Dall’altra parte della storia: Ilan Pappè
Viaggiare in “direzione ostinata e contraria” non è cosa da tutti, non lo è stato per i geni musicali come De Andrè durante la sua carriera figuriamoci per uno storico contemporaneo, specie in questo momento.
Ilan Pappè, storico israeliano classe 54, è uno che nel coro stona, una voce fastidiosa a tanti specialmente se lo spartito in questione ruota intorno allo Stato d’Israele.
Pappè viene infatti annoverato come uno dei pesi massimi della Nuova storiografia israeliana, basti pensare al conflitto avuto con Benny Morris. Se per Morris l’esodo palestinese del 1948 fu in primis il risultato della guerra, per Pappè la questione è totalmente diversa e non usa mezzi termini: lo storico di Haifa afferma che l’esodo del ’48 è paragonabile ad un’operazione di pulizia etnica studiata a tavolino da David Ben Gurion prima della nascita dello Stato d’Israele.
Edito in Italia per Tamu Edizioni, casa editrice con sede a Napoli, 10 miti su Israele, è uno dei libri più discussi di Pappè.
Attraverso dieci paragrafi, divisi in tre blocchi, lo storico espone al lettore “una visione non conforme” dello stato israeliano.
Nel primo blocco (Inganni del passato), si sfata il mito della Palestina come terra di nessuno, si passa per la visione del sionismo come colonialismo per arrivare alla tanto discussa Nakba del 1948.
I tre paragrafi che compongono il secondo capitolo (Inganni del presente) virano sulla questione Gaza/Hamas, sull’attenta rilettura di quel 13 settembre del 1993 e quindi i famosi accordi di Oslo e la revisione di Israele come stato democratico (il tutto con dati alla mano).
Pappè non si ferma al binomio passato-presente, nella parte finale dell’opera (Guardando avanti), il capolinea è sulla possibile soluzione alla questione israelopalestinese.
La soluzione a due stati, tanto declamata in piazza negli ultimi mesi, per Pappè è una soluzione non attuabile, lontana mille miglia dalla realtà a causa della forte colonizzazione israeliana in Cisgiordania.
Nella migliore delle ipotesi si creerebbe un bantusan palestinese, uno stato diviso in cantoni e dipendente comunque da Israele.
Per lo storico, una soluzione sarebbe quella di uno stato binazionale, assolutamente laico e di stampo secolare al fine di garantire l’assoluta parità tra ebrei ed arabi.
La storia ci darà risposte…forse.




