Posizione destra e sinistra sul Referendum
L’8 e 9 giugno 2025 gli italiani avranno la possibilità di recarsi alle urne per votare in merito a cinque quesiti che toccano temi pesanti: lavoro, diritti e cittadinanza.
Questa volta non si tratta di roba tecnica per addetti ai lavori, si parla di cose che riguardano i lavoratori, i datori di lavoro e chi vuole diventare cittadino italiano.
Ma come al solito, la politica si spacca. A destra si propone l’astensione, a sinistra, invece, c’è chi spinge per il “Sì” convinto. E in mezzo? Un po’ di tutto.
I cinque quesiti ruotano attorno alla modifica di alcune norme su lavoro e cittadinanza:
- Licenziamenti: il quesito è volto ad abrogare la norma del Jobs Act “Renziano” che limita il diritto al reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, sostituendolo con un indennizzo economico. A rimetterci però potrebbe essere la flessibilità delle imprese e la loro sostenibilità in caso di contenziosi
- Indennità di licenziamento nelle piccole imprese: il secondo punto vuole eliminare il tetto massimo di sei mensilità di indennizzo per i lavoratori licenziati ingiustamente nelle imprese con meno di 16 dipendenti, manovra che, però, renderebbe estremamente complicato procedere con qualsiasi tipo di licenziamento, rappresentando questo in alcuni casi un rischio insostenibile per una piccola impresa.
- Obbligo di causale nei contratti a termine: si mira a tornare all’obbligo di “causale” (bisogna motivare perché non si assume a tempo indeterminato), quesito che però potrebbe limitare la fisiologica flessibilità delle imprese, soprattutto nei settori in cui la domanda è più instabile ad esempio il settore enogastronomico, rischiando così di incentivare le assunzioni “in nero”.
- Appalti e sicurezza sul lavoro: il quesito punta a rendere responsabile anche il committente se un lavoratore si fa male, in questo caso il committente diventerebbe legalmente responsabile del lavoratore, questo porterebbe ad un raddoppiamento della burocrazia avendo diritto anch’egli alla somministrazione di ispezioni e controlli, inoltre laddove ci fosse un infortunio si rischierebbe di violare il principio di responsabilità personale impartendo delle sanzioni anche qualora il lavoratore avesse a disposizione di tutte le tutele e i dispositivi necessari. Lieviterebbero dunque anche i costi dal momento che anche il committente dovrebbe sottoscrivere un’assicurazione per tutelarsi nell’acquisto di una prestazione, conseguentemente ricorrere ad un appalto non sarebbe più, la soluzione più conveniente.
- Cittadinanza: accorciare da 10 a 5 anni il tempo per ottenere la cittadinanza per gli stranieri residenti legalmente. Modifica che però genererebbe un effetto attrattivo eccessivo creando un conflitto con le altre principali realtà europee, essendo la cittadinanza italiana una cittadinanza molto preziosa.
Cosa dice la destra?
I partiti di governo: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, sostengono caldamente la via dell’astensione. Non si schierano dunque per il “No” ma invitano direttamente a non andare a votare. Perché? Perché se meno del 50% degli aventi diritto si reca alle urne, il referendum abrogativo perde la validità, risultando nient’altro che un mero spreco di denaro pubblico, ipotesi che non va particolarmente a genio a nessuno a sinistra, in modo particolare a Landini.
Solo una piccola voce fuori dal coro: Noi Moderati (alleati della maggioranza) hanno detto chiaramente che voteranno “No” a tutto.
E la sinistra?
Il Partito Democratico sostiene tutti e cinque i referendum. Elly Schlein è in prima linea, anche se non tutti nel PD sono d’accordo soprattutto sui temi legati al Jobs Act, voluto proprio dai democratici anni fa.
Alleanza Verdi-Sinistra invece è compatta: “Sì” a tutto, senza esitazioni.
Il Movimento 5 Stelle rende pubblico che voterà “Sì” a quattro quesiti su cinque (quelli sul lavoro). Sul tema della cittadinanza lascia libertà di scelta, ma il leader Giuseppe Conte ha detto pubblicamente che lui voterà “Sì” anche lì.
I centristi?
I partiti del centro, come Italia Viva e Azione, vanno controcorrente: vogliono mantenere le leggi sul lavoro così come sono. Per questo dicono “No” ai primi quattro quesiti. Però, sulla cittadinanza sono più aperti e sembrano appoggiare il “Sì”.
+Europa, invece, si muove un po’ a zig-zag: “Sì” alla cittadinanza e alla responsabilità solidale negli appalti, “No” al resto.




