Gli Stati Generali dell’Informazione visti da Roma 2025
Ieri, presso Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia in Italia, si è tenuta la seconda edizione de Gli Stati Generali dell’Informazione visti da Roma 2025, un evento che ha coinvolto coloro che operano nel campo dei media, delle istituzioni, dell’editoria e del giornalismo, per discutere sul futuro dell’informazione. La prima edizione, del 2024, nata in Francia e lanciata dal presidente Macron, era intitolata “Tutelare e sviluppare il diritto all’informazione: un’emergenza per la democrazia.” Se per democrazia si intende il governo del popolo, l’informazione è il suo strumento e coloro che si occupano di informare sono i suoi occhi e le sue orecchie.
L’Intelligenza Artificiale è la nuova digitalizzazione
L’evento è stato inaugurato da Martin Briens, ambasciatore francese a Roma, che, come per l’anno precedente, ha tenuto a sottolineare i fattori di rischio causati dall’avvento dell’intelligenza artificiale, utilizzata improprio, spesso per la produzione di contenuti ingannevoli e campagne di disinformazione. Se alla fine degli anni 80 era stata la rivoluzione digitale a preoccupare il mondo dell’informazione, ad oggi il testimone è stato passato alla figlia di OpenAI. Nulla è perduto però, tutto sta nel modo in cui si reagirà di fronte a questa trasformazione epocale. Briens afferma: “Non dobbiamo temere il cambiamento, ma conoscerlo più da vicino per poterne cogliere anche tutte le potenzialità”.
Bisogna credere nell’informazione umana
Come da scaletta, successivamente, ha preso la parola Alberto Barachini, giornalista e politico italiano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’informazione e all’editoria: “Rinforzare l’ecosistema informativo è una priorità, bisogna credere nell’informazione umana che ha la responsabilità di quello che scrive o che dice”. Ne fa, dunque, un discorso di responsabilità e di impegno. Lo Stato vuole incentivare la comunicazione umana, più che digitale. D’altronde c’è da ricordare e da render gloria a tutti quei reporter, giornalisti, informatori e non solo, che, per condurre il proprio lavoro, hanno perso o rischiato la vita. Proprio qualche giorno fa è stato celebrato un esempio di “eroe italiano”: Nicola Calipari, l’agente dell’intelligence che 20 anni fa morì dopo essere stato colpito da una raffica di mitra, in seguito alla liberazione di Giuliana Sgrena, la giornalista del “Manifesto” rapita in Iraq. Non può e non deve esser stato tutto vano, questa morte come migliaia di altre morti.
Proposte e raccomandazioni
L’ultimo intervento all’evento tenutosi giovedì a Palazzo Farnese, è stato ad opera del Presidente del Comitato degli Etats généraux de l’Information, Bruno Patino. Quest ultimo ha presentato il resoconto del lavoro svolto dalla Francia e le principali conclusioni. Sono quindici le proposte che emergono dall’indagine: fare del pensiero critico e dell’educazione ai media nelle scuole una priorità; neutralizzare l’informazione con una campagna di sensibilizzazione preventiva su larga scala (prebunking); ampliare il campo delle società benefit per includere anche le imprese che fanno informazione; migliorare la governance dei media d’informazione; rafforzare la protezione delle fonti e legiferare contro le azioni legali intimidatorie (le “procedure bavaglio”); introdurre una certificazione volontaria per gli influencer dell’informazione; creare un nuovo dovere sotto il nome di “responsabilità democratica; ridistribuire parte della ricchezza captata dai fornitori di servizi digitali per migliorare l’informazione; garantire il pluralismo dei media nel contesto delle concentrazioni; promuovere un riconoscimento europeo del diritto all’informazione; instaurare un pluralismo effettivo negli algoritmi; rendere più competitivo il mercato dell’intermediazione pubblicitaria online per garantire una condivisione equilibrata del valore; introdurre un obbligo di dare maggiore visibilità ai contenuti informativi per le più grandi piattaforme; rendere effettive le responsabilità delle grandi piattaforme nella lotta contro la disinformazione e il cyberbullismo preparando un “secondo atto” del Digital Services Act (DSA); consolidare una politica di lotta alla disinformazione a livello europeo.
Due sono, invece, le raccomandazioni che il Comitato direttivo rivolge ai professionisti dell’informazione: la professione dovrebbe intraprendere un processo di certificazione ampio e proattivo, un modo per rafforzare la fiducia, garantire l’efficacia delle politiche pubbliche e riequilibrare il rapporto con le piattaforme; la professione dovrebbe iniziare a costruire uno strumento di gestione collettiva per i media d’informazione, ovvero promuovere il passaggio da un’economia basata sui link a un’economia basata sui contenuti.
Le premesse sembrano delle migliori, ma come reagirà il popolo? E i giornalisti? Come si evolverà, realmente, il panorama informativo? Non resta che attendere l’evoluzione.




