Ex Ilva, il Governo mette in campo due piani: cosa cambia
Gli ultimi giorni hanno rappresentato decisioni molto importanti per l’ex Ilva, tanto che da oggi lunedì a giovedì potrebbero verificarsi eventi in grado di cambiare il futuro del siderurgico. Ilva è il nome di un’ex-acciaieria, ora chiamata Acciaierie d’Italia, situata principalmente a Taranto. È stata la più grande acciaieria d’Europa e ha una storia lunga e complessa, segnata da problemi ambientali e controversie legali. Le attività dell’Ilva, soprattutto quelle dello stabilimento di Taranto, sono state associate a gravi problemi ambientali e sanitari, tra cui l’inquinamento dell’aria e dell’acqua e un aumento dei casi di malattie come il cancro tra i lavoratori e i residenti.
Al tavolo delle decisioni, al ministero delle Imprese e del made in Italy si siederanno prima i sindacati, mentre martedì il ministro Urso incontrerà le istituzioni locali, a partire da Comune di Taranto e Regione. Al centro del confronto si discuterà sull’accordo di programma per valutare impatti produttivi e occupazionali. Il punto fermo è la decarbonizzazione del siderurgico che dovrà avvenire non più in dodici anni, ma al massimo in otto.
Il piano di rilancio prevede di trasformare lo stabilimento passando dai tradizionali altoforni a forni elettrici alimentati con Dri (Direct Reduced Iron). Sono allo studio quindi due opzioni, entrambe volte a realizzare tre forni elettrici sul sito di Taranto e a garantire comunque 6 milioni di tonnellate annue di produzione. Le differenze riguardano la produzione del “preridotto”: Opzione 1 – tre forni elettrici con tre impianti Dri onsite, alimentati da una nave rigassificatrice che fornisce il gas necessario all’impianto; Opzione 2 – tre forni elettrici a Taranto con Dri fornito tramite un contratto di servizio con la società Dri Italia, che realizzerà il preridotto in un altro stabilimento del Sud dove l’approvvigionamento di gas è più agevole ed economico.
In entrambi gli scenari la continuità produttiva verrà garantita. Il preridotto è una materia prima fondamentale per i nuovi forni elettrici: viene utilizzato al posto del ciclo tradizionale a carbone, permettendo una produzione d’acciaio con un impatto ambientale molto più contenuto. Questo cambiamento tecnologico è il fulcro della strategia di decarbonizzazione dell’ex Ilva. Si cerca di completare la transizione green in tempi più rapidi rispetto al piano iniziale, che prevedeva 12 anni. “Tutta questa partita – avverte il segretario regionale della Fiom Cgil, Giuseppe Romano – non si scarichi sui lavoratori che rischiano di pagare il prezzo più alto. Dopo il danno ambientale e della salute, il disastro sociale sarebbe inaccettabile”.




