Cataratta, non sottovalutate i primi sintomi

Cataratta, non sottovalutate i primi sintomi

La cataratta è una patologia molto diffusa, in Italia gli interventi di cataratta occupano l’83% dell’attività chirurgica svolta dai reparti di Oculistica, interessando oltre cinquecentomila pazienti all’anno. Con il costante allungamento della vita media della popolazione mondiale, l’intervento alla cataratta interessa un numero sempre più elevato di pazienti.

Il progressivo perfezionamento della tecnica chirurgica impiegata, lo sviluppo tecnologico delle apparecchiature utilizzate per la programmazione e l’esecuzione della chirurgia, oltre i protocolli terapeutici universalmente adottati hanno fatto sì che l’intervento di cataratta oggi sia un atto di chirurgia oculare con una percentuale di complicanze molto bassa (97% di esito positivo).

Anche se al termine cataratta si associa la terza età (superati i 70 anni l’incidenza è di una persona su quattro, dopo i 75 ha un’incidenza del 90% e oltre gli 80 riguarda la maggior parte delle persone), questa patologia non è appannaggio esclusivo dell’età senile. Esiste la cataratta congenita, che può essere presente alla nascita e interessare un solo occhio o entrambi; esiste la cataratta giovanile, legata a patologie sistemiche, malattie cromosomiche, traumi, impiego di farmaci quali il cortisone; esiste infine la cataratta presenile, che si può presentare intorno ai 50 anni in pazienti affetti da diabete o da miopia elevata.

Cataratta, la conosci?

Il termine cataratta (dal greco katarraktês) significa «che cade dall’alto verso il basso». Nel Medioevo si riteneva, infatti, che fosse causata da umori liquidi scesi dall’alto per annebbiare la vista. Una definizione che calza a pennello a una patologia oculare la cui caratteristica è di far perdere progressivamente e irreversibilmente la trasparenza del cristallino, opacizzandolo in modo parziale o totale con conseguente diminuzione della capacità visiva.

Il cristallino è la lente naturale, biconvessa e flessibile, presente all’interno del bulbo oculare posteriormente all’iride (la parte colorata dell’occhio) senza la quale è impossibile mettere a fuoco persone, oggetti o immagini, come non sarebbe possibile eseguire delle foto con una macchina fotografica senza l’obiettivo.

Le cause della cataratta possono essere molteplici e in seguito le esamineremo brevemente. É importante considerare che, se non è diagnosticata e trattata dal suo insorgere, la cataratta sia una malattia grave e debilitante che può portare a una limitazione considerevole della visione e della vita di relazione. Impariamo a conoscerla meglio, senza inutili allarmismi, ma con alcune pillole di saggezza.

Cataratta: tipi, cause e sintomi

Una delle frasi che sovente i malati di cataratta riferiscono al medico è di «osservare il mondo sott’acqua». È, di fatto, questa la sensazione che si prova nel cercare di mettere a fuoco ciò che si osserva quando si soffre di cataratta, una patologia subdola che insorge lentamente e si sviluppa in maniera graduale. Se pertanto all’inizio i sintomi sono trascurabili e non arrecano particolare disturbo alla visione, con il tempo la vista è compromessa. Essendo una malattia che di solito evolve lentamente, si ha tutto il tempo di rivolgersi tempestivamente a un medico specializzato per non arrivare alla cecità completa.

Esistono diversi tipi di cataratta, che si manifestano in modo differente, a seconda della parte del cristallino maggiormente opacizzata. In breve:

Cataratta nucleare: così detta perché interessa il centro del cristallino. Questa cataratta inizialmente può trarre in inganno, perché l’effetto iniziale è quello di una miopizzazione. Il paziente rileva un transitorio miglioramento nella capacità di lettura associato al peggioramento della visione a distanza; in seguito l’alterazione del cristallino evolve, la visione da lontano si deteriora progressivamente, i colori perdono brillantezza, la visione si offusca e non è più compensabile con nessuna lente. Spesso la cataratta nucleare è bilaterale, con insorgenza e progressione diverse nei due occhi.

