Pandemie influenzali causate da fattori climatici come la Nina

Alcuni ricercatori della Columbia University hanno effettuato uno ricerca volta a dimostrare come il clima e l’alternazione delle rotte migratorie siano due fattori chiave per comprendere e studiare il diramarsi delle pandemie. Secondo i ricercatori difatti la Nina, ovvero il fenomeno meteorologico che prevede un abbassamento delle temperature oceaniche molto forte che spingerebbe gli uccelli migratori ad invertire le loro rotte, potrebbe favorire la comparsa e la diffusione delle influenze pandemiche.

Lo studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas) ha evidenziato come tutte le pandemie di influenza, da quella spagnola in poi, sono state precedute dal raffreddamento delle acque del Pacifico e di conseguenza dal cambio di rotte migratorie causato dalla Nina.
Effettivamente il cambio di rotta degli uccelli migratori può essere il fattore in grado di provocare nuove pandemie, in quanto questi animali sono considerati ormai universalmente come serbatoio e origine dei virus influenzali.
Andrea Pugliese, docente da Analisi matematica all’Università di Trento, ha commentato questa notizia affermando che:
“La ricerca non ha riflessi immediati, ma apre un approccio interessante allo studio delle pandemie e cerca infatti di identificare elementi “predittori” in un fenomeno da sempre pensato come casuale, come appunto lo sviluppo di epidemie”.
Secondo i ricercatori inoltre gli eventi climatici legati a La Nina provocherebbero anche una diversa interazione tra gli uccelli migratori e gli animali da allevamento,  come ad esempio i maiali. Ciò potrebbe portare ad un aumento delle probabilità di avere nuovi ceppi influenzali fino ad oggi sconosciuti.
Pugliese ha però detto: “In realtà lo studio suggerisce semplicemente una possibilità. A livello matematico le pandemie rappresentano un evento molto infrequente, sul quale risulta molto difficile poter fare una vera statistica in grado di confermare questa tesi’”.
Proprio per questo motivo i ricercatori  della Columbia University hanno fatto sapere che continueranno i loro studi per comprendere quanto i fenomeni climatici possano esser legati alla diffusione di pandemie avvalendo le loro teorie di dati più consistenti e certi.

Virginio Sapio

19 gennaio 2012

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