Panama: come la siccità sta riducendo il transito navale
Il Canale di Panama sta subendo un’ondata di siccità, aggravata dal fenomeno metereologico de El Niño.
La mancanza di acqua dolce disponibile sta contraendo i traffici di mercantili, provocando molte perdite e rallentando i commerci.
Diverse le proposte di soluzione, ma quasi tutte sono alquanto controverse, per via del loro impatto ambientale. Il tutto si somma ai disagi nel Mar Rosso, provocati dagli attacchi degli Houthi.
La grave siccità a Panama
La siccità nella fascia che comprende il Canale di Panama è iniziata nel 2023, l’anno più caldo mai registrato, partendo dal 1850. Questo è quanto è stato dichiarato congiuntamente dalla NASA e dall’agenzia Copernicus.
Secondo Il Climate prediction Center della NOOA, sono state registrate variazione di temperatura anomale fra 1.4°C e 2°C.
Tale situazione è strettamente legata a El Niño: il fenomeno di aumento della temperatura superficiale dell’Oceano Pacifico. Gli effetti ricadono tutti su un bacino idrografico in particolare, il Lago Gatún.
Quest’ultimo è un serbatoio di acqua piovana creato artificialmente e fondamentale per il funzionamento del Canale di Panama.
Le navi riescono infatti a transitare mediante un sistema di chiuse: le navi vengono sollevate o abbassate, attraverso l’immissione di abbondanti quantità d’acqua dolce, provenienti proprio dal Lago Gatún.
Panama è l’unico canale al mondo che funziona in questo modo, come ha spiegato Ricaurte Vásquez Morales, suo Amministratore.

Se prima transitavano fino a 38 navi, oggi ne transitano 30 al massimo. Le ricadute sono serie: si stimano perdite dai 500 ai 700 milioni di dollari. E questo accade perché i mercantili più pesanti non possono essere sollevati dalla minore quantità di acqua dolce.
Si tratta di una situazione inaccettabile, una vera e propria crisi, per un canale coinvolto nel 6% del commercio globale, che non è affatto poco. Parallelamente, gli Houthi continuano a minacciare il Mar Rosso.
Controversi progetti di soluzione
I progetti per tentare di salvare il Canale di Panama dalla siccità sono tra i più disparati.
Il colosso marittimo Maersk propone la realizzazione di un ponte terrestre e di trasferire i container su treni o camion.
Altrove, resta fermo il famoso progetto del Lago di Nicaragua, che non sarebbe altro che un ecomostro.
C’è poi chi propone di arginare l’Indio e realizzare un tunnel montano, attraverso cui far confluire altra acqua nel Lago Gatún.
Un’altra ipotesi è poi quella del cosiddetto “cloud seeding”, ovvero l’inseminazione delle nubi con ioduro d’argento, per favorire le precipitazioni.
La verità è che, utilizzando questa tecnica, quasi mai si hanno risultati. Va poi tenuto a mente un altro aspetto: se manca la materia prima, le nubi, è tutto inutile.
La via di uscita dalla crisi che sta avvolgendo il Canale di Panama non è ancora stata trovata e, in tutto ciò, i commerci procedono a rilento.




