Salvate le cattedrali del desiderio!
Ci sono luoghi insostituibili nella città di Roma, come nella maggior parte delle città europee e del mondo, in cui le persone possono proiettare su uno schermo la propria vita immaginativa. Si tratta di luoghi ricreativi ma anche consolatorii, luoghi dove è facile potersi ritrovare e sentirsi parte di qualcosa, luoghi in cui l’io collettivo prevale sull’io individuale. Si tratta di cattedrali del desiderio, di spazi che possono segnare intere epoche, di spazi che raccontano storie tramite persone esterne agli eventi. Sono spazi che fermano il tempo trattando il passato, il presente e il futuro fino ad arrivare al punto di mescolarli. Sono ambienti colmi di verità e di fantasia, di storia e di immaginazione, di emozione e di noia, di suoni, luci e colori. Sono luoghi in cui possono fioccare lacrime e sorrisi nel pieno centro della cultura. Sono palestre della mente, dove sviluppare un certo senso critico diviene naturale, ed apprendere le informazioni diviene più semplice.
Sono le sale cinematografiche che, quantomeno a Roma, fino a qualche settimana fa, sembrava fossero a rischio di estinzione. E poi per cosa? Per costruire centri commerciali o sale scommesse, come se già non ce ne fossero abbastanza! Tagliare sulla cultura per investire sui cosiddetti “non-luoghi” di Augè, cioè quegli spazi che, seppur affollati, sono privi di un qualsiasi tipo di identità.
Almost a century and a half ago…
Ma torniamo indietro a quando le grandi sale ancora non esistevano, e nemmeno i nickelodeon, ma vi erano solo “baracconi ambulanti” o sale cittadine ricavate da aree destinate a tutt’altro.
Era il 1895 e, al Salon indien del Grand Café di Parigi, i fratelli Lumiére, due industriali di Lione, invitarono un pubblico di 33 spettatori paganti ad assistere alla primissima proiezione del loro cinematografo. Un’ex sala da biliardo era stata completamente svuotata e i tavoli erano stati sostituiti da una cabina di fortuna con un baldacchino di velluto ed un foro al centro. Improvvisamente, per qualche frazione di secondo, calò il buio più totale ed un raggio di luce uscì dal baldacchino. Colpì uno schermo, rimbalzò ed illuminò i volti degli spettatori. Le prime ed uniche immagini presero forma: si trattava degli operai della fabbrica Lumiére di Lione che uscivano alla fine di una giornata di lavoro. Una scena di vita quotidiana che, però, al contrario della vista diretta, non lasciava alcuno scampo ai dettagli. Ogni figura poteva essere ammirata nella sua totalità. Per un attimo gli spettatori ebbero l’impressione di aver perso la nozione del tempo e dello spazio. Progressivamente le proiezioni presero piede a Bordeaux, Nizza e Marsiglia, fino ad arrivare a Londra, Bruxelles, Roma, Milano, Napoli, Genova, Venezia e Bologna.
Mentre in Europa era iniziata l’epoca del cinema ambulante, negli Stati Uniti stavano prendendo piede i nickelodeon come luoghi di socializzazione e di incontro. Per la prima volta ci fu l’idea che bisognasse investire sulle potenzialità educative, artistiche e culturali di questi spazi a dir poco unici, che riuscivano ad isolare le persone come se entrassero in un mondo parallelo, al punto tale che, nonostante fossero pane per i denti di ladri alla ricerca di portafogli, nessuno se ne preoccupava. Finirono dunque i nickelodeon ed ebbero inizio, grazie ad imprenditori visionari, i palazzi colmi di sale, quelli che ad oggi sono comunemente noti come Cinema.
Ma vista e considerata l’importanza di questi luoghi sotto vari punti di vista, come è possibile che vogliano sostituirli?
