Si dimette anche Daniela Santanché, Ministra del Turismo
All’indomani della richiesta della premier Giorgia Meloni di un passo indietro per “sensibilità istituzionale”, alla fine, dopo i colleghi Delmastro e Bartolozzi, l’ormai ex ministra al Turismo Daniela Santanché annuncia le sue dimissioni. Lo fa con una lettera indirizzata direttamente alla presidente del Consiglio in cui dice “obbedisco”. Fino a martedì Meloni non era mai stata così esplicita sulla possibilità che Santanchè si dimettesse, sebbene i vari casi giudiziari che la riguardano fossero iniziati appena dopo l’insediamento del governo, nel 2022. Santanchè era entrata in Fratelli d’Italia nel 2017, diventandone da subito una delle esponenti principali, sia grazie al presidente del Senato Ignazio La Russa, con cui aveva iniziato a fare politica, sia per le sue grandi disponibilità economiche. Santanchè ha infatti spesso finanziato le attività e le campagne elettorali di FdI.
Le parole della ex Ministra sono state: “Faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio partito ritiene utile”. Anche perché “ad oggi il mio certificato penale è immacolato”. Quindi racconta che ieri, “forse bruscamente”, non aveva acconsentito ad un addio “immediato” per non essere “il capro espiatorio di una sconfitta” – il referendum – “non determinata” da lei. E chiosa puntualizzando: “Sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri”. Parole a cui fa seguito l’intervento di sostegno di Ignazio La Russa: ‘rivolgo a Daniela Santanché la mia vicinanza per il senso di responsabilità dimostrato e con il quale ha voluto eliminare ogni sorta di tensione nell’interesse di Fratelli d’Italia e di tutto il centrodestra. Un gesto non dovuto, compiuto solo dopo l’invito del presidente del Consiglio, e nonostante la sua situazione giudiziaria non solo sia priva di condanne ma anche di un semplice rinvio a giudizio nella vicenda ‘cassa integrazione’,scrive in una nota ufficiale.
I guai giudiziari di Santanchè erano cominciati poco dopo l’insediamento del governo Meloni, quando era stata resa nota l’indagine che riguardava la società che aveva fondato e diretto per anni, la Visibilia Editore, per cui la procura di Milano chiese poi la procedura giudiziale, certificandone il fallimento. Molti avevano chiesto da subito che lasciasse l’incarico, ma Meloni si era limitata a dire che spettava a Santanchè valutare se e quanto le sue vicende giudiziarie le consentissero di esercitare al meglio la propria funzione. Attualmente Santanchè è a processo per la vicenda di Visibilia, in cui è imputata insieme ad altri per falso in bilancio.
La procura ha chiesto il rinvio a giudizio anche per un altro procedimento che riguarda Visibilia, quello per truffa aggravata ai danni dell’INPS (l’istituto nazionale di previdenza sociale): secondo l’accusa, Visibilia chiese la cassa integrazione in deroga durante la pandemia di Covid (la cosiddetta “cassa Covid”) per 13 dipendenti che, contrariamente a quanto dichiarato, non erano in cassa a zero ore (cioè senza lavorare) ma lavoravano in smart working. Santanchè è poi indagata per il fallimento di Bioera, la società di prodotti alimentari biologici di cui fino al 2021 è stata presidente, e per bancarotta fraudolenta per il fallimento della società Ki Group.
Alla notizia dell’addio della titolare del Turismo, alla Camera rimbomba l’applauso delle opposizioni, epilogo di una giornata ad altissima tensione. A due giorni dal referendum, lo scontro politico deflagra dentro e fuori le Aule parlamentari. Il centrosinistra attacca a testa bassa “Meloni che fugge”. Le opposizioni hanno chiamato all’unisono la premier a riferire sulla “crisi politica” post-referendum e presentano una mozione di sfiducia alla ministra, poi calendarizzata nell’Aula della Camera lunedì prossimo. Una mossa, che non sarebbe stata particolarmente avversata dalla maggioranza, forse perché considerata uno strumento di ulteriore pressione sulla ministra. Di certo, sarebbe stato complicato per gli alleati di governo votare la mozione proposta dal centrosinistra. Così, nel turbinio delle ipotesi circolate nei capannelli di Montecitorio c’era anche quella di presentare una mozione di sfiducia di maggioranza.




