Un cane andò in cucina

Quest’anno al Deutscher Buchpreis è apparso un titolo interessante: Un cane andò in cucina, pubblicato in Italia da Keller editore. Dietro a questo nome, che indubbiamente cattura l’attenzione dei lettori, si cela però il racconto di una parte della storia italiana che fa ancora rabbrividire. Siamo all’inizio della Seconda guerra mondiale: una famiglia sudtirolese si trova costretta a emigrare nel Reich per mantenere la propria identità tedesca. Il protagonista, l’undicenne Ludi, suo fratello Hanno, affetto da disabilità cognitive, e i loro genitori sono lo specchio della sorte di tante famiglie dell’Alto Adige in quegli anni, travolte dalle Option in Südtirol. Sepp Mall, autore italiano di lingua tedesca, ci dona così un’opera sull’elaborazione del lutto e della guerra attraverso la prospettiva di un bambino.
La tragedia di due fratelli
La storia di Ludi viene stravolta da un evento tragico che va oltre gli schemi bellici e l’emigrazione in un Paese ostile: il lutto. Durante la prima tappa del suo viaggio nel Reich, a Innsbruck, la sua famiglia viene sottoposta, come tutti i migranti, a una visita medica. Il medico, notando le difficoltà cognitive del piccolo Hanno, decide di farlo internare nell’istituto Sankt Josef, apparentemente per sottoporlo a delle cure. Ludi si trova impotente di fronte a quella situazione: qualcosa non sembra andare nel verso giusto e, nonostante i suoi dubbi, sua madre firma i documenti per l’internamento del figlio, che viene trascinato via per i corridoi dell’istituto fino a sparire dalla sua vista.
Nel frattempo, il padre viene chiamato a combattere in guerra. Ludi cerca di costruire la propria dimensione a Sonnau attraverso gli amici della famiglia, tra cui Kathrina, e in seguito stringerà un forte rapporto con Siegfried. La solitudine, però, è un sentimento che non riesce a ignorare. Un giorno qualunque arriva una lettera: Hanno è morto a causa di una polmonite.
Il fratello è stato internato in una struttura sanitaria e assistenziale, uno di quei luoghi dell’epoca nazista nei quali le persone con disabilità furono vittime del programma di sterminio nazista. La madre di Ludi è disperata e passa le giornate a letto, fino a trascurare il figlio.
Ludi, invece, è troppo giovane per comprendere davvero la linea che divide la vita dalla morte. Quando è da solo, rivede Hanno, suo fratello, al quale chiede spiegazioni. Vuole sapere come abbia trascorso i suoi giorni al Sankt Josef, dove si trovi esattamente in quel momento. Ma tutti i rimorsi di Ludi e i suoi dubbi non possono avere risposta. E allora il bambino immagina che suo fratello sia ancora accanto a lui, pronto a rispondergli e a confortarlo.
Un epilogo amaro
La fine della guerra dovrebbe portare pace nella famiglia, ma si trasforma invece nell’ennesima resa dei conti con una realtà ancora più cruda. Il padre di Ludi ritorna profondamente cambiato: parla a malapena e passa le giornate seduto sulla panchina della piazza, di fronte alla chiesa. Rivela di essere stato prigioniero in un lager, dove ha dovuto patire ogni atrocità, vivendo nella fame e nella fatiscenza. È talmente alienato da rimanere impassibile di fronte alla notizia della morte di Hanno, arrivando quasi a considerarla inevitabile per le condizioni del bambino.
Ludi coglie il parallelismo tra la reazione del padre e un episodio vissuto da quest’ultimo durante la guerra. In Russia aveva trovato un neonato solo, che, a suo avviso, sarebbe presto morto per la mancanza di cure. A quel punto, il padre di Ludi gli aveva sparato, uccidendolo.
La guerra, però, non finisce con la sua conclusione: rimane nei silenzi, nei traumi e nelle perdite di chi l’ha vissuta. Attraverso gli occhi di Ludi, Mall racconta così non solo la tragedia delle Option in Südtirol, ma soprattutto le ferite che la guerra lascia nelle persone e nelle famiglie, anche quando tutto sembra essere finalmente finito.




