IL COACH RISPONDE: Intervista a Roberto re

IL COACH RISPONDE: Intervista a Roberto re

Una nuova rubrica nella quale intervisteremo Coach professionisti e forniremo nuovi spunti per vedere i propri problemi da una prospettiva diversa, per dare una spinta verso il raggiungimento dei propri obiettivi, per ottenere risultati concreti, migliorare le proprie relazioni o il proprio stile di vita.

Si parte con Roberto Re, il Re della formazione italiana.

Autore di due best seller Mondadori, Leader di te stesso (250mila copie) e Smettila di incasinarti! (100mila copie), Roberto Re è il formatore che in Italia conta il più alto numero di partecipanti ai suoi corsi (oltre 300mila in 20 anni di attività). Personal coach ed esperto di formazione individuale e aziendale, nel 1992 ha fondato la società HRD Training Group, realtà di eccellenza nel campo della formazione personale e professionale. È stato lui il primo a importare nel nostro Paese le tecniche di self help, di leadership personale, di autorealizzazione e di autostima.

Qual è il suo lavoro, come si definisce?

Tecnicamente sono un formatore o come si dice oggi, un “Coach”. Il termine esatto in inglese è “Peak performance coach”, allenatore per prestazioni eccellenti e descrive esattamente quel che faccio: aiuto semplicemente le persone a tirare fuori le capacità e le potenzialità che già posseggono, ma che spesso non utilizzano.

Uno dei “temi” principe dei suoi corsi è il “cambiamento”. Perché pensa sia un argomento tanto importante da dedicarci giornate di formazione specifica?

Semplicemente perché il cambiamento è una parte imprescindibile della vita di ogni persona, soprattutto in un periodo storico come questo in cui cambiamenti repentini sono diventati il pane quotidiano. La maggior parte di noi però, sviluppa crescendo una naturale resistenza al cambiamento: stress, tensione, ansia, paura, sono le emozioni più comuni davanti a qualcosa di nuovo e il più delle volte tendiamo a rifugiarci nella nostra Comfort Zone.

Comfort Zone…?

Si, è un termine anglosassone che sta per “Zona di comfort” e indica l’insieme delle nostre abitudini, di ciò che conosciamo, che ci è familiare: modi di pensare e di comportarci, persone, attività e luoghi conosciuti e che proprio per questo ci danno sicurezza.

Ma, come insegna nei suoi corsi, la sicurezza non è uno dei sei bisogni fondamentali dell’uomo?

Verissimo. Ma la sicurezza va cercata dentro di noi. Più cerchiamo sicurezza nelle cose che ci circondano, più saremo dipendenti dall’esterno per sentirci sicuri. Inoltre, uno dei bisogni superiori dell’essere umano è la crescita. Il bisogno di crescere è insito nella natura dell’uomo e crescere vuol dire imparare qualcosa di nuovo, quindi, uscire dalla propria zona di comfort ed espanderla, diventando più elastici mentalmente e in grado di adattarsi più facilmente alle diverse circostanze.

Quindi che consigli dà a chi deve affrontare un cambiamento nella propria vita?

Il consiglio che posso dare è di non vedere il cambiamento come qualcosa di negativo, dal quale fuggire, ma come un’opportunità di crescita, di miglioramento, soprattutto quando nella situazione in cui ci si trova non si sta bene. Purtroppo per molte persone il disagio del cambiamento è maggiore del dolore di restare dove sono e questa paura preclude loro moltissime possibilità di vivere una vita migliore.

Purtroppo non tutti riescono a trovare il coraggio per affrontare di petto le proprie paure?

Le nostre paure spesso sono solo degli spauracchi creati da noi stessi e costantemente alimentati da tutti quei pensieri che ce li fanno vivere in anticipo. Ci focalizziamo su ciò che temiamo e così facendo ne esageriamo la portata. A quel punto non possiamo far altro che fuggire.

Quindi lei suggerisce di affrontare le proprie paure con il famoso “penso positivo”?

Il “penso positivo” come l’ha chiamato lei, o l’atteggiamento positivo come preferisco chiamarlo io, vuol dire affrontare ogni situazione con il giusto atteggiamento mentale, cioè ben consapevoli delle proprie capacità e potenzialità. Di sicuro non significa lanciarsi verso le novità senza alcuna preparazione e con l’arroganza e la presunzione che sarà tutto facile. I frivoli ottimisti non piacciono neanche a me e penso che non possano andare lontano. Ma sono convinto che con il giusto atteggiamento, una buona dose di sicurezza in se stessi e un grande impegno, tutti possono affrontare qualunque cambiamento e raggiungere i propri obiettivi.

Lei ha lavorato e lavora spesso con sportivi professionisti. Quanta importanza ha il lavoro di un “Coach mentale” sulle loro prestazioni?

Sono assolutamente convinto che fra qualche anno gli atleti professionisti, così come le squadre ad alto livello, non potranno prescindere dalla figura del preparatore mentale. Così come qualche anno fa sono state vinte le resistenze nei confronti del preparatore atletico, professionista oggi considerato essenziale per la corretta preparazione fisica degli sportivi, allo stesso modo sarà necessario insegnare agli atleti a gestire il livello di stress, che cresce in proporzione al livello raggiunto. Lo sport è talmente esasperato da diventare come il mondo del business, dove le pressioni che schiacciano un manager sono paragonabili a quelle che attanagliano l’atleta. Si pensa troppo alla preparazione fisica, quando in appuntamenti come ad esempio l’Olimpiade è la preparazione mentale che fa la differenza.

A proposito di Olimpiadi, possiamo dire che nella medaglia d’oro di Jessica Rossi c’è anche una parte del suo lavoro?

Jessica è stata straordinaria. Con lei avevamo programmato la gara proprio come è andata: ci eravamo posti come obiettivo la medaglia d’oro e il record del mondo. Ho cercato di settare la sua mente sul massimo traguardo possibile perché in una gara come l’Olimpiade a volte inconsciamente c’è la paura del risultato. In questo caso di pauroso c’è stata solo la sua prestazione!

Durante i suoi corsi, Roberto Re mette tutti i partecipanti nelle condizioni di migliorarsi attraverso l’apprendimento di nuovi strumenti, tecniche ed informazioni, grazie ad un’applicazione pratica e immediata dei concetti e delle informazioni acquisite. Più che ‘formatori’ HRD Training Group definisce i propri trainer come “coach”, persone impegnate a far raggiungere i risultati richiesti alla propria “squadra”.

I corsi che hanno reso HRD la società di formazione più importante d’Italia, sono quelli che costituiscono l’HRD Academy: il Power Seminar, il Leadership Seminar e l’Emotional Fitness, ognuno dei quali si concentra su aspetti diversi della personalità.

HRD

28 marzo 2013

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