Torino: neurochirurgo promette trapianto di testa entro 2 anni

Torino: neurochirurgo promette trapianto di testa entro 2 anni

trapianto testaLa scienza non smetterà mai di stupirci, la medicina fa passi da gigante, e probabilmente un domani saremo in grado di assistere ad interventi chirurgici al limite dell’incredibile, ma ora l’annuncio shock di un noto neurochirurgo torinese, la quale professionalità è conosciuta in tutto il mondo, ha suscitato decisamente qualche perplessità, e dterminato così un vero e proprio “terremoto” all’interno dell’intera comunità scientifica. Lo specialista in questione, il dott. Sergio Canavero, ha infatti assicurato che da qui a due anni, sarà possibile effettuare trapianti di testa, permettendo così a pazienti dichiarati clinicamente inabili a svolgere qualsiasi tipo di attività quotidiana, di ritornare lentamente alla vita, ripristinando in modo assolutamente innovativo, le funzionalità di collo, capo e cervello.

Ecco allora che attraverso un’intervista rilasciata al settimanale “Oggi”, il dott. Canavero, responsabile nel 2008 del risveglio per elettrostimolazione di una ragazza di 20 anni, in stato vegetativo dal 2006 a causa di un incidente stradale, illustra con dovizia di particolari, in cosa consiste esattamente il suo progetto, che a prima vista sembra qualcosa di davvero fantascientifico, mentre invece a detta dello stesso luminare, è un procedimento considerato fattibile a tutti gli effetti. Inoltre, su Surgical Neurology International, autorevole rivista di neurochirurgia online, il dott. Canavero spiega che attraverso speciali materiali chimici che prendono il nome di “fusogeni” o “sigillanti di membrana”, si può ricostituire la continuità del midollo spinale e di conseguenza far rifunzionare le fibre nervose recise. Da una parte quindi, si avrà il donatore della testa, colui che ha perso la vita per un trauma cranico senza complicazioni legate al deterioramento di altri organi del corpo, oppure chi ha subìto un ictus fatale, mentre dall’altra ci sarà il ricevente, una persona gravemente malata a livello neuromuscolare degenerativo, oppure un soggetto tetraplegico, cioè impossibilitato a muoversi dalla nuca in giù.

Lo straordinario quanto fanta-futuristico progetto del dott. Canavero però, in base alle affermazioni fatte dal dott. Giulio Maira, direttore dell’Istituto di Neurochirurgia dell’Università Cattolica, rischia fortemente di infiammare ancora di più le coscienze, e di gettare le basi per un delicato dibattito etico, destinato a rendere vano il complicato seppur nobile proponimento del neurochirurgo torinese. Infine, Maira prosegue il suo discorso, dicendo che la medicina odierna ha tentato di curare lesioni midollari gravi, ad esempio con ponti biologici che potessero far crescere le fibre nervose, oppure con le cellule staminali, ma purtroppo senza successo alcuno.

Selene Virdò

21 giugno 2013

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