Creata variante virus Aviaria: può uccidere mezzo mondo

Potrebbe sembrare il copione di un film di fantascienza ed invece è realtà e sta scatenando molte, molte polemiche: alcuni ricercatori dell’Erasmus Medical Centre di Rotterdam hanno creato un virus che potrebbe uccidere mezzo mondo.
Si tratta di una variante dell’aviariaH5N, che molti di voi ricorderanno per via dell’allarme che aveva provocato per via del papabile rischio di una pandemia globale, poi fortunatamente placata.

Questo virus creato in laboratorio modificando geneticamente cinque componenti dell’aviaria per condurre esperimenti sui furetti è molto più “forte” (capacità di contagio doppia) e secondo i ricercatori se venisse diffuso nell’ambiente sarebbe in grado di uccidere la metà della popolazione senza esser fermato in quanto il sistema immunitario dei furetti è simile a quello umano.
Polemiche.
Bioterrorismo. Molti scienziati hanno subito manifestato indignazione in quanto una scoperta del genere doveva rimanere nel più stretto riserbo per evitare che “persone sbagliate” possano interessarsi del virus e provocare danni irreparabili.
Thomas Inglesby, è stato uno dei primi scienziati a dire che notizie scientifiche come queste non andrebbero pubblicate poiché danno la possibilità ai terroristi di progettare con maggiori informazioni “armi” di questo tipo e quindi minacciare il mondo: “È solo una cattiva idea quella di trasformare un virus letale in un virus letale e altamente contagioso. È’ un’altra cattiva idea quella di pubblicare i risultati delle ricerche che altri potrebbero copiare”, ha affermato il Dott. Inglesby.
Come lui la pensa anche Richard Ebright, biologo molecolare della Rutgers University (New Jersey) che ha affermato: “Questo lavoro non andava fatto”.
Di parere opposto Fabrizio Pregliasco, virologo all’Università di Milano, che ha dichiarato: “Non pubblicare lascerebbe i ricercatori al buio su come rispondere a un focolaio. Lo scambio di conoscenze è fondamentale per prevedere la reale gravità di una pandemia. L’aviaria era sì una “bestia” nuova, ma non apocalittica. Con un maggiore scambio di conoscenze la diffusione di informazioni sarebbe stata più precisa e meno allarmistica”.

di Enrico Ferdinandi

29 novembre 2011

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