Cataratta corticale: riguarda la periferia del cristallino, che assume un colore biancastro con la presenza di opacità raggiate, talvolta con sfumature cromatiche atipiche. La loro lenta progressione dalla circonferenza verso il centro del cristallino interferisce con la diffrazione della luce, produce abbagliamento e riduzione della capacità visiva.

Cataratta sub capsulare posteriore: i pazienti sono spesso giovani. Si ha un’iniziale opacizzazione della parte centrale e posteriore del cristallino, che assume un aspetto reticolare brunastro o biancastro, che penalizza la visione soprattutto quando la pupilla è ristretta, quindi alla luce. I pazienti tipicamente rilevano una miglior capacità visiva al buio, quando il diaframma pupillare si apre, mentre lamentano notevoli abbagliamenti e visione difficoltosa con la luce diurna.

Cataratta congenita: la patologia è dovuta a disturbi metabolici della madre o all’assunzione di farmaci durante la gravidanza, trasmessi al feto; a fattori vari che possono aver disturbato lo sviluppo del bulbo oculare durante la vita intrauterina; a malattie genetiche o cromosomiche del feto.

I sintomi classici della presenza di cataratta congenita sono il rilievo di un riflesso biancastro della pupilla (normalmente nera), mono o bilaterale, o la presenza di uno strabismo, spesso espressione di cattiva visione.

È fondamentale la diagnosi precoce; l’eventuale intervento deve essere tempestivo, per consentire lo sviluppo della funzione visiva, che deve essere stimolata dai primi giorni di vita per stimolare lo sviluppo funzionale delle vie ottiche.

Cataratta, quando e come intervenire

Come detto in precedenza, solitamente la cataratta ha un’evoluzione lenta e progressiva. Spesso questa caratteristica, pur tranquillizzando il paziente per la non urgenza, non fa intervenire per tempo dall’insorgenza dei primi sintomi. Abbandonata a se stessa, la cataratta si trasforma in cataratta ipermatura, in cui il cristallino diventa color latte e la pupilla assume un riflesso biancastro. Il raggiungimento di questo stadio, oggi fortunatamente raro nei nostri paesi, riduce il successo dell’intervento di cataratta e può causare l’insorgenza di altre patologie dell’occhio, quali il glaucoma. È fondamentale non solo rivolgersi tempestivamente al medico in caso di sintomi preoccupanti, ma anche sottoporsi a periodici controlli oculari per evidenziare sul nascere le eventuali problematiche.

Dopo aver effettuato la visita specialistica e aver ricevuto la diagnosi corretta, non resta che affidarsi alla terapia specifica. È compito dell’oculista scegliere la tecnica ottimale in base ai dati clinici e strumentali e alle esigenze del paziente. Non esistono terapie mediche per arrestare l’opacizzazione del cristallino. L’unica soluzione per eliminare la cataratta è l’intervento. La tecnica chirurgica attuale permette di intervenire in tutti i tipi di cataratta e in qualsiasi stadio, anche se l’operazione di cataratta è consigliata non appena la riduzione della vista diminuisce la qualità della vita.

Lo sviluppo della tecnologia oggi ha reso molto più sicuro, rapido ed atraumatico l’intervento di cataratta.

Durante l’intervento, dopo aver rimosso il materiale opacizzato, s’inserisce il cristallino artificiale (IOL) che oggi può essere personalizzato, consentendo di dare al paziente una visione nitida e trasparente e contemporaneamente di eliminare i difetti refrattivi precedenti (miopia, ipermetropia, astigmatismo, presbiopia), riducendo e spesso eliminando la necessità di portare occhiali dopo la chirurgia.

