Allarme pertosse: vaccini in calo e rischi in aumento

Allarme pertosse: vaccini in calo e rischi in aumento

È ormai nota la notizia del drastico calo delle vaccinazioni in Italia, con la conseguente ricomparsa di alcune malattie ormai messe in secondo piano, come la pertosse.
La pertosse è la causa di circa 300mila morti nell’ultimo periodo, tra neonati e bambini, e si registrano ogni anno tra i 20 e i 50 milioni di casi di questa infezione delle vie respiratorie.
L’Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (WAIDID) ha lanciato l’allarme, sottolineando il pericolo di aumento di casi di pertosse, dovuti alla negligenza dei genitori stessi che, forse ingenuamente, tendono a vaccinare di meno i propri figli e, a distanza di anni, tralasciano di sottoporli ai richiami previsti.
I sintomi della pertosse sono i seguenti: da un apparente raffreddore si passa a una tosse convulsiva, che causa un cambiamento evidente del colorito della pelle del bambino, che può diventare anche rossa o color porpora.
Questa malattia infettiva colpisce principalmente i neonati e si trasmette facilmente, tramite inalazione o contatto di liquidi provenienti dalla bocca o dal naso del malato, anche mediante una semplice risata o un colpo di tosse.
Per quanto riguarda la cura, il medico somministrerà dapprima al bimbo degli antibiotici, per alcune settimane.
Nel caso in cui, invece, l’infezione fosse grave (soprattutto se il bambino ha meno di sei mesi di età) il malato riceverà le cure in ospedale, per evitare ulteriori problemi respiratori che, nel peggiore dei casi, potrebbero condurre alla morte.
“Prevenire è meglio che curare”, per cui i medici raccomandano caldamente la vaccinazione, anche in età adolescenziale.
Per incentivare questo trattamento di prevenzione, è stata proposta la possibilità di negare l’iscrizione scolastica ai bambini che non abbiano fatto le vaccinazioni previste, in modo da evitare un contagio con gli altri bambini ma, soprattutto, affinché si possano indurre i genitori a prendere il giusto provvedimento: sottoporre alla vaccinazione i propri figli.

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