Stress da lavoro: Colpisce 9 mln di italiani

di Enrico Ferdinandi

Da un recente studio dell’Osservatorio nazionale salute donna, in collaborazione con il dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano è emerso che gli italiani sono sempre più stressati dal lavoro. Quante volte sentiamo lamentele dovute proprio al carico di lavoro, al mobbing dei superiori o dei colleghi o degli stipendi, quasi sempre, poco adeguati? Da questa ricerca è emerso che sono le donne, per il 70%, a lamentarsi di più, tra di esse ben 9 su 10 soffrono di disturbi dell’umore, vale a dire ansia (per il 45%), sindrome pre-mestruale (43%), irritabilita’ e tendenza al pianto (41%). A rendere il lavoro più difficile al gentil sesso sono problemi legati in prevalenza alla discriminazione sessuale, difatti per le donne è più difficile fare carriera, per questo sono esposte a maggior stress e spesso i loro stipendi a confronto con quelli dei colleghi di pari grado, maschi, risultano più bassi.

Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, fra i coordinatori dello studio, ha affermato che: ”Il genere femminile e’ piu’ esposto allo stress da lavoro e ha il doppio dei giorni persi, rispetto agli uomini, per malattia e qualita’ di vita. Le donne giovani e quelle che lavorano a contatto con il pubblico sono le piu’ vulnerabili agli stati di ansia, mentre gli uomini adulti con mansioni esecutive sono piu’ inclini alle sindromi depressive”.
Mencacci ha poi affermato che: “Lo stress colpisce in assoluto di più le dirigenti e successivamente le impiegate e le operaie. La condizione di dirigente, che deve garantire prestazioni di alto livello, si presta a questo disagio. Basti pensare alle riunioni che vengono fissate spesso alle 7 di sera, e che costringono le donne con figli ad affrontare problemi inutili. Tutto si ricollega a un unico aspetto: quello dell’organizzazione del lavoro, che in Italia non è concepita per far sì che ci siano donne ai vertici”. Lo stress da lavoro si manifesta con sintomi d’ansia, insonnia, malesseri come mal di schiena e problemi intestinali. Piano piano si perde la capacità di saper rispondere alle richieste che arrivano dall’ambiente circostante”. E il meccanismo si inceppa: la persona stressata si sente sempre più marginale, inerme, passiva, fino all’emarginazione. Il risultato è che abbiamo perso un lavoratore, ma anche una persona. E soprattutto nel caso della donna  la cui identità e autostima sono ormai legate al lavoro e non solo all’immagine tradizionale di moglie, madre e custode della casa – a pagare il prezzo di questa perdita è anche la famiglia”.
Un problema questo che non ha solo ripercussioni sulla salute psichica e fisica delle lavoratrici ma anche sulla produttività lavorativa. Ricordiamo ai lettori di 2duerighe che le aziende dallo scorso 1 agosto 2010 sono obbligate a misurare lo stress a cui sono sottoposti i dipendenti, regola sancita dalla normativa del Testo unico 81 del 2008, che impone la valutazione dello stress lavoro-correlato e interventi per ridurne le cause. Le aziende che non adempio a ciò possono ricevere sanzioni dai 5 ai 15mila euro, in alcuni casi è previsto l’arresto da 4 agli 8 mesi.
Informazioni queste molto importanti che fin troppo spesso vengono trascurate, ma che invece se attuate sarebbero un bene per la persona e per la produttività sul lavoro.
Anche il Dott. Mencacci ha ricordato che: “Solo il 20% delle aziende ha preso iniziative in risposta a questo decreto legislativo presente già dal 2010. C’è ancora moltissimo da anche perché non si può sottovalutare il fatto che i disturbi psichici sono in aumento”.
Disturbi psichici che rispetto a cinque anni fa sono più che raddoppiati, i dati europei difatti segnalano che nel 2010 i lavoratori che affermano di esser stressati dal lavoro sono 164 milioni.

 

 

13 ottobre 2011

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