Storie di ordinaria follia: la burocrazia innecessaria

Storie di ordinaria follia: la burocrazia innecessaria
foto: Uomo Qualunque

L’angosciante rapporto con la burocrazia fa rivivere scene da letteratura kafkiana. La realtà emblematica delle annose pastoie burocratiche non ha finora trovato una vera semplificazione per abbreviare i tempi del rilascio dei documenti.

Entrare nel girone dantesco di un Municipio romano e vivere l’assurda attesa per la richiesta di una tessera d’identità mette in luce il forte disagio sia dei cittadini che del personale amministrativo, il quale sta lavorando nella peggiore delle situazioni operative per carenza di risorse.

Per non limitarsi a seguire gli umori di pancia che simili circostanze destano, cerchiamo di capire il problema alla base: il documento d’identità ha ancora senso?

Cos’è la C.I.E.

La C.I.E. (Carta Identità Elettronica) di piccolo formato ha soppiantato la vecchia carta d’identità cartacea, che può essere comunque rilasciata soltanto dietro specifica richiesta per problemi di estrema urgenza. Per il rilascio di quella elettronica i tempi di attesa appaiono biblici. Per esempio, il III Municipio accoglie solamente alcune richieste per scarsezza di personale, ma occorre mettersi in fila alle prime ore del mattino nel tentativo di rientrare nella rosa degli accolti. Fino a tempo fa era possibile avere subito la “tessera” presso la sezione “amministrativa” dei Vigili Urbani di Via Flavio Andò, ma ora “chiusa” fino a settembre. Effetti della “spending review” ?

Sarà il Ministero dell’Interno a spedire la tessera elettronica presso il domicilio del cittadino oppure presso lo stesso Municipio dietro espressa richiesta. Il relativo costo è di Euro 27.37 nel caso di furto o smarrimento del documento. Al danno anche la beffa.

VIVA GLI INGLESI… quando ci vuole

Non tutti sanno che in Inghilterra la tessera d’identità è stata abolita dal 2011. In sua vece basta esibire la patente o il passaporto o addirittura la bolletta del gas o della luce. Non a caso la lingua inglese rispecchia fedelmente il modo di essere degli stessi britannici nella sua espressione di lingua veloce, tendente alla sintesi.

C’è chi a suo tempo ha notato che, ” nei Paesi anglosassoni, il concetto di carta d’identità viene considerato l’anticamera di un sistema dittatoriale… Il concetto è che la parola di un uomo (o di una donna) è sacra. Se io ti dico di essere Tizio, sono Tizio. Non sono io a dover dimostrare la mia identità con una carta. Sei tu, Stato, a dover provare che io non sono chi dico di essere se nutri dei dubbi”.

Tali considerazioni lasciano spazio a svariati commenti e, non casualmente, ci riportano al film “Intrigo internazionale” trasmesso proprio sere fa in tv con l’indimenticato Cary Grant che viene a trovarsi nella medesima situazione di dover dimostrare la sua vera identità in un tortuoso caso di complotto politico.

Al di là delle suggestioni filmografiche, per tornare al tema che ci interessa sembra più che mai opportuno ricordare quanto sembri utile servirsi dell’Autocertificazione, introdotta con legge 4.1.68 n. 15 e ampliata nel 1997 con la legge Bassanini allo scopo di semplificare le procedure della Pubblica Amministrazione. Perché non servirsi più spesso di tale strumento, laddove basta un semplice foglio di carta bianca, una firma e nessun costo aggiuntivo? La risposta appare implicita: il cittadino deve pagare.

La semplificazione vista dal nuovo Ministero

Attuale Ministro per la P.A. è l’Avv. Giulia Bongiorno e sul sito del Ministero, alla voce “Semplificazione” è testualmente scritto: “La semplificazione si realizza attraverso interventi normativi, amministrativi, organizzativi e tecnologici finalizzati e ridurre il peso della burocrazia su cittadini e imprese”.

A tale proposito Giulia Bongiorno ha inteso rilevare che “la disomogeneità dei servizi non va bene”, nella recente presentazione della relazione annuale relativa al 2017 redatta dal Cnel, evidenziando che il problema non necessariamente viene dalla legge ma dalle risposte alla legge sul territorio, dove esistono aspetti tragici ed eccellenze.”

“Voglio trasformarmi – ha continuato – da legislatore in applicatore individuando le corrette strategie per fare in modo che una serie di norme già esistenti siano finalmente applicate… Non ci sarà una grande riforma Bongiorno… Voglio i dirigenti miei alleati… il dirigente che merita, il servitore dello Stato, deve essere quello che ha voglia di diversificare.”

“Rispetto alla digitalizzazione, invece, – ha sottolineato – non è vero che è dietro l’angolo. La rivoluzione c’è, ma non è vero che si riesca a fare in pochi mesi o in un anno. In Gran Bretagna ci sono voluti 10 anni. Per cui bisogna impiegare questi anni “formando, aiutando, includendo, per avere una digitalizzazione ragionevole e credibile” .

Grazie, ministro, per le belle parole. Anziché “includere”, cominciamo ad “escludere” la carta d’identità come in Inghilterra. Lei che col suo pragmatismo ha vinto tante battaglie legali, Lei che ha avuto come maestro e guida spirituale un grande “servitore dello Stato” come Giulio Andreotti, Lei ha saputo aprirci gli occhi mettendoci di fronte alla realtà. Se in Gran Bretagna ci sono voluti 10 anni per la digitalizzazione, incrociamo le braccia per il Bel Paese…

Angela Grazia Arcuri

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