Chi sono e cosa vogliono i lefebvriani
La parola “scisma” è tornata nuovamente ad essere accostata al gruppo ultra-conservatore detta Fraternità sacerdotale San Pio X, anche detti “lefebvriani”. Questo perché oggi è in programma l’ordinazione, senza mandato pontificio, di quattro vescovi nel seminario svizzero di Écône: atto che potrebbe sancire una rottura definitiva nei rapporti tra la Fraternità e la Chiesa Cattolica.
Chi sono
La Fraternità sacerdotale San Pio X viene fondata ad Ecône (Svizzera) nel 1970 dal monsignor Marcel Lefebvre, quando dei seminaristi scontenti dell’insegnamento ricevuto nei seminari francesi si rivolsero a lui per una formazione sacerdotale ritenuta più autentica. L’organizzazione era inizialmente riconosciuta dalla Santa Sede, ma ne criticava diversi principi istituiti a partire dal Concilio Vaticano II. Quest’ultimo è stato il ventunesimo e il più recente concilio ecumenico della Chiesa cattolica e le sue riforme vennero ampiamente criticate da Lefebvre, che le definì “neo moderniste” e “neo protestanti”. Tra i punti contestati, vi era la libertà religiosa, il dialogo interreligioso, il rapporto con il mondo moderno, le riforme liturgiche e l’ecumenismo. Quest’ultimo si basa sulla riunione di tutti i fedeli cristiani con quelli delle diverse chiese e comunità ecclesiastiche e questa era stata una delle caratteristiche principali del Concilio Vaticano II, che raccolse 2500 persone, tra cardinali, patriarchi e vescovi da tutto il mondo. I lefebvriani sono considerati, invece, dei cattolici ultratradizionalisti, che rivendicano, tra le altre cose, la celebrazione della messa interamente in latino. La Fraternità vuole rimanere cattolica e soggetta al papa, ma a condizione di restare fedeli alla “Roma eterna”: ossia alla tradizione precedente a quella riformista conciliare.
Continue fratture e tentativi di riconciliazione
I primi dissidi tra Roma e Ecône sorgono già negli anni Settanta, quando, per la prima volta, l’arcivescovo Lefebvre decise di ordinare dei preti formati esclusivamente nel seminario di Ecône, senza avere l’accordo delle autorità diocesane. Le tensioni crescenti e le opposizioni dei lefebvriani agli orientamenti del Concilio provocarono il ritiro del riconoscimento canonico e l’ordine di chiusura del seminario della Fraternità sacerdotale San Pio X nel 1975. Non bastarono i tentativi di riconciliazione ad evitare l’inasprimento dei rapporti, dopo che Lefebvre nel 1976, in aperta polemica con la Santa Sede, celebrò messa a Lilla davanti a 10mila fedeli, violando la sospensione in vigore da luglio. La frattura prosegue durante l’intero pontificato di Giovanni Paolo II e culmina nel 1988, con una nuova ordinazione, senza mandato papale, di quattro religiosi da parte di Lefebvre. L’atto aprì la strada verso la scomunica e la definizione dell’atto come “scismatico”. Solo dopo la morte dell’arcivescovo, nel 1991, si avviò un percorso di riconciliazione, soprattutto sotto papa Benedetto XVI, che revocò la scomunica nel 2009 ai quattro vescovi ordinati, ma chiarendo che la Fraternità restava priva di uno statuto canonico della Chiesa fino a quando non fossero state risolte le questioni dottrinali contrastate dai lefebvriani. L’apertura continuò durante il pontificato di papa Francesco, che accolse i lefebvriani anche nel Giubileo straordinario del 2016, pur restando in una situazione di “illegittimità canonica”.
Una nuova rottura?
Dal 2 febbraio scorso, i contrasti tra la Chiesa cattolica e i lefebvriani sono tornati all’ordine del giorno. La nuova scintilla è scoccata quando la nuova guida del gruppo ultra-tradizionalista, don Davide Pagliarani, ha annunciato la creazione di nuovi vescovi, ovviamente, senza mandato papale. Nonostante i tentativi di dialogo e le richieste di papa Leone XIV, oggi è il giorno delle famigerate ordinazioni. Una lettera di Prevost indirizzata a don Pagliarani recitava: “Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi”, chiedendo ai lefebvriani “di desistere dal vostro intento”. Quest’ultimi avevano risposto di non aver intenzione di separarsi “dalla Chiesa romana; al contrario desideriamo servirla in modo straordinario, come aiutare una madre bisognosa di un aiuto speciale”, ma con la richiesta decisa di concessione da parte del papa della sua “benedizione”. Tuttavia, il gesto è stato qualificato come scismatico, con la conseguente scomunica automatica. Trent’otto anni fa, con lo stesso atto furono scomunicati da Giovanni Paolo II.




