36 anni dopo: anniversario della morte dell’ayatollah Khomeini
La grande influenza di Khomeini riecheggia in tutto il medioriente, anche trentasei anni dopo dalla sua scomparsa. Il suo messaggio di liberazione e rivendicazione del credo continua ad essere attuale e prezioso insegnamento. Simbolo universale di resistenza contro ogni forma di oppressione con la sua lotta per la fondazione dell’attuale Stato Iraniano.
Biografia di un rivoluzionario
Nato a Kohomeyn da padre hindi, imam e modesto proprietario terriero. Sayyid Khomeini fu ucciso per aver difeso i contadini dell’area dagli oligarchi quando Ruhollah aveva solo sei mesi. Durante la sua adolescenza assistette anche alla morte della madre Hagar, lasciandogli come unico punto di riferimento il fratello maggiore. Quest’ultimo gli trasmise la dedizione per lo studio del corano e della retorica, proprio per questo la famiglia mandò Khomeini a studiare ad Arak nel 1920. In seguito si trasferì a Qom per seguire il suo maestro, ʿAbdolkarīm Hāʾirī. Vi rimase dal 1923 al 1962, completando i suoi studi di Sharīʿa sotto la guida del Grande Ayatollah e Marjaʿ Borūjerdī. Parallelamente, approfondì anche la filosofia (Falsafa) e il misticismo islamico (ʿIrfān).
Nel 1953 avvenne un colpo di stato che rovesciò il governo democratico di Mossadeq. A prendere il potere fu Mohammad Reza Pahlavi che mise un’ impronta laica allo Stato. Khomeini, un tradizionalista, fu il primo ad opporsi a questa presa di posizione e organizzò nel 1963 una nuova congiura. Fu un grande fallimento per lui che diede inizio all’esilio per diversi luoghi: a Bursa, in Turchia, a Najaf, in Iraq, e a Parigi.
La rivoluzione del ‘79
La rivoluzione islamica del febbraio 1979 fu un evento che scosse la geopolitica mondiale. Per anni, la Persia era stata una pedina dell’America con consenso della famiglia reale, uno dei tanti insediamenti in Africa e Asia per tener testa all’altra potenza sovietica.
Chiunque fosse contro il monarca, si unì per rovesciarne il potere. Marxisti, nazional-liberali e islamici. Nonostante gli scontri ideologici degli anni precedenti, trovarono solidarietà nella fame di liberazione. A gennaio ci fu un lungo suggerimento di scioperi, manifestazioni in piazza che portarono a gravi conseguenze come nell’incendio doloso nella città di Abadan. Lo shah andò in vacanza con la moglie, ma non avrebbe fatto più ritorno. Khomeini prese la palla al balzo e tornò in Iran proclamando la Repubblica Islamica.
Il Movimento Islamico Repubblicano pose fine a un governo anche sostenuto dalle forze occidentali. La rivolta ispirò tutte le nazioni succubi come la vecchia Persia, scatenando movimenti di liberazione nelle aree coloniali.
Lo spirito di Khomeini era l’anello di congiunzione fra la rivoluzione e il conservatorismo, questo lo fa risaltare nella storia contemporanea. Credeva che i popoli potessero elevarsi e trovare la propria strada solamente abbracciando le loro identità culturali, senza farsi mai influenzare dalle imposizioni sociali occidentali.




