La professione dell’archeologo subacqueo

La professione dell’archeologo subacqueo
Archeologo subacqueo. Fonte immagine: http://www.strettoweb.com/

Il mondo subacqueo non è per l’archeologo, una semplice estensione di un dominio conosciuto; permette a lui di vedere vestigia di un’attività umana legata all’acqua, e che non ha niente di equivalente sulla terra: resti di imbarcazioni in mare, laghi, fiumi frequentati nell’antichità, antichi porti commerciali o militari, punti d’approdo segnati dalla perdita di ancore e diversi oggetti caduti nel corso dei secoli, rotte marittime segnalate da questi approdi, che appunto oggetti di bordo permettono di individuare; luoghi di pesca indicati dall’attrezzatura perduta; campi di battaglia navali, laghi, pozzi e fontane sacre in cui venivano gettate le offerte.

F. Dumas, Les Épaves antiques

Il patrimonio artistico dell’Italia è meraviglioso ed immenso, ed il mare racchiude una sorprendente parte sommersa, ancora tutta da svelare. Infatti ogni anno sempre nuove scoperte, in prossimità delle coste ed in mare aperto, vengono ad aggiungersi alla ricchezza dei siti e dei patrimoni esistenti sul fondale marino. Un patrimonio che va tutelato, oltre che gestito, con passione e professionalità, grazie anche a professioni come l’archeologo subacqueo. In Italia l’archeologia subacquea rimane però un ramo dell’archeologia ordinaria, di conseguenza il percorso di studi si snoda attraverso una triennale in Lettere o Beni Culturali, per poi passare alla magistrale in Archeologia o Conservazione dei Beni Culturali.

Una professione relativamente recente questa, che deve sgomitare attraverso confusioni ed incertezze tutte italiane. Un paletto fermo comunque c’è, ed è la Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo approvata nel 2001 dall’Unesco, in cui l’Italia, insieme agli altri Stati firmatari, ha preso l’impegno di mettere a disposizione risorse umane, economiche e organizzative al fine di tutelare un patrimonio troppo spesso saccheggiato dai cacciatori di tesori, oltre che abbandonato e lasciato preda non solo degli uomini. Il degrado e l’incuria, infatti, sono anch’essi ladri di tesori, ed il logorìo del tempo cancella i resti dei beni archeologici sparsi sui fondali marini.

A questo scopo il Ministero per i Beni Culturali, operante presso la Direzione Generale per le Antichità, ha un nucleo tecnico specifico per l’archeologia subacquea, il quale coordina ogni attività marittima facente capo a tutte le Soprintendenze regionali, essendo l’archeologia subacquea un ramo delle normali soprintendenze (tranne la Sicilia che ha affidato alla Soprintendenza del Mare l’attività di ricerca, oltre che la gestione e tutela del patrimonio subacqueo archeologico, storico e naturalistico delle sue coste).

In questi ultimi anni può accadere di imbattersi in corsi di laurea che, dalla denominazione con chiari richiami all’archeologia subacquea o al mare, potrebbero far pensare ad una effettiva diversità nella didattica. Non si tratta però di una vera innovazione, ma solamente di piani di studi sovrapponibili a quelli tradizionali, con l’unica differenza riguardante l’aggiunta di singoli esami, quali Archeologia Marittima. Esistono inoltre corsi di aggiornamento e master specifici, di I e II livello, ma sono corsi che non danno il brevetto di immersione, indispensabile qualora si decida di intraprendere questa professione. Quindi, per poter svolgere questa attività è necessario conseguire un brevetto, frequentando appositi corsi – in mare, laghi o piscine – presso scuole e associazioni private, legalmente riconosciute. Ogni brevetto permette di immergersi e di operare in situazioni differenti, da quello base chiamato Open Water Diver (OWD), a quello avanzato Advanced Open Water Diver (AOWD) per immersioni che richiedono maggiori profondità ed attrezzature decisamente più complicate da utilizzare.

Attenzione a non farsi ingannare da seducenti promesse che viaggiano via internet, con proposte fuorvianti su fantomatici corsi di archeologia subacquea. I percorsi da seguire sono quelli descritti, senza allettanti scorciatoie. Solamente laurea, uno o più brevetti di immersione e moltissima esperienza diretta potranno fare di voi un archeologo subacqueo professionista. Dunque, se la vostra passione per la storia, per il mare e per le testimonianze di civiltà passate sommerse dai fondali, è così incontenibile da spingervi ad approfondire materiali, tecniche, procedure, leggi da applicare in caso di ritrovamenti di reperti archeologici, potreste concretizzare questa vostra inclinazione, trasformandola in una vera e propria scelta lavorativa.

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