Lampedusa, un’isola tra due mondi
Da alcuni decenni Lampedusa evoca le traversate marittime nel Mediterraneo. Il suo nome è associato a una triste serie di tragedie e di sofferenze umane, a un bilancio opprimente di naufragi, morti e
sopravvissuti. L’isola sembra emergere da un passato nebuloso solo dal momento in cui i riflettori dell’attualità l’hanno investita. Eppure,esiste una Lampedusa prima di “Lampedusa”, per così dire.
Per quanto si possa risalire indietro nel tempo, si constata che Lampedusa è un importante crocevia marittimo, un nodo essenziale del traffico umano nel Mediterraneo. Inoltre, almeno a partire dal XVI
secolo, in questo luogo emerge un dispositivo simbolico sorprendente. Una piccola grotta, nascosta nelle pieghe del territorio, ospita un culto singolare. Una metà è riservata alla venerazione di un’immagine
della Vergine, l’altra a quella di un santo musulmano, di cui ospita la tomba.
I numerosi marinai che fanno scalo sull’isola non mancano mai di onorare questo piccolo santuario e di deporvi offerte che saranno utilizzate dagli schiavi fuggitivi e dai naufraghi, senza distinzione di
religione. Per diversi secoli, l’isola si configura così come uno spazio di incontro pacifico e di solidarietà tra nemici, in un mare tormentato da antagonismi ostinati e scontri bellicosi.
Questa sorprendente convivenza interreligiosa diventa presto nota al pubblico colto in Europa. Grazie a una vasta produzione scritta, il mito di Lampedusa viaggia attraverso il continente e, nel XVIII secolo,
attira l’attenzione di molti protagonisti dell’Illuminismo. La piccola isola è così identificata come «un luogo di aiuto reciproco e tolleranza nel Mediterraneo».
Oggi Lampedusa riprende la sua antica vocazione di spazio di transizione e di contatto. Echi dell’antico mito riemergono e si insinuano nel presente, inquieto e contraddittorio, che tormenta questo scoglio
sperduto in mezzo al mare.




