Le carte della Meloni a Washington
A soli due giorni dall’incontro tra il presidente americano Donald Trump e il presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ci si chiede quali saranno le carte che la nostra premier potrà giocare in un vertice tanto delicato e complesso. La posta in gioco è altissima. In ballo non sono i rapporti bilaterali tra Italia e Stati uniti, ma anche la posizione geopolitica dell’Europa.
L’incontro bilaterale
Il clima in cui si svolgerà l’incontro bilaterale tra Stati Uniti e Italia è sicuramente diverso da quello che ci si aspettava appena una settimana fa. Il momentaneo stop ai dazi del 20% sulle merci europee e il conseguente congelamento delle contro-tariffe Ue hanno infatti permesso a Giorgia Meloni di preparare la sua trasferta a Washington con maggiore serenità. Questo cambio di rotta non ha affatto mutato le intenzioni di Palazzo Chigi, che si dice ancora determinato a portare avanti la missione iniziale. L’obiettivo? Avanzare la proposta di un’area di libero scambio tra le due sponde dell’Atlantico, secondo la formula ‘zero per zero’. Nessuna imposta aggiuntiva e nessuna guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa.
La centralità della Cina nelle proposte
Giorgia Meloni, tuttavia, non si recherà a Washington in veste di portavoce dell’Europa, ma come rappresentante dell’Italia. Sul piatto della bilancia diverse promesse: tra queste, ancora una volta, figura la Cina. Secondo la premier Meloni aprirsi eccessivamente verso l’Oriente è un errore. Uno degli obiettivi sarà quindi rassicurare la Casa Bianca sulla linea italiana. Al contrario di altri paesi europei, l’Italia è pronta a mantenere una postura rigida nei confronti di Pechino e si impegnerà ad impedire, ad esempio, che Trieste diventi un Hub logistico per le merci cinesi dirette in Europa.
Non solo la Cina
Per quanto importante, la Cina non sarà l’unico tema della discussione. Meloni rivendicherà anche gli investimenti di Eni negli Stati Uniti. La più grande società partecipata italiana ha infatti già destinato diversi miliardi di dollari al mercato americano, dove è attiva con una bioraffineria e, soprattutto, con un progetto di altissimo valore strategico: una collaborazione con università statunitensi sulla fusione magnetica a freddo. Sul tavolo del dialogo transatlantico, la premier potrà mettere anche i programmi della Leonardo, da tempo operativa sul mercato statunitense, e il piano di investimenti di Pirelli, che prevede un impegno fino a due miliardi di dollari.
Si toccherà poi, sicuramente, anche la questione Nato. In dote un risultato significativo per le nostre finanze pubbliche. In poco tempo, l’Italia sarà pronta a portare le spese per la difesa ad almeno il 2% del Pil.
I rapporti con Bruxelles
A discapito delle critiche mosse dalle opposizioni, la Meloni ha spiegato ai suoi interlocutori che non andrà a Washington nella veste di ambasciatrice europea, ma nel rispetto delle competenze di ognuno. La presidente ha infatti affermato: <<E’ chiaro che non tratto a nome dell’Unione Europea, ma è altrettanto chiaro che mi sono coordinata anche con Ursula von der Leyen>>. Non è un caso che proprio ieri da Bruxelles siano arrivate parole molto chiare anche dalla portavoce di Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione europea e Meloni «sono in contatto regolarmente e lo saranno ancora, prima della data programmata» per la visita della presidente del Consiglio a Trump. La Meloni non entrerà quindi nel perimetro concreto di un negoziato, ma si proporrà come un ponte per facilitare un dialogo futuro.
In sintesi, l’incontro del 17 aprile sarà quindi molto di più di una semplice visita istituzionale. Sarà una sfida diplomatica ad alta tensione dalla quale dipenderà, probabilmente, il futuro dell’Europa e non solo.




