è il reddito di cittadinanza.

Ma è dell’ultim’ora il paletto frapposto dal Ministro Salvini alla sostanza di tale erogazione. Infatti, il reddito dovrà durare per un massimo di tre anni. Anche il bonus voluto a suo tempo da Renzi dei famosi 80 euro verrebbe cancellato per finanziare il reddito minimo. Ma Di Maio si oppone minacciando di astenersi dal voto. Queste le due anime del governo che vedono l’Italia divisa tra nord e mezzogiorno.

Non a caso, alla domanda ricorrente rivolta al ministro dello Sviluppo Economico sul modo di reperire i soldi per l’attuazione del suo costoso programma, la risposta si ribalta in un’altra domanda: ” Sapete dirmi perché, quando si tratta di salvare le banche, i soldi escono sempre fuori?”. Queste le verità che la gente vuole sentirsi dire…

La voce dei fatti

Il silenzio delle periferie, abbandonate a sé stesse e alla solerzia dei cittadini, rappresenta lo specchio di realtà umane e sociali pressoché sconosciute in seno ai dibattiti del salotto politico, che cambia veste ad ogni cambio di stagione rinnovando i suoi divani per il fondoschiena di personaggi in cerca di visibilità e nuovi contratti di lavoro.

A nord-est della Capitale – tanto per citare un territorio periferico tra i più vivibili della Capitale, densamente popolato e attraversato dal continuo traffico proveniente dal sottostante raccordo anulare, una dopo l’altra, inesorabilmente, le saracinesche dei negozi vengono abbassate per sempre in una muta teoria lasciata al dominante e fantasioso spry dei writers. L’arte è bella, ma non paga gli affitti troppo alti.

Restano aperti non si sa come alcuni bar, tenuti in vita da vecchi pensionati al minimo e giovani disoccupati ciondolanti in attesa appunto del… “reddito” assistenziale. Il locale “Caf” è sempre affollato.

Fuga di marchi e di… cervelli?

Mentre le cifre relative alla manovra macroeconomica del DEF ci ballano intorno alla testa come mosche fastidiose, si sta mettendo a repentaglio il rapporto Italia-Ue con i continui bacchettamenti dei supervisori europei, che vorrebbero il Bel Paese retrocesso a livello “spazzatura”.

Intanto, la crisi si fa sentire in ogni settore della vita economica. Giunge voce che la famiglia Versace è stata costretta a vendere il marchio della maison ad un player americano perché nessun gruppo italiano ha voluto correre il rischio dell’acquisto.

Preoccupante è, da parte sua, la situazione della ricerca scientifica, laddove il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) sta attuando una radicale riforma a favore delle precarie condizioni economiche dei nostri ricercatori al fine di impedire che l’eccellenza degli scienziati italiani siano costretti ad espatriare, col rischio del non ritorno.

Nessuna impresa vuole più correre dei rischi, perché sembra che solo di rischi si stia parlando. Ma l’unico ad armarsi di sicurezze sembra essere il caro Di Maio, che in tutta la sua apprezzabile e talvolta ingenua frenesia giovanile di voler cambiare il Paese – e lo vorremmo tutti – si affretta ad assicurare la stabilità del governo Conte in altri “cinque anni di vita”.

Così, mentre i nostri ardimentosi eroi del cambiamento si danno da fare nei loro contatti per il globo entro ed oltre le Colonne d’Ercole, non vorremmo che tutto ciò si riducesse ad una serie di strette di mano, di baci e abbracci, nell’aria che si sta respirando propria dell’atmosfera da Grande Fratello.

Angela Grazia Arcuri

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