A Palazzo San Callisto la proiezione del documentario inedito di Gianni Minà “Il Papa e Fidel”
Una testimonianza storica rimasta per anni lontana dagli schermi televisivi è tornata alla luce ieri sera a Palazzo San Callisto, dove si è svolta la proiezione del documentario “Il Papa e Fidel”, realizzato da Gianni Minà in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II a Cuba nel gennaio del 1998. L’iniziativa, promossa dall’Ambasciata di Cuba presso la Santa Sede, ha richiamato un pubblico interessato a riscoprire una pagina significativa della storia contemporanea, attraverso lo sguardo di uno dei più importanti giornalisti e documentaristi italiani.
La serata è stata introdotta da alcuni interventi dedicati al significato storico e politico del viaggio apostolico compiuto da Giovanni Paolo II sull’isola caraibica. A quasi trent’anni di distanza, quella visita continua a essere ricordata come uno degli eventi più importanti nei rapporti tra Cuba e la Chiesa cattolica: per la prima volta un Pontefice metteva piede nel Paese governato da Fidel Castro, dando vita a un dialogo che sarebbe andato oltre il valore strettamente religioso per assumere una dimensione culturale e internazionale. Nel corso degli interventi è stato ricordato come la visita del 1998 rappresentò un momento di apertura e di confronto in una fase storica particolarmente delicata. Cuba stava attraversando gli anni difficili successivi alla dissoluzione dell’Unione Sovietica e il viaggio papale fu seguito con attenzione dall’intera comunità internazionale. In quell’occasione Giovanni Paolo II pronunciò la celebre esortazione affinché “Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba”, una frase che ancora oggi viene considerata una delle immagini simbolo di quel viaggio e del messaggio che il Pontefice volle lasciare al popolo cubano.
L’incontro è stato anche l’occasione per riflettere sul lavoro di Gianni Minà e sul valore della sua produzione giornalistica. Per decenni il reporter torinese ha raccontato l’America Latina con uno stile capace di unire approfondimento, attenzione umana e rigore documentario. I suoi reportage dedicati a Cuba, al Venezuela, al Guatemala e ad altri Paesi del continente costituiscono ancora oggi un patrimonio importante per comprendere le trasformazioni politiche e sociali dell’area latino-americana. È stato ricordato inoltre come numerosi documentari da lui realizzati abbiano avuto una diffusione limitata, nonostante il loro indubbio valore storico e culturale.
“Il Papa e Fidel” appartiene a questa produzione. Realizzato nel 1998, il documentario è articolato in due parti e propone una ricostruzione approfondita della visita papale attraverso immagini, testimonianze e interviste. Nella prima sezione vengono analizzati il significato dell’evento e le aspettative che esso suscitò nella società cubana, mentre la seconda approfondisce le conseguenze politiche, culturali e religiose dell’incontro. L’opera raccoglie le voci di esponenti del mondo ecclesiastico, studiosi, osservatori internazionali e cittadini che vissero direttamente quei giorni, offrendo una pluralità di punti di vista che contribuisce a restituire la complessità del momento storico. Ne emerge il ritratto di una Cuba in trasformazione, sospesa tra fedeltà alla propria identità rivoluzionaria e apertura a nuove forme di dialogo con il mondo esterno.
A distanza di quasi trent’anni, il documentario conserva intatta la propria attualità. Più che una semplice testimonianza giornalistica, appare oggi come un documento storico capace di raccontare l’incontro tra due figure centrali del Novecento e tra due universi spesso percepiti come distanti: quello della rivoluzione cubana e quello della Chiesa cattolica. La proiezione di Palazzo San Callisto ha così offerto non soltanto l’occasione di riscoprire un’opera poco conosciuta di Gianni Minà, ma anche un momento di riflessione su una stagione della storia contemporanea nella quale il dialogo riuscì a prevalere sulle contrapposizioni ideologiche.




