Parole senza filtri, voci senza confini: il Poetry Slam sbarca all’Ambasciata di Svizzera a Roma
Una serata che ha unito Italia e Svizzera intorno alla poesia performativa. Con il campione europeo Valerio Moser e una squadra di voci italiane che hanno fatto tremare le mura dell’ambasciata.
Il 26 maggio, all’Ambasciata di Svizzera a Roma, la poesia è salita su un palco, è diventata voce, ha preso corpo in una serata di Poetry Slam pensata come un incontro tra due culture, due lingue, due modi di stare nel mondo.
L’evento, realizzato in collaborazione con WOW, realtà che da anni promuove nuove forme espressive e crea spazi di dialogo tra artisti e pubblico, ha scelto volutamente di rinunciare all’elemento competitivo che tradizionalmente caratterizza il formato Poetry Slam – i punteggi del pubblico, la gara, la classifica; ieri sera nessuno ha tenuto il conto.
La scena italiana sul palco e poi Valerio Moser: il campione che parla al mondo in svizzero tedesco
Prima di lui, il palco era stato scaldato da cinque voci italiane della scena performativa: Giuliano Logos, Eleonora fisco, Olympia, Gabriele Ratano eDavide Volpe. Performer abituati a stare sul palco con il corpo prima ancora che con le parole, capaci di costruire immagini dense in pochi versi. Poi è arrivato Valerio Moser. Il performer, nato nel 1988 a Langenthal, nell’Oberaargau, è oggi la voce più premiata del poetry slam europeo. Quattro volte campione svizzero, due volte campione della Svizzera tedesca con il duo Interrobang, e infine, nell’ottobre 2025, campione europeo assoluto, conquistato a Berlino davanti a 1.700 persone all’Admiralspalast, battendo i campioni di venti nazioni europee. Nel 2026 rappresenterà il continente ai Mondiali in Sudafrica. Il suo stile è inconfondibile: testi in svizzero tedesco, un dialetto che nemmeno i tedeschi capiscono facilmente, portati in scena con una presenza fisica e un ritmo che non hanno bisogno di traduzione per arrivare.
Tra i suoi pezzi più celebri c’è un’ode al monopattino scritta con rime fitte e un’energia trascinante, con cui ha vinto il campionato svizzero del 2024. È il tipo di poeta che prende un oggetto quotidiano e lo trasforma in un pretesto per dire qualcosa di più grande, che fa ridere e riflettere nella stessa strofa.
Moser è anche autore del libro Ein Tablett voll glitzernder Snapshots (2023), nato da un anno di scrittura quotidiana – un testo al giorno, senza eccezioni – e porta avanti il progetto Slam@School, con cui porta la poesia performativa nelle scuole, avvicinando migliaia di ragazzi alla lingua attraverso il gioco e la performance.
Un confine che non separa, ma unisce
Quello che ha reso la serata memorabile era nell’aria già prima che iniziasse: un pubblico misto, italiano e svizzero, che non condivideva la stessa lingua. E sul palco le lingue erano ancora di più- dal pugliese al campano allo svizzero tedesco. Il Poetry Slam nasce così, dal basso, dal microfono aperto, dall’idea che chiunque abbia qualcosa da dire abbia il diritto di dirlo ad alta voce, nella lingua che preferisce. Ieri sera, all’Ambasciata di Svizzera, questo diritto è stato esercitato con grazia, ironia e moltissima passione.




