La morte poco epica di Alessandro

La morte poco epica di Alessandro

morte-epIl 323 a.C., anno della morte di Alessandro il Grande, è una di quelle date che scandiscono un po’ scolasticamente la storia, creando uno spartiacque e quella comune consapevolezza che nulla sarà come prima.

Con la scomparsa del Macedone con cui si fa iniziare l’ ellenismo (secondo la celebre partizione di J. G. Droysen), infatti, si innescano trasformazioni politiche e culturali profonde come la divisione del vasto impero tra i suoi generali nei vari regni ellenistici.

La fine di Alessandro Magno, avvenuta per malaria o avvelenamento da arsenico sembra oggetto di revisione: una morte meno eroica, più prosaica e simile ai comuni mortali, soprattutto a quelli bevitori.

Sì, uno studio sulla rivista ‘Clinical Toxicology’ rivela che il condottiero era amante del vino a tal punto da risultarne dipendente. Poi durante uno dei banchetti a Babilonia insieme a fiumi di alcool Alessandro, dimentico della moderazione insegnata dal Filosofo suo antico precettore, avrebbe ingerito una bevanda tossica a base di una pianta di elleboro, che su fisici provati da abusi di vino può essere fatale.

Questo è quello che emerso dallo studio di un team di tossicologi dell’Università di Otago in Nuova Zelanda in collaborazione con quella britannica di Birmingham.

I sintomi narrati da Diodoro Siculo non lascerebbero tante interpretazione secondo gli Studiosi di Otago: l’ avvelenamento da Veratrum album ha stroncato in una decina di giorni la vita del trentaduenne Alessandro, forse già cirrotico, che ha concluso i suoi giorni con dolori epigastrici e al petto, accompagnati da nausea e vomito, da bradicardia e ipotensione con grave debolezza muscolare.

Una fine non proprio epica.

Cristian Cavacchioli
13 gennaio 2014

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