Ecuador: la foresta amazzonica dice addio alle cascate di San Rafael

Ecuador: la foresta amazzonica dice addio alle cascate di San Rafael

Direttamente dal Ministero dell’ambiente ecuadoregno si apprende la spiacevole notizia della cessazione della cascata di San Rafael, tra le più belle del mondo, situata nella riserva ecologica di Cayambe Coca. La più grande cascata dell’Ecuador raccoglieva ogni anno migliaia di visitatori, con i suoi 150 metri di altezza e caduta.

Ipotesi e cause

Le indagini sono in corso d’opera; sebbene l’ipotesi più accreditata sembra cadere su un’origine naturale, alcuni geologi sostengono che che la vicina centrale idroelettrica (inaugurata nel 2016) possa costituire un valido motivo per spiegare quanto è accaduto: si tratta di una delle otto centrali idroelettriche realizzate o finanziate da società cinesi in Ecuador. Tradizionalmente, l’Ecuador si serve di centrali termoelettriche a carbone; le nuove compagnie cinesi puntano su una trasformazione della matrice verso l’alimentazione elettrica. La centrale in questione è stata inaugurata con quattro anni di ritardo rispetto alle previsioni, poiché le operazioni (guidate da Sinohydro e finanziate da China EximBank) hanno subito interruzioni dovute a scioperi dei lavoratori, incidenti (come quello del 2014, in cui 14 lavoratori hanno perso la vita per il crollo di un pozzo di pressione) e maggiorazioni dei costi.

Dalle parole di Alfredo Carrasco, geologo ed ex segretario del Natural Capital, si evince che «la cascata di San Rafael si trova all’interno di una regione vulcanica soggetta a terremoti, che probabilmente hanno avuto un ruolo in questa frana». Il ministero dell’Ambiente sostiene che il corso del fiume deviato dalla frana, motivo per cui la parete rocciosa è crollata creando una dolina, abbia come causa le imponenti piogge verificatesi all’inizio di febbraio. Ancora Emilio Cobo, coordinatore del programma per le acque del Sud America presso la IUCN (International Union for the Conservation of Nature), ha affermato che «una cascata che è stata lì per migliaia di anni non collassa, per coincidenza, pochi anni dopo l’apertura di un progetto idroelettrico. Questi sono processi che sono in articoli scientifici e ci sono prove sufficienti che una diga può causare effetti di questo tipo su un fiume». A parere di Cobo, vi è in ogni caso un nesso, seppur indiretto, con la centrale idroelettrica; pur non trovandosi questa sul fiume, «il serbatoio di diversione ha un sistema di trappole di sabbia che rimuovono i sedimenti per non comprometterne il funzionamento. Quando un fiume perde sedimenti, l’acqua aumenta la sua capacità erosiva. In genere grandi bacini e dighe intrappolano più del 90%, e talvolta del 100%, del sedimento in arrivo”, afferma.

Non è chiaro se il ministero riuscirà a condurre un’adeguata indagine sulle cause; Cobo dichiara alla testata Mongabay che è essenziale comprendere e valutare un’eventuale monitoraggio dell’erosione precedente e successiva alla costruzione della centrale idroelettrica di Coca Codo Sinclair. Il serbatoio di diversione della Coca Codo Sinclair, prima accennato, dista circa 20 chilometri dalla cascata di San Rafael.

La cascata di San Rafael si trovava precisamente nel punto di confluenza dei fiumi Quijos e Salado, al confine tra le province di Napo e Sucumbíos, tra le Ande e la regione amazzonica: una zona vulcanica, notevolmente sismica. Il terremoto del 1987 ha provocato inondazioni che sono arrivate fino a 20 metri sopra il livello della valle, dove scorre il fiume, e ha avuto pessime conseguenze per il gasdotto trans-ecuadoriano. Undici anni dopo l’eruzione del vulcano Reventador, prossimo alla valle, è stato la causa probabile di uno sbarramento naturale del fiume, provocando un’enorme erosione.

Si sono formati tre flussi che non consentono all’acqua di giungere a formare l’effetto «cascata»; tali flussi danno luogo a un’“erosione regressiva”, generando una sorta di fiume a monte e modificando nel tempo la geografia della valle: a detta di Carrasco, nell’arco di 30-50 potrebbe verificarsi un aumento di 3-5km di queste cascate.

Le conseguenze

Il primo timore riguarda l’assenza di acqua a valle, importante per la fauna locale, per la vegetazione ricchissima e per i processi produttivi.

Il fenomeno della fine della cascata è stato rivelato dalla NASA, e datata al 2 febbraio 2020. È possibile vedere le immagini della configurazione precedente (2014) e successiva (marzo 2020) della cascata, dalle immagini del satellite Landsat 8 e utilizzo della tecnologia Operation Land Imager (OLI).

La Agoyan Waterfal diviene così la prima cascata dell’Ecuador, dal momento che il ministero del turismo non ha in programma un ripristino del letto del fiume: la cascata di San Rafael può entra dunque tra le bellezze naturali che appartengono alla storia della geografia.

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