La vittoria della pigrizia
Si parla di “destino dei cinema”, ma forse è bene, prima, soffermarsi sul destino della cultura. Con il passare degli anni e delle generazioni sono mutati i mezzi di fruizione delle informazioni e, di conseguenza, anche i mezzi di divulgazione. La carta stampata rischia di essere sostituita da pagine Word, i giornalisti sentono la pressione dell’intelligenza artificiale, lo streaming ha sostituito le videocassette, gli ebook hanno sostituito i libri, internet ha sostituito le enciclopedie. Sostituito ma non ancora eliminato. Ad oggi siamo interconnessi con tutto e tutti in maniera istantanea. Se si volesse conoscere la storia di un politico basterebbe andare su Wikipedia, anche se verrebbe meno qualunque forma di empatia. Se si volesse percorrere una strada basterebbe aprire Google Earth, ma si perderebbero gli odori dell’asfalto bagnato o dell’erba appena tagliata. Se si volesse vedere un film al cinema basterebbe aumentare l’attesa per poterlo vedere dal sofà di casa, ma si perderebbe la magia del collettivo sconosciuto.
Ad oggi si pensa alla sostituzione delle sale cinematografiche con negozi o sale scommesse ma, prima o poi, si arriverà al punto in cui le varie casse online personali, ad oggi illegali, diventeranno legali, e i negozi fisici verranno totalmente sostituiti da varie forme di e-Commerce.
“Questo è un mio accorato appello affinché i cinema, questi preziosi “luoghi per la gente”, siano preservati nel tessuto urbano delle nostre città, e in particolare quelli di Roma. Un’amica un giorno mi disse che, se sta bene Roma, sta bene anche l’Italia. Lo stesso vale anche per Parigi e per tutta la Francia. Stesso destino.” Sono queste le parole di Renzo Piano, uno degli architetti più influenti a livello internazionale, una persona che di arte e cultura se ne intende al punto tale da farne una professione.
Il cinema sta morendo ma…
Roma risponde con cattive notizie poiché, nel 2021, la giunta regionale del Lazio ha approvato una proposta di legge che consentirebbe la trasformazione dei cinema chiusi ed abbandonati in mega negozi, palestre o centri commerciali. Solo negli ultimi 10 anni hanno chiuso oltre 100 sale e circa 55 sono già state convertite. Il cinema Ausonia, addirittura, è diventato una sinagoga, il Capitol una discoteca e il Folgore una chiesa coreana. Le nuove norme sarebbero “un regalo alle società di profitto” spesso proprietarie degli immobili, e permetterebbero loro di effettuare un cambio destinazione d’uso per i cinema dismessi da oltre un decennio e l’utilizzo del 50%, ed oltre, della propria superficie in spazi di somministrazione, attività commerciali e quant’altro. “In un colpo solo verrebbe cancellata una fetta inestimabile del patrimonio culturale di tutta Roma”, sottolinea l’Arci.
non tutto è perduto
E’ il momento di reagire per non morire, specialmente dopo il colpo di frusta successivo al Covid19. E’ proprio a questo punto che il panorama cinematografico e tutti coloro che ne sono amanti, in quanto ne comprendono l’importanza, alzano la voce. L’ultimo incontro tra il presidente del Lazio, Francesco La Rocca, e gli addetti ai lavori in tale settore, ha prodotto notevoli risultati: è stata stralciata una parte della norma regionale sui cinema, quella che più aveva fatto discutere. Non potrà essere effettuato alcun cambio di destinazione d’uso per tutte le sale che fino al 31 dicembre 2024 erano aperte. Si tenta, così, di frenare qualsiasi speculazione edilizia ai danni della cultura. L’ipotesi è, inoltre, quella che si possa intervenire con maggiori paletti sulle sale abbandonate da decenni. La ciliegina sulla torta che dimostra, in qualche modo, il senso di ribalta, e che riaccende la speranza, è l’annuncio della riapertura del cinema Fiamma di Roma, gestita dalla AcPlaytownRoma di Fabia Bettini e Gianluca Giannelli. La sala, chiusa ormai dal 2017, ospitò le anteprime di capolavori come “La dolce vita” nel 1960, “8 e mezzo” nel 1963, ma anche la prima edizione dei David di Donatello nel 1956. Non bisogna mai credere di aver vinto prima di aver tagliato il traguardo, ma, per il popolo conosciuto in tutto al mondo grazie alla pasta, alla pizza e alla cultura in generale, sembrerebbe un piccolo passo avanti in direzione dell’arrivo.




