Caso Gergiev. Scontro tra De Luca e Picierno
È uno scontro ormai quello tra Pina Picierno e Vincenzo De Luca. Il caso è scoppiato perché nessuno dei due intenzionato a fare un passo indietro sul concerto di Valerij Gergiev che, a meno di colpi di scena, si terrà il 27 luglio nell’ambito della rassegna regionale un’Estate da Re. La vicepresidente del Parlamento europeo, dem come il governatore, è stata la prima a lanciare l’allarme per la presenza del direttore d’orchestra, bandito dai teatri europei dal 2022. «Un fiancheggiatore di Putin», così l’ha definito Picierno, chiedendo formalmente e invano a De Luca di tornare sui suoi passi.
Valerij Gergiev è un celebre direttore d’orchestra russo, noto per la sua intensità interpretativa e per il suo ruolo di lungo corso come direttore del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo. Ha diretto alcune delle più importanti orchestre del mondo, tra cui la London Symphony Orchestra e i Wiener Philharmoniker. Figura controversa, è stato anche criticato per il suo sostegno al governo russo e a Vladimir Putin, soprattutto in relazione a eventi geopolitici.
Picierno ha chiesto l’intervento del governo e del ministro della Cultura Alessandro Giuli perché, spiega, «il concerto viola il regolamento etico della Reggia di Caserta che tra le sue linee guida rende incompatibili iniziative o ospitalità di soggetti che violano l’agenda 2030 dell’Onu che tra gli altri, al punto 16 condanna tutte le forme di violenza, di tortura, di traffico di armi e denaro e chiede a tutti l’accesso ad una giustizia equa. Valori che evidentemente sono distanti anni luce da Gergiev e dal regime di cui è sponsor, testimonial e complice». E quindi: «Faccio appello al governo italiano e in particolare al ministro della Cultura, Alessandro Giuli affinché non rendano il nostro sistema culturale vittima di un’azione di propaganda e servilismo nei confronti del regime di Vladimir Putin. Si agisca subito per impedirne la sua strumentalizzazione, a tutela del valore che esso rappresenta».
La risposta di Giuli è stata: «L’arte è libera e non può essere censurata», la premessa, «la propaganda però, anche se fatta con talento, è un’altra cosa. Per questo motivo il concerto dell’amico e consigliere di Putin, Valery Gergiev, voluto, promosso e pagato dalla Regione Campania e che si terrà nella Reggia di Caserta, autonoma nella scelta di quali eventi ospitare, come tutti gli istituti autonomi del ministero della Cultura, rischia di far passare un messaggio sbagliato». E prosegue: «L’Ucraina è una nazione invasa e il concerto di Gergiev può trasformare un appuntamento musicale di livello alto, ma oggettivamente controverso e divisivo, nella cassa di risonanza della propaganda russa», conclude il ministro, «ciò che per me sarebbe deplorevole».
Vincenzo De Luca, però, ha difeso la sua posizione: “La nostra linea è quella del dialogo con tutti. La nostra linea sulle vicende dell’Ucraina è quella che abbiamo annunciato tre anni fa: Putin è colpevole e rimane colpevole. L’Occidente non è innocente perché non ha fatto nulla per impedire l’invasione dell’Ucraina. Siamo solidali con il popolo ucraino, abbiamo accolto migliaia di cittadini dell’Ucraina nel nostro territorio, abbiamo dato prove di solidarietà. Non intendiamo accettare logiche di preclusione o di interruzione del dialogo, perché questo non aiuta la pace. Questo serve soltanto ad alimentare i fiumi dell’odio e allontana dalla pace, non avvicina. Dunque a noi non può essere rivolto nessun appello, siamo gli unici che da anni combattono per il cessate il fuoco, nel silenzio di tutti».




