Il Metropolitan, un secolo di storia in via del Corso in attesa di una nuova vita
Al numero 7 di via del Corso, a pochi passi da piazza del Popolo, si trova uno degli immobili più discussi del rione Campo Marzio: l’ex cinema Metropolitan, chiuso da oltre quindici anni e al centro di un progetto di riqualificazione che ha attraversato più amministrazioni comunali senza ancora arrivare a conclusione.
Da magazzino a sala cinematografica
L’edificio nasce nel 1909 come grande magazzino, inserito nell’isolato seicentesco compreso tra piazza del Popolo, via del Corso, via della Fontanella e via del Babuino, un’area che un tempo ospitava il Convento dei Carmelitani Riformati. Solo due anni dopo, nel 1911, la struttura viene riconvertita in cine-teatro e inaugurata con il nome di Cinema Teatro America, in un’epoca in cui via del Corso portava ancora il nome di via Umberto I. Nel 1923 la sala cambia insegna e diventa Cinema Gioia, prima di attraversare il ventennio fascista e riemergere, nel secondo dopoguerra, con l’identità che manterrà fino alla chiusura.
Il Metropolitan del dopoguerra
È nel 1948 che la sala viene ristrutturata e ribattezzata Cinema Metropolitan. In questa versione l’edificio occupa i primi due livelli, su cinque complessivi, e un piano interrato di una porzione del fabbricato affacciato su via del Corso, utilizzati come ingresso e atrio, mentre la sala vera e propria si estende sull’area del cortile interno, un tempo adibito a giardino. Altri due corpi di fabbrica, uno su via del Babuino e uno su via della Fontanella, vengono coinvolti solo marginalmente, come vie di fuga. L’ambiente principale, unico, comprende una platea e due gallerie sovrapposte, per una capienza complessiva di 1.600 posti: una delle sale più grandi della Roma dell’epoca, ricordata da chi l’ha frequentata anche per le proiezioni in lingua originale, che negli anni ne fanno un punto di riferimento per la comunità straniera residente in città.
La trasformazione in multisala e la chiusura
Il volto storico della sala dura fino al 2000, quando l’ambiente unico viene completamente demolito per lasciare spazio a un complesso di quattro sale cinematografiche autonome di dimensioni simili tra loro, un intervento che altera in modo irreversibile l’impianto originario del 1948. L’attività si interrompe definitivamente nel dicembre 2010, quando il cinema chiude i battenti e l’immobile viene dismesso, restando da allora inutilizzato. Da quel momento la proprietà passa a DM Immobiliare, poi diventata DM Europa, che presenta un primo progetto di riqualificazione dello stabile, catastalmente classificato come D3 (teatri, sale cinematografiche e per spettacoli).
L’Accordo di programma e il destino della sala
Il percorso amministrativo compie un passo decisivo il 24 luglio 2019, quando l’Assemblea Capitolina approva la delibera che avvia la riqualificazione dell’ex Metropolitan, legandola al recupero di altri due cinema comunali dismessi: l’Apollo, nel Municipio I, e l’Airone, nel Municipio VII. All’epoca l’allora sindaca Virginia Raggi presenta l’operazione come parte di una strategia più ampia di rigenerazione di spazi abbandonati della città, richiamando l’impegno degli assessori allo Sviluppo economico Carlo Cafarotti e all’Urbanistica Luca Montuori.
L’Accordo di programma, formalizzato attraverso un Atto d’Obbligo sottoscritto da DM Europa, definisce nel dettaglio la nuova destinazione d’uso dell’immobile, che si sviluppa su una superficie utile lorda complessiva di circa 2.170 metri quadrati distribuiti su tre livelli. La quota principale, pari a 1.800 metri quadrati, sarà destinata a uno spazio commerciale non alimentare, con una superficie di vendita netta di circa 1.350 metri quadrati. Altri 51 metri quadrati saranno riservati agli uffici, mentre 331,70 metri quadrati continueranno a ospitare una sala cinematografica da 99 posti, dotata di ingresso indipendente e di moderne attrezzature audiovisive. La sala dovrà essere messa gratuitamente a disposizione del Comune per 120 giorni all’anno.
A fronte della trasformazione, DM Europa si impegna a versare a Roma Capitale oneri per un massimo di 7 milioni di euro, comprensivi della monetizzazione degli standard urbanistici non reperiti in loco (parcheggi e verde pubblico), di un contributo straordinario, degli ordinari oneri di urbanizzazione e di un contributo volontario aggiuntivo. Parte di queste risorse è destinata proprio al recupero dei cinema Apollo e Airone. Il progetto prevede inoltre una sessantina di nuovi posti di lavoro nella sola parte commerciale, ai quali si aggiungerebbero quelli generati dalla gestione della sala cinematografica.
Un iter ancora aperto
A distanza di anni dall’approvazione della delibera, il progetto non risulta ancora concluso. Ne ha parlato di recente Emiliano Pretto durante la trasmissione “Gli Inascoltabili”, ricostruendo un iter fatto di ipotesi alternative e tentativi rimasti a lungo bloccati prima che una norma specifica sbloccasse la situazione, delineando l’assetto oggi previsto: un negozio di 1.800 metri quadrati affiancato da un piccolo spazio culturale, pensato per proiezioni private, eventi e piccoli festival, a disposizione del Comune. Pretto ha collegato questa impostazione a un modello già sperimentato altrove in città, penso al cinema Troisi, dove la programmazione cinematografica convive con una libreria, un bar e un uso degli spazi anche di giorno per riunioni ed eventi; una risposta alla crisi delle sale tradizionali che punta a diversificare le fonti di ricavo senza rinunciare alla proiezione. Nella stessa intervista è stato citato anche il caso del cinema Fiamma, acquistato con l’obiettivo dichiarato di farlo tornare sala cinematografica affiancata da altre attività, mentre resta da verificare l’attuazione di una clausola della vecchia convenzione che impegnava il Comune alla riqualificazione di ulteriori sale chiuse in città.




