GLOBAL WARMING: Terra, un pianeta da salvare

GLOBAL WARMING: Terra, un pianeta da salvare

Nell’anomala situazione climatica che ormai stiamo vivendo da alcuni anni col passaggio improvviso dal caldo al freddo, l’uomo fatica ad adattarsi a certi sbalzi di temperatura con seria ripercussione sul suo stato di salute. Sul banco degli imputati il temibile “buco dell’ozono”, con l’aumento dei gas serra causati da una indiscriminata industrializzazione.

Nella conferenza tenutasi a fine 2018 a Katovice in Polonia – la Cop 24 sull’Accordo di Parigi – sono emerse delle linee piuttosto disomogenee tra i 200 Paesi partecipanti e diverse nei tempi di attuazione dei programmi atti a sconfiggere i livelli di surriscaldamento planetario e il conseguente scioglimento dei ghiacciai. Non può non preoccupare quanto lenta si preveda la pianificazione dell’uscita dal carbone, dal gas e dal petrolio, legata agli interessi incrociati dei vari Paesi. Si parla di una cinquantina d’anni.

Green building, l’architettura per l’uomo

Su un tema tanto scottante per la sopravvivenza del globo, ancor prima di entrare nel vivo dei numeri offerti dalle vetrine delle statistiche, ci piace soffermarci subito su una branca della conoscenza quale l’architettura, capace di offrire un forte contributo al cammino sostenibile dell’uomo anche quando non si chiamava “architettura” ma un’ atavica propensione al suo buon vivere pur dentro una grotta.

Già nella seconda metà del XIX secolo iniziò a svilupparsi un nuovo modello di criterio costruttivo dell’ abitazione civile , ispirato alla cosiddetta “architettura organica”, madre di tutte le architetture tendenti all’armonia tra uomo, tecnologia e natura. Creatore ne fu l’architetto statunitense Frank Lloyd Wright (1867-1959), caposcuola di un movimento cui si affiancarono le più significative personalità internazionali del settore fino ai nostri giorni.

Oggi, chi può si allontana dal ritmo frenetico delle città e dalle sue polveri sottili per rifugiarsi in località che possano offrire dei microclimi vitalmente più sopportabili. Tale privilegio viene appunto favorito da quei criteri di costruzione lontani dal causare emissioni dannose per l’uomo con l’utilizzo di materiali e tecniche ecocompatibili, appartenenti il più possibile alla cultura materiale locale, vale a dire nel rispetto del cosiddetto “genius loci”, quella locuzione dell’antica religione romana, espressione dell’identità storico-culturale di un luogo e dei suoi individui.

Nulla viene lasciato al caso, dai materiali più sofisticati messi a disposizione dalle più avanzate tecnologie allo studio del terreno su cui tali abitazioni poggiano. Capita così di assistere a progetti sviluppati su terreni che presentano certi dislivelli fisici, in cui l’abitazione viene adeguata al ritmo naturale del luogo. Ne nascono soluzioni abitative legate allo studio capillare della situazione climatica locale e all’orientamento giornaliero e stagionale delle varie parti dell’edificio, in modo da creare dei microclimi , come già detto, tali da evitare improvvisi sbalzi di temperatura.

Per ora è un sogno di pochi poter vivere in simili case. Chi può si allontana dalle metropoli, soprattutto allo scopo di garantire ai figli una vita più sana a contatto con la natura, in territori ricchi di verde ove la clorofilla, assorbendo la luce solare ed innescando il processo di fotosintesi, produce i più benefici effetti per l’organismo umano.

Chi non può resta a vivere soffocato nelle amate e odiate città concedendosi un target vacanziero assai ridotto nell’attuale congiuntura economica, in fila sudaticcia e obbligata sulle autostrade come sardine in scatola. O, in alternativa, giringiro per i centri commerciali a comprare cosucce di plastica per la gioia dei bambini e l’irreversibile inquinamento dei mari, quelle acque cui sarà affidato il compito di triturare nel corso del tempo coriandoli di plastica multicolore ingoiati, ahiloro, da banchi di pesci affamati.

Avanti con la e-Mobility

Come ormai noto ai più, l’Olanda risulta essere la patria della mobilità elettrica (la e-Mobility), essendo il Paese con maggior numero di stazioni di ricarica. Ed eccoci ai numeri. Secondo statistiche le più aggiornate, già nel 2011 l’Olanda contava 1.826 stazioni di ricarica, contro le 33.607 di oggi, anche grazie ai prezzi più bassi dovuti agli incentivi pubblici. Comunque, l’abolizione in questo Paese delle tradizionali autovetture a combustibile fossile è prevista entro e non oltre il 2030.

Riguardo alla frequenza delle stazioni di ricarica nei vari Paesi, le ultime stime collocano la Cina a 3,5 stazioni ogni 100 km., il Regno Unito a 3,1, la Germania a 2,8 e gli Emirati Arabi a 2,5. Ultimi gli Stati Uniti con 0,9 e la Russia con 0,1. Lasciamo ai lettori le riflessioni del caso.

E l’Italia? Nell’elenco non c’è traccia del Bel Paese, anche se cominciano a vedersi in giro modelli di macchine elettriche con autonomia di 100 km e macchinine per lo più guidate da bambini e da persone invalide. Va ribadito che il vero problema di queste autovetture è la loro autonomia, che l’Enel sta implementando con la installazione di rifornimenti carica presso le normali stazioni di servizio con personale specializzato.

E’ tuttavia da sottolineare che le macchine elettriche, essendo del tutto silenziose, costituiscono un serio pericolo per i pedoni in aree urbane, in specie bambini, anziani e ipovedenti. Al riguardo, la normativa UN 138 impone una frequenza standard in grado di riprodurre un suono a basse velocità (al di sotto di 20 km/h) che renda immediato il riconoscimento di un veicolo elettrico in arrivo. La normativa, in vigore dal luglio 2019, sarà adeguata entro e non oltre il 2021.

Qualcosa si muove, ma affrettiamoci, pur nell’ ottimistica previsione che possa attenderci un futuro non troppo lontano ove la responsabile volontà dei Paesi sia riuscita ad arginare certe futuribili e non augurabili “distopie” che segnerebbero la fine del nostro bel pianeta. Abbiamo poco tempo per salvarlo e per salvarci.

Angela Grazia Arcuri

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