Una telefonata: il peggior rumore di fondo

Una telefonata: il peggior rumore di fondo

Le telefonate altrui? Fastidiosissime.
A sentenziarlo non è l’insofferenza di qualche universitario disperato in cerca di un angolo di pace in una biblioteca troppo rumorosa. Lo studio viene direttamente dall’università di San Diego dove la professoressa Veronica Galvan, curiosa di analizzare più da vicino un fenomeno di cui si fa esperienza quotidianamente, ha deciso di riprendere una ricerca condotta lo scorso anno da un’altra università americana.

Nel 2012 infatti, la Cornell University di New York ha messo alla prova degli studenti, chiedendo loro di compilare un test cercando di ignorare i rumori di sottofondo. Lo studio aveva dimostrato che tentare di concentrarsi in presenza di persone che parlano al telefono è un compito quasi impossibile.

Nel suo recente studio, la Galvan ha condotto esperimenti di concentrazione simili. Il risultato? Paradossalmente, si riesce ad ignorare molto più facilmente la conversazione di due parlanti presenti piuttosto che quella telefonica in cui abbiamo la possibilità di ascoltare solo una parte del dialogo.

Studi di questo tipo hanno il fascino di conferire una credibilità scientifica alle nostre reazioni istintuali più quotidiane, ma hanno anche il limite di non chiarirne fino in fondo i motivi: “Non sappiamo perché le conversazioni telefoniche distraggano di più”, nota la professoressa. Quel che invece molti studi recenti cominciano a evidenziare è l’impossibilità del multitasking; possiamo fare tante cose, ma una alla volta.

La professoressa Galvan, nel tentativo di dare una spiegazione, sostiene che l’ascolto forzato di una conversazione che non ci interessa e nei confronti della quale non abbiamo nessun controllo, provocherebbe una reazione di stress; naturalmente l’osservazione può valere anche per le conversazioni a due.

L’enigma rimane ancora irrisolto. Questo non ci impedisce, ovviamente, di ricavarne una lezione di buon costume.

Martina Perseli

26 marzo 2013

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook