Terremoti: tutta la verità su ciò che sta accadendo al nostro pianeta

In un’intervista esclusiva al quotidiano 2duerighe, il prof. Emanuele Tondi, docente di geologia strutturale presso la Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino, tra i maggiori esperti nazionali nel campo del rischio sismico, svela ciò che occorre fare e bisogna sapere per difendersi dalle scosse telluriche. (a cura di Roberto Mattei)

Gli aspetti catastrofici dei terremoti verificatisi in questi ultimi anni hanno risvegliato non solo l’interesse della società nei confronti dei movimenti tellurici, ma anche vecchie teorie del complotto, prive di ogni fondamento scientifico, secondo le quali l’intensificarsi degli eventi sismici sarebbero i segnali precursori di un’imminente fine del mondo. E’ facile immaginare l’attenzione e la preoccupazione suscitata da simili credenze nell’opinione pubblica mondiale, racconti spesso amplificati da una cattiva comunicazione mediatica, spesso artefatta per suscitare interesse e “vendere” informazione.

 

Un ruolo determinante nella diffusione di queste “voci metropolitane” viene svolto anche dai numerosi blog di curiosi e appassionati di misteri presenti sul web, che quotidianamente bombardano i lettori con una quantità tale di storie e immagini fantastiche, tali da “ubriacare” quei pochi neuroni rimasti sani nella loro corteccia cerebrale. Un esempio emblematico è rappresentato dalla notizia diffusa in questi ultimi anni attraverso internet, secondo la quale la Terra sarà presto distrutta dalla collisione con un grande pianeta denominato Nibiru o Pianeta X. La data prevista per la presunta distruzione è quella del dicembre 2012 visto che in tale periodo, secondo un’interpretazione del calendario Maya, avrà inizio un nuovo “lungo computo”, una nuova era, quella della cosiddetta quinta creazione che avrà termine tra altri 3600 anni.

L’incremento degli eventi sismici sarebbe la prova della presenza di questo oggetto spaziale misterioso che nel suo periodo orbitale si starebbe avvicinando alla Terra. Certo che di primo acchito, al di la delle speculazioni mediatiche, se ci si ferma a pensare al numero di eventi sismici disastrosi e alla loro frequenza, viene spontaneo domandarsi se tutto ciò rientri nella normalità: Haiti (Mw) 7.0, Cile 8.8, Giappone 9.0, Taiwan 6.0, Turchia 6.2, India 6.9, Guatemala 5.8, manca solo l’atteso Big One in California e siamo a posto. Tuttavia è bene ricordare che la Terra è un pianeta “vivo”, sulla sua superficie e all’interno sono avvenute (e avvengono tutt’ora) continue trasformazioni che ne hanno cambiato radicalmente l’aspetto. Alla base di questa vitalità l’immensa energia dovuta al calore presente al suo interno, generato prevalentemente dal decadimento radioattivo di alcuni elementi chimici tra cui il Torio e l’Uranio.

Per tranquillizzare i nostri lettori sull’assoluta infondatezza delle notizie divulgate dai catastrofisti, abituati da sempre a diffondere la paura tra la gente, abbiamo raggiunto il prof. Emanuele Tondi docente di geologia strutturale presso la Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino, tra i maggiori esperti nazionali nel campo del rischio sismico, che ci ha rilasciato un intervista in esclusiva.

Roberto Mattei (RM): Buongiorno professor Tondi. Vuole gentilmente presentarsi ai nostri lettori?

Emanuele Tondi (ET): Salve! Sono professore di Geologia Strutturale presso la Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino. Insegno Fondamenti di Scienze della Terra e Rischio Sismico per il corso di laurea in Geologia e Metodi Geo-mineralogici di indagine per il corso di laurea in Tecnologie per la conservazione e il restauro. La mia attività di ricerca riguarda lo studio della deformazione fragile delle rocce, con applicazioni nell’ambito dei terremoti e della circolazione dei fluidi nel sottosuolo.

RM: Viste le sue competenze, vorrebbe spiegarci in maniera semplice il perché di tutti questi terremoti nel nostro Paese? Negli ultimi mesi abbiamo assistito a innumerevoli sequenze sismiche nel Montefeltro, nel parmense, nella pianura padano-lombarda e veneta e anche nella nostra zona, il Piceno. C’è veramente da aver paura?

ET: L’Italia, così come tutto il mediterraneo, si trova tra la placca Africana e quella Europea che si muovono l’una contro l’altra. Questo movimento fa si che nelle rocce si accumuli una grande quantità di energia che, improvvisamente, viene liberata anche sottoforma di energia sismica. Il terremoto, quindi, si verifica quando due grandi blocchi di roccia si spostano rapidamente lungo una frattura della crosta terrestre che prende il nome di faglia.

Le recenti sequenze sismiche, in particolare quelle del Piceno, hanno riguardato la zona pedeappenninica e si sono manifestati ad una profondità di 20-40 km. Questi elementi differenziano detti terremoti da quelli, più frequenti e conosciuti, che si verificano più ad occidente, lungo la dorsale appenninica, caratterizzati da ipocentri compresi nei primi 12 km della crosta terrestre (il terremoto dell’Umbria-Marche del 1997 e quello aquilano del 6 Aprile 2009). Questi ultimi, inoltre, sono caratterizzati da una magnitudo più alta e sono associati a faglie (fratture della crosta) che arrivano in superficie e quindi ben conosciute e caratterizzate dai geologi. Sulla base delle caratteristiche delle faglie, è possibile calcolarne il potenziale sismico (magnitudo), consentendo una migliore valutazione della pericolosità sismica di una determinata area.

In particolare, lungo la dorsale appenninica al confine tra Marche, Umbria e Abruzzo, sulla base dei suddetti elementi, integrati con i dati della sismicità storica, i terremoti possono raggiungere magnitudo massime pari a 7.0.

Nella zona pedeappenninica, la sismicità risulta di gran lunga minore e non sono note faglie attive superficiali in grado di generare forti terremoti. Storicamente, infatti, le magnitudo raggiunte sono inferiori a 5.0.

Sulla base degli studi più recenti, la sismicità della Regione Marche è espressa correttamente dalla carta di pericolosità sismica del nostro territorio (si veda: http://zonesismiche.mi.ingv.it/). Tuttavia, i danni alle cose e la perdita di vite umane causati dagli ultimi terremoti hanno ampiamente dimostrato che, per una reale riduzione del rischio sismico, occorre procedere alla verifica degli edifici costruiti negli anni passati sulla base di studi ingegneristici, geologici e geofisici specifici, così come stabilito dalla nuove Norme Tecniche per le Costruzioni del 2008.

RM: Durante il terremoto in Abruzzo, un tecnico dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, sosteneva di essere in grado di prevedere i terremoti monitorando il radon. E’ veramente possibile predire in anticipo un evento sismico? Esistono dei precursori naturali? Se si, quali sono?

ET: Variazioni della radioattività locale (emissione di gas radon), così come altri fenomeni naturali insoliti: lampi o bagliori, interferenze nelle comunicazioni radio, nervosismo degli animali, variazione del livello delle falde o delle acque costiere, possono accompagnare, precedere o seguire i terremoti (specialmente i più forti). Tuttavia, questi fenomeni non danno indicazioni ne sulla magnitudo, ne sui tempi, ne sul possibile epicentro del terremoto. E’ chiaro, quindi, che non possono essere usati con scopi di protezione civile. Quello che mi sento di consigliare a chi vive in zone sismiche è di non aspettare la previsione un qualche “santone”, ma di rivolgersi al proprio tecnico di fiducia (ingegnere, architetto, geologo)  per assicurarsi che l’edificio in cui abitano sia stato costruito a norma o, eventualmente, procedere ad una verifica sismica sulla base delle nuove Norme Tecniche.

RM: Molti siti web e blog parlano di un’imminente fine del mondo prevista dai Maya e attribuiscono le scosse di grande intensità registrate in questi ultimi anni, a un ipotetico Pianeta X in rotta di collisione con la Terra. Dando per scontato che tutti capiscano trattarsi di un bel “romanzo” di fantascienza, ritiene normale che si verifichino terremoti cosi forti e “concentrati” come quello in Cile, Giappone e altri paesi del mondo? E’ possibile che l’umanità stia andando incontro a qualche evento catastrofico?

ET: Sia il Cile che il Giappone si trovano lungo i margini della più grande placca del nostro pianeta, quella pacifica. Lungo questi margini, da sempre, si verificano moltissimi terremoti che, per la particolare situazione geologica, raggiungono anche le magnitudo massime possibili. Basta dare un’occhiata a questo sito http://www.iris.edu/seismon/ per verificare come quella di “concentrarsi” (lungo i margini di placca) sia una caratteristica propria dei terremoti.

Ricordiamoci, inoltre, che il terremoto è un evento naturale che diventa catastrofico grazie all’incapacità dell’uomo che, pur potendo, non riesce a difendersi in modo efficiente.

RM: Nel caso della faglia di Sant’Andrea, in California, il tanto atteso Big One arriverà o siamo di fronte a una supposizione? Cosa potrebbe succedere in quella zona? C’è la possibilità che la California sprofondi completamente in mare?

ET: La California, così come il Cile e il Giappone, si trova lungo i margini della Placca Pacifica e il tanto atteso Big One prima o poi arriverà. Il movimento delle placche lungo questo tratto di margine è orizzontale, quindi che la California sprofondi in mare è alquanto improbabile. Inoltre, con un singolo terremoto, anche di magnitudo pari a 9, il movimento dei due blocchi di roccia all’ipocentro non supera i 15-20 metri.

RM: Due ultime domande che sicuramente esulano dalla sua formazione ma che molti dei nostri lettori ci hanno posto più volte attraverso le numerose mail che giornalmente giungono in redazione. Secondo lei, gli esperimenti nucleari condotti in profondità, come ad esempio quelli condotti dai francesi nell’arcipelago di Mururoa, nella Polinesia francese, possono attivare delle faglie generando terremoti anche a lunghe distanze? L’uomo di oggi ha la tecnologia per creare terremoti artificiali?

ET: Sicuramente le onde di un’esplosione nucleare possono favorire l’attivazione di una faglia e quindi generare un terremoto anche a decine di chilometri di distanza. Se poi il terremoto è grande o piccolo dipende dalle dimensioni della faglia sollecitata e quindi riattivata. Più di questo però non so, posso solo aggiungere che, prima o poi, il terremoto si sarebbe verificato ugualmente.

Immettendo fluidi a grande pressione lungo una faglia la roccia diventa più fragile e il movimento può essere favorito innescando il terremoto. Tuttavia, questo va fatto a profondità ipocentrali e i terremoti più forti hanno l’epicentro alla base dello strato sismogenetico della crosta terrestre che si trova a circa 15 km. Credo quindi che, per ora, sia impossibile creare artificialmente forti terremoti.

RM: Professore la ringraziamo per averci concesso questi minuti, la salutiamo e le auguriamo un buon lavoro

ET: Grazie a voi e a tutti i lettori di 2duerighe. Auguri di buon proseguimento nel lavoro. Buona giornata.

 

Per contatti:

Prof. Emanuele Tondi

E-mail: [email protected]

http://www.unicam.it/geologia/   

data: 20/09/2011

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