Governo alle corde: Paese in bilico, rifare l’Italia o rifare l’Europa?

Governo alle corde: Paese in bilico, rifare l’Italia o rifare l’Europa?
foto: lapresse.it

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Giuseppe Conte ha rimesso l’incarico o, più esattamente, “è stato fatto” dimettere. E con l’avvocato chiude la saracinesca il premierato Di Maio-Salvini. Arrivederci miei cari, combattivi giovanotti. Vi vuole l’Italia, non vi vuole l’Europa dei mercati. E per Italia intendiamo tutti coloro che vi avevano votato sull’onda di un “grillinismo” in cui “il popolo affamato fa la rivoluzion” per ripeterci con Gian Burrasca. E’ da vedere chi ci rimetterà la testa, come Maria Antonietta che voleva sfamare il popolo con le “brioche”.

Il presidente Mattarella, esautorato dalle lunghe attese, dai gingillamenti e ripensamenti, fors’anche scosso dai rimproveri di debolezza mossigli da più parti, ha infine perso la bussola prendendo il toro per le corna. Ciò ci pone di fronte a un gravissimo scontro istituzionale, per certi versi inedito al confronto di altri casi occorsi nel secolo passato, in cui oggi c’è chi vede una repubblica parlamentare come la nostra trasformarsi ” de facto ” in repubblica presidenziale, addossando a Mattarella poteri che pare siano andati al di là del dettato costituzionale. Attacco alla democrazia, alla sovranità del Paese? Il rischio di “impeachment” è piuttosto forte, richiesto a gran voce da parte della coalizione di destra appoggiata da agguerriti giuristi.

Su quale strada pericolosa vogliamo andare? Sappiamo come l’iter dell’impeachment sia assai lungo, si parla di un anno, ed avere un Presidente sotto accusa di “alto tradimento” è come avere in casa un padre delegittimato della sua autorevolezza.

Sicuramente Mattarella, dichiarando di voler “difendere il risparmio degli italiani “, ha voluto mettersi sull’attenti davanti all’Europa nel timore che, uscendo fuori dall’euro, si faccia la fine della Grecia. In tutta questa brutta faccenda è difficile sostenere una tesi o l’altra. Ma sicuramente Mattarella ha preferito l’esclusione “tout court” di un personaggio “euroscettico” come Savona per mettersi al riparo dai colpi dei cugini d’oltralpe.

Ora l’incarico passa a Carlo Cottarelli per un nuovo esecutivo all’insegna della “neutralità”. E quando avrà sciolto la riserva, l’accattivante figura di Cottarelli non sarà altro che quella di un tecnico pronto a prendere in mano il pallottoliere e dare inizio alle solite operazioni di una terapeutica “spending review”: tagliare, tagliare e tagliare, per non rimanere schiavi dei mercati. Ma che tagliasse bene, là dove stanno i rami secchi e non la carne viva della popolazione. La BCE non può accettare titoli di Stati definiti “canaglia” e l’Italia corre il rischio di essere declassata in tale categoria. D’altronde, la preoccupazione più grande era quella di giustificare le spese del Contratto 5Stelle in sede europea, ritenute troppo gravose per il recupero del debito pubblico.

Stando così la situazione, ci si chiede se l’accusa al presidente Mattarella non appaia quantomeno eccessiva e che intorno si faccia a gara per gettare paglia sul fuoco. In questo momento così critico per gli italiani che attendono delle risposte per risanare tanti di quei problemi sociali angosciosi, come le lunghe attese nel settore sanitario, la sicurezza sul lavoro che vede morti ogni giorno nei cantieri, il sistema scolastico, la disoccupazione e tutto il resto, al momento non si riesce a vedere una via d’uscita ma soltanto battibecchi e perdite di tempo che testimoniano come l’amore verso il proprio Paese venga messo sotto la suola delle scarpe a vantaggio dei propri interessi politici e scriteriate messe in scena.

Al Paese serve una persona che al tavolo di Bruxelles sappia far rispettare la nostra piccola Italia, forte di quei valori unici al mondo, e sottolineiamo “unici”. Ma non potremo farlo se non riusciamo a distinguerci come persone serie ed affidabili.

Un salto nel vuoto?

Tutti ormai hanno visto l’immagine fumettistica comparsa sul quotidiano tedesco “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, dove l’Italia viene rappresentata su un furgoncino che pencola nel vuoto di un burrone. Non è la prima volta che gli “alemanni” ci scherniscono come dei burattini al loro servizio. Ci sentiamo avviliti e nel contempo indignati. Ed allora, un colpo al cerchio e uno alla botte, dobbiamo difenderci. Chi ci aggredisce non fa che rivelare le proprie debolezze.

Finora siamo stati abbandonati sul fronte dell’immigrazione, lasciando sulle nostre spalle i relativi e gravosi problemi di accoglienza dei flussi provenienti dal sud. Cosa fa la Germania per sistemare i suoi confini con gli altri Paesi dell’eurozona ?

L’Europa stessa sembra ormai aver perso la sua credibilità politica e quell’ immagine di forte blocco continentale nei confronti delle altre potenze mondiali. E, per tenerci solo sul fronte dell’economia, va obbedendo – è il caso di ricordarlo – ai diktat del TTIP, il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, che sta cancellando ogni difesa dei nostri prodotti nazionali. E noi mangeremo prodotti OGM, mentre viviamo già immersi dall’invasione dei cinesi che comprano la nostra pelle a suon di contanti ma non sanno parlare una parola di italiano.

Sfiduciati, ma pur con un rimasuglio di ineludibile speranza in tempi davvero nuovi, non resta che affidarci alla metafora naturalistica, invitando i cittadini italiani ad ingannare l’attesa estiva coltivando nel giardino l’Acacia di Costantinopoli, quella pianta dai colori meravigliosi che ha la sua peculiarità di fiorire da giugno ad ottobre.

A quel momento sapremo ridirci qualcosa. Le prove non finiscono qua.

Angela Grazia Arcuri

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