Nuove scoperte nello spazio. Aumentano le probabilità che esista la vita nell’universo.

Nuove scoperte nello spazio. Aumentano le probabilità che esista la vita nell’universo.

universo1Lanciato nel 2009 come parte del progetto Discovery della Nasa, il telescopio Kepler, alla soglia del suo pensionamento (previsto per il 2016) e dopo aver da poco superato i mille pianeti extrasolari scoperti di cui tre potenzialmente abitabili, ha condotto gli scienziati inglesi dell’Università di Fisica e Astronomia di Birmingham, guidati dall’astronomo Tiago Campante, a una nuova incredibile scoperta da poco pubblicata sull’ Astrophysical   Journal.

LA SCOPERTA:

Il primo passo è stato carpire, tramite il metodo di osservazione chiamato “del transito”, l’esistenza di cinque esopianeti rocciosi, simili per dimensioni al nostro pianeta, che orbitano intorno all’esostella Kepler444 – scoperta nel 2013 e distante centodiciassette anni luce dalla Terra. Questo ha permesso la rivelazione di un vero e proprio sistema solare. Ma la notizia che ha sorpreso maggiormente la comunità scientifica è arrivata quando gli astrosismologi, in seguito all’analisi dello spettro di frequenza della stella, hanno comunicato l’età del sistema in questione: ben 11,2 miliardi di anni (il nostro ne ha “solo” 4,6) cioè l’80%dell’età dell’universo. Una novità straordinaria che secondo lo stesso Campante: “permette di determinare l’inizio di quello che possiamo definire l’era di formazione dei pianeti”.

Conoscere questa verità ha permesso di ipotizzare che siano esistite, e che esistano, forme di vita molto più antiche di quelle presenti sulla Terra: “Sappiamo che dei pianeti simili per dimensioni alla Terra si sono formati durante tutti i 13,8 miliardi di anni dell’Universo. Questo amplia la scala delle possibilità della presenza di vita nella galassia. Le probabilità che il nostro mondo sia l’unico a essere stato baciato dal miracolo della vita sono diminuite drasticamente. Perciò, da oggi, quando guarderemo le stelle e i pianeti, semplici punti luminosi nella scura volta celeste, potremmo davvero sentirci meno soli.

Cos’è il metodo del transito? Il metodo del transito è un metodo di individuazione dei pianeti extrasolari che parte dall’osservazione stabile di una stella. Grazie all’aiuto degli astrosismologi, che utilizzano dei sistemi fotografici ed elettronici, è possibile determinarne l’età, la composizione,  la distanza, la grandezza e la “magnitudo apparente”, cioè la luminosità percepibile dal punto di osservazione. Quando si nota una diminuzione di questa luminosità vengono immediatamente studiati i dati riguardo all’evento, e complici altre immagini scattate ad hoc, si risale al corpo celeste che ne ha causato l’interferenza transitandoci davanti. Dalle misure della stella si risale a quelle del pianeta.

Un’idea concreta di questo evento naturale? Eccola qua: Venere (nella foto in basso a sinistra) che transita davanti al Sole. Un esempio molto più caro a noi è l’eclissi di Sole che ogni tanto la Luna ci regala.

È proprio questo metodo che viene utilizzato nel programma SuperWASP (Wide Angle Search for Planets), una collaborazione internazionale nata in Gran Bretagna tra diverse università, con due telescopi a disposione sull’isola di Las Palmas e in Sud Africa, che la caccia ai giganti gassosi. Durante il monitoraggio di “1SWASP J140747.93-394542.6”, una stella che si trova a cinquecentosessanta anni luce da noi, nel 2012 venne notata una diminuzione della luminosità diversa dal solito, non completa e disomogena, data probabilmente da un pianeta con delle “strane” caratteristiche. Le ricerche sono proseguite fino all’annuncio di pochi giorni fa: intorno alla stella orbita un pianeta con un sistema di anelli così enorme da far impallidire Saturno. Il pianeta – chiamato j1407b- è grande tra le dieci e le quaranta volte più di Giove ma è fornito di un sistema di anelli dal diametro di 120 milioni di km! Non poteva esistere un soprannome migliore de “Il signore degli anelli”, nella speranza di non infastidire i più affezionati fan di Tolkien. I ricercatori hanno anche notato un interruzione tra gli anelli e la spiegazione è da trovare nel fatto che probabilmente si sta formando un satellite “[…] E la sua massa potrebbe essere notevole, ovvero aggirarsi tra quella della Terra e di Marte […] ” dice Matthew Kenworthy , uno dei ricercatori che ha partecipato alle successive ricerche dall’Olanda. La scoperta si deve al gruppo guidato da Erik Mamajek dell’Università di Rochester (Usa). Quest’ultimo, sempre insieme al professor Kenworthy ha poi pubblicato i risultati delle analisi sull’Astrophysical Journal.

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Ecco come apparirebbe il “Signore degli Anelli” se potessimo vederlo da vicino.

di Riccardo Avignone

4 febbraio 2015

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