Tecniche con il femtolaser

Come agisce il femtolaser? Il laser a femtosecondi è una tecnologia innovativa utilizzata in microchirurgia oculare. La sua azione sui tessuti è definita photodisruption, ovvero esegue una rapida sequenza di migliaia di impulsi, l’uno vicinissimo all’altro, che determinano precise geometrie di forma e taglio. Sostituendosi al bisturi, ha il vantaggio di avere una minore invasività per i tessuti oculari trattati e di consentire una guarigione più veloce.

Questa tecnologia computerizzata è molto sofisticata e versatile e si può adattare con precisione e sicurezza a ogni singolo caso. L’azione del laser genera nei tessuti trattati una microesplosione con formazione di minuscole bolle di acqua e gas che agiscono come una lama, separando gli strati di tessuto corneale o lenticolare. Il laser a femtosecondi agisce in maniera semplice e sicura, con una precisione non raggiungibile dalla mano umana. L’apertura circolare della capsula compiuta con il laser è perfettamente rotonda e centrata, un elemento che permette una centratura quasi perfetta del cristallino artificiale, fondamentale nella fase post-operatoria.

La tecnica con femtolaser viene eseguita in meno di due minuti, è indolore, non richiede alcun bendaggio o punti di sutura, consente un recupero rapidissimo. I due occhi possono essere operati contemporaneamente e già dal giorno seguente il visus è ottimo e si possono riprendere le consuete attività lavorative.

Negli ultimi anni il laser a femtosecondi è usato in combinazione con il laser ad eccimeri nella Lasik. La procedura Femtolasik con utilizzo di femtolaser è a oggi la tecnica più innovativa per la correzione di ogni tipo di difetto visivo (miopia, astigmatismo, ipermetropia). Questa tecnica combina l’utilizzo di un laser a femtosecondi con il laser ad eccimeri. Un sistema talmente avanzato da essere stato scelto dalla NASA e dai corpi militari americani per la garanzia di sicurezza e risultati. I costi dell’apparecchiatura, il training necessario e l’alta specializzazione dei chirurghi limitano il suo utilizzo a pochi centri di elezione in Italia.

Avere cura di se stessi è fondamentale per la qualità della propria vita e gli occhi sono la finestra da cui si guarda il mondo, è nostro compito non trascurarli e fare di tutto per preservare il loro stato di salute, recandoci periodicamente dall’oftalmologo. Come abbiamo visto, ci sono cause predisponenti e sintomi cui fare attenzione, ma non mancano gli strumenti per intervenire prontamente. Ricordiamo in conclusione alcuni fattori di rischio, consigliando a tutti di proteggere sempre gli occhi dai raggi solari e di avere una vita sana, a partire dall’alimentazione.

Fattori di rischio: anzianità (con conseguenti modificazioni fisiologiche del cristallino che s’ispessisce e diventa meno flessibile e trasparente, quindi maggiormente soggetto a lesioni da trauma fisico o meccanico); esposizione a radiazioni ionizzanti; esposizione ai raggi UV e ai raggi X; disidratazione grave e crisi diarroiche croniche; galattosemia; lesioni fisiche all’occhio; predisposizione genetica; diabete mellito; tabagismo/alcolismo (possibili fattori aggravanti); assunzione di farmaci durante la gravidanza, soprattutto corticosteroidi e sulfamidici (cataratta congenita); alterazioni metaboliche della madre (carenze alimentari, diabete, ipotiroidismo); infezioni della madre durante la gravidanza (possibile causa di cataratta congenita); parto pre-termine; alterazioni metaboliche del feto (ereditarietà); infezioni contratte dalla madre durante la gravidanza (rosolia, Herpes sistemico, toxoplasmosi, parotite, varicella, infezione da Rubella, da Epstein-Barr virus e da Citomegalovirus); Sindrome di Marfan (disordine ereditario del tessuto connettivo che colpisce principalmente occhi, sistema cardiovascolare e sistema muscolo scheletrico); sesso femminile; uveite.

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