La produzione tradizionale della carta Hanji approda a Roma con un programma avanzato di formazione
Avviate le basi per uno scambio internazionale sostenibile sull’Hanji.
L’Ambasciata della Repubblica di Corea in Italia – Istituto Culturale Coreano in Italia – tiene, dal 9 all’11 dicembre, un workshop avanzato dedicato alla produzione tradizionale della carta tradizionale coreana Hanji, rivolto agli studenti del Dipartimento di Grafica dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Per l’occasione sarà ospite Chi Yong An, maestro artigiano riconosciuto come detentore del titolo di Patrimonio Culturale Immateriale Nazionale Coreano.L’iniziativa, realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo della Repubblica di Corea, prende avvio dalla recente donazione all’Accademia di un Jitong, strumento tradizionale per la fabbricazione dell’Hanji.
L’obiettivo è presentare in modo strutturato il valore culturale e le tecniche di produzione dell’Hanji ai nuovi talenti italiani, rafforzando al contempo le basi per una collaborazione sostenibile che consenta l’impiego di questa carta in ambito creativo, educativo e accademico. L’Accademia di Belle Arti di Roma ha integrato, a partire dal 2015, il metodo tradizionale di produzione dell’Hanji nel proprio percorso formativo, in seguito alla prima donazione di un Jitong da parte del governo coreano. Dal 2017, inoltre, l’Accademia collabora annualmente con l’Istituto Culturale Coreano nell’organizzazione di mostre dedicate all’Hanji.
“La carta Hanji è già impiegata in importanti istituzioni come i Musei Vaticani e la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma per interventi di restauro, e sta suscitando crescente interesse anche come materiale artistico” – ha dichiarato Nury Kim, direttrice dell’Istituto Culturale Coreano in Italia. “Ci auguriamo che questo workshop permetta ai giovani artisti italiani di conoscere in profondità il valore dell’Hanji tradizionale coreano. Continueremo a promuoverne l’eccellenza e le tecniche tradizionali di produzione, rafforzando la collaborazione con le istituzioni italiane affinché l’Hanji possa essere utilizzato sempre più ampiamente nei settori dell’arte, del restauro e della ricerca